La Sardegna in piena emergenza demografica
12 agosto 2015 1378 Views

La Sardegna in piena emergenza demografica

Ogni anno l’8 agosto si celebra la festa dell’Emigrato. Una ricorrenza, questa, che in Sardegna negli ultimi tempi si è riattualizzata nei contenuti e significati a causa del rinnovato e rinforzato fenomeno dell’emigrazione dei sardi dall’isola.

I risultati della ricerca sul fenomeno dello spopolamento e dei flussi migratori della Sardegna, promossa dalle Acli e coordinata da Mauro Carta – Presidente delle Acli provinciali di Cagliari –, parlano chiaro: la Sardegna si sta spopolando. E sono prima di tutti i piccoli centri delle zone interne dell’isola che mostrano inequivocabilmente i segni di questo fenomeno.

Durante la presentazione dei dati, tenutasi l’8 agosto 2015 in occasione del convegno “Emigrazione, immigrazione e spopolamento in Sardegna” – organizzato dalle Acli di Gesico, in collaborazione con le Acli provinciali di Cagliari e con il CREI Acli – è stato delineato uno scenario nel quale sono i dati negativi a farla da padroni.

Basti pensare che nel corso del 2014, sommando il saldo naturale (la differenza tra i morti e i nati, negativo per circa l’80% dei comuni sardi) e il saldo migratorio (la differenza tra i residenti acquistati e quelli persi), si sono persi 573 abitanti, compensati non a caso dalla crescita di Cagliari (+1098), e Olbia Tempio (+1.432). Tutte le altre province sarde, invece, hanno fatto registrare dei saldi negativi: Sassari (-382), Oristano (-868), Nuoro (-567), Carbonia Iglesias (-694), Medio Campidano (-535) e Ogliastra (-57).

Sono i giovani i protagonisti di quella che si può ormai definire una “fuga in massa” dalla regione. Dopo che, tra numerose difficoltà, i giovani sardi hanno provato invano a trovare un lavoro nell’isola, sono costretti inesorabilmente a partire. Ma a guardarle bene, le ragioni che spingono questi ultimi ad andare via sono ben più complesse e non sono legate soltanto alla pura e semplice mancanza di un’occupazione. Sono le opportunità di crescita, infatti, e di vedere finalmente premiati i sacrifici di tanti anni di studio universitario che motivano i giovani più qualificati a lasciare la propria terra.

Nel corso del 2014 si stima che siano stati oltre 7.200 gli emigrati sardi che hanno deciso di lasciare l’Isola per trasferirsi all’estero (Gran Bretagna e Germania) e in altre regioni italiane ( Lombardia e Lazio).

Ma l’emergenza demografica è compensata in parte dai cittadini stranieri che decidono di vivere in Sardegna, nel corso del 2014 sono stati 45.079, 2920 persone in più rispetto al 2013.

Discutere di spopolamento e di flussi migratori – sostiene Mauro Carta- è importante, perché tutti insieme dobbiamo trovare delle soluzioni e dei programmi per contrastare questa situazione di emergenza. I giovani partono perché vogliono essere valorizzati e sono pronti per la mobilità internazionale mentre la Sardegna assiste per lo più indifferente all’allontanamento progressivo delle sue energie migliori.”

I piccoli paesi assistono passivamente a questo fenomeno – spiega Carta –, per questo motivo nelle prossime settimane sarà presentato un progetto sperimentale delle Acli, l’Osservatorio permanente dello spopolamento e dei flussi migratori, che coinvolgerà tanti piccoli comuni della Sardegna. Si partirà dallo studio e dall’analisi di ciascuna comunità e in collaborazione con gli attori locali saranno proposti nuovi strumenti e programmi per contrastare il fenomeno”.

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