“Il reddito di cittadinanza va riformato, noi lo diciamo da sempre: lo schema giusto è che si torni ad un sostegno alle persone che sono in difficoltà e che siano potenziati i servizi dei Comuni, affinché possano prendere in carico la famiglia che è in condizione di povertà”. Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli nazionali, così ha illustrato ad Adnkronos/Labitalia quale dovrebbe il corretto approccio al tema del sostegno alla povertà. “E’ un approccio multidisciplinare perché se si prende in carico la persona e la famiglia, con il sistema delle istituzioni comunali, del sistema sanitario e anche del Terzo settore, si va a capire chi sono veramente i percettori del reddito, quali sono le motivazioni e si può fare un progetto personalizzato di uscita dalla povertà. Progetto che in tanti casi è anche il lavoro, ma non è esclusivamente il lavoro”. “I Centri per l’impiego -afferma Manfredonia- possono fare un pezzo del lavoro, ma il reddito di cittadinanza è stato impostato male dall’inizio. Si sono scaricate sui Centri per l’impiego, che non erano adeguati a farlo, tutte le persone che percepivano il reddito di cittadinanza. Al di là dei tempi che sono stati anche dilatati dalla pandemia, per cui il Rdc è diventato essenzialmente lo strumento di sostegno al reddito, e al di là dei malfunzionamenti come i navigator o dei ritardi, i Centri per l’impiego, per la loro stessa strutturazione, non potevano farsi carico di queste persone. Invece il Comune è il luogo dove le persone vivono e l’amministrazione comunale ha una percezione reale delle persone, le può incontrare. Lì, con l’aiuto del sistema sanitario e dal mondo dell’associazionismo, si possono capire i bisogni delle persone e si possono conoscere i volti di chi ha bisogno del reddito di cittadinanza”
Home In evidenza Le Acli propongono modifiche al Reddito di cittadinanza e una centralità rinnovata...










