Sono ripartiti i corsi di italiano per profughi ucraini, è la quarta edizione: sono già oltre 60 i profughi ucraini, in maggioranza madri e bambini, ospitati in Sardegna che hanno partecipato ai corsi organizzati dalle ACLI di Cagliari, con le Acli sarde e il Crei Acli.
“Si tratta di una iniziativa che sta consentendo a chi fugge dalla guerra in Ucraina di avviare un inserimento consapevole nella nostra terra” ha affermato Mauro Carta, vicepresidente delle Acli sarde e responsabile regionale del progetto di accoglienza Emergenza Ucraina. “È la porta di entrata verso una vera e profonda integrazione, necessaria per consentire una accoglienza e una permanenza adeguata nell’isola.”
“Le nostre iniziative non si fermano a questo -aggiunge Benedetta Iannelli vicepresidente e responsabile provinciale del progetto Emergenza Ucraina; stiamo cercando di offrire, attraverso diverse opportunità, occasioni di interazione e attivazione, come i corsi di yoga a Monte Claro e i corsi di teatro, oltre al supporto psicologico, indispensabile sia per i fatti di guerra vissuti che per superare la lontananza dalla propria patria.”
Continua ugualmente la raccolta di vestiario per i bimbi, di materiali sanitari e scolastici e di farmaci per i profughi e per l’invio in Ucraina.
“Ma ancora più importante può essere la possibilità di un’occasione di inserimento lavorativo, – nota Giacomo Carta, presidente provinciale delle Acli di Cagliari – e per questo stiamo rilevando le competenze presenti tra le madri e le giovani ucraine che sono ospitate in Sardegna per costituire una banca dati che consenta un inserimento lavorativo dopo il corso di lingua al quale partecipano con entusiasmo e con rapidi risultati. Competenze che rileviamo essere di grande interesse: partiamo da professionalità come quelle di estetista, a quelli di insegnante di inglese, addette al ricevimento, istruttori sportivi, pasticceri, hostess, insegnanti elementari. Il nostro intento è quello di utilizzare l’esperienza e la rete delle Acli per consentire esperienze di tirocinio e lavoro per rafforzare l’accoglienza e l’integrazione. Seguiremo, come abbiamo fatto con i nostri progetti precedenti, come Carpe Diem per le persone fragili, un percorso integrato che si prenda cura delle persone e dei nuclei familiari nel contesto nel quale vivono e offrano loro esperienze e occasioni di lavoro coerenti con le loro competenze, supportandole quotidianamente. Nello stesso tempo, – conclude Giacomo Carta – siamo turbati dal fatto che alcuni profughi portati nell’isola anche con grande visibilità siano stati lasciati in strutture di accoglienza senza alcun supporto nei confronti di chi li ospita”.









