I soldi “avanzati” dall’assegno unico familiare restino alle famiglie

Le Acli chiedono che i fondi attualmente non usati per l’Assegno unico familiare restino per le politiche per la famiglia. È stata infatti accolta con molta critica la decisione presa durante l’ultimo Consiglio dei Ministri di utilizzare i soldi “avanzati” dall’Assegno unico familiare per altre voci di spesa.

L’assegno unico familiare, la cui formula allargata anche a autonomi e partite iva si deve alla azione di Graziano Delrio nel 2021, è un importante contributo per andare incontro ai bisogni delle famiglie con prole. “Le risorse avanzate -si legge nel comunicato Acli- sono frutto principalmente di domande non pervenute rispetto alle stime iniziali e dovrebbero essere reinvestite per migliorare una misura importante come è l’Assegno unico universale; tra i possibili miglioramenti, il riconoscimento dell’Assegno fino ai 21 anni d’età dei figli (attualmente dai 18 ai 21 anni è previsto il dimezzamento dell’importo) o fino al termine del corso legale di studi. Le Acli ritengono importante questa proposta perché dimezzare l’Assegno unico in una età cruciale rischia di bloccare l’ascensore sociale”.

Anche Franco Marras, presidente delle Acli Sardegna, condivide la posizione espressa a livello nazionale: “Le risorse per le famiglie devono restare dove erano state previste; è impensabile che in un momento come questo determinati fondi vengano spostati per altre spese, bisogna continuare a sostenere i bisogni basici dei nuclei familiari”.

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