“Termometro Sardegna”: una prima presentazione pubblica dei dati

Un momento di incontro e di riflessione quello dello scorso venerdì a Cagliari per la presentazione del  “Termometro Sardegna”, l’analisi condotta dalle Acli sarde con SWG; ne hanno discusso Vania Statzu,ricercatrice Iares che ha coordinato il lavoro, Rado Fonda, direttore di ricerca di SWG, l’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, la professoressa di scienze economiche Adriana Di Liberto, il direttore generale della Fondazione di Sardegna Carlo Mannoni e il suo presidente uscente Antonello Cabras.

Che cos’è il “Termometro Sardegna”?
Le Acli della Sardegna, con il proprio istituto di ricerca sociale, lo IARES (Istituto ACLI per la Ricerca e lo Sviluppo), conducono dal 2003, nell’ambito delle attività dell’Osservatorio sull’Economia Sociale e Civile in Sardegna, un’indagine finalizzata a valutare il giudizio e la percezione che hanno i sardi di vari ambiti della propria vita e della relazione con gli altri in un’ottica di capitale sociale. Dopo una pausa di alcuni anni, in cui si sono affrontati temi specifici con un dettaglio elevato, si è ripreso a monitorare come stanno i sardi, di quanto capitale sociale dispongono, quale rapporto hanno con il terzo settore e qual è la loro disponibilità a donare. Le tre ultime rilevazioni, quella condotta tra fine agosto e i primi di settembre 2020, quella di luglio 2021 e la più recente, condotta a luglio 2022, sono state effettuate da SWG su un campione di un migliaio di persone residenti in Sardegna. Sono stati presi in esame 10 indicatori suddivisi in due grandi famiglie. La realtà percepita dai sardi, il “come si sentono” è misurato da 5 indicatori: salute percepita, situazione finanziaria, situazione personale, felicità percepita, fiducia nel prossimo. Gli stili di vita, il “come vivono i sardi” sono stati misurati con 5 indicatori che configurano in parte la valutazione del capitale sociale: partecipazione al voto, tempo libero trascorso con parenti o amici o conoscenti, attività di volontariato o civismo, l’abitudine alla lettura, la donazione di sangue. Oltre a questi dati, è stata misurata la fiducia nei confronti di alcune istituzioni (scuola, chiesa, forze dell’ordine, politica), facendo un confronto con dato medio nazionale.

Quali i risultati più rilevanti?
Dal punto di vista della salute, i sardi sembra non riescano a riemergere dalle conseguenze della pandemia, con un aumento delle persone che non sono soddisfatte del proprio stato salute. Sembra affiorare, inoltre, una frattura tra coloro che ritengono di avere uno stato di salute molto buono e gli altri, elemento che andrà verificato e letto nel futuro. Anche in merito alla situazione finanziaria e a quella personale si presenta un risultato estremo e simile: crescono sia coloro che sono molto soddisfatti che coloro che non lo sono affatto, con una netta diminuzione di coloro che lo scorso anno stavano su posizioni intermedia e che erano stati definiti come coloro che “si accontentano”. Evidentemente, il perdurare di alcune situazioni determinate o acuite dalla pandemia sta lentamente scavando un solco che fa emergere delle notevoli differenze all’interno della popolazione.

Dopo la precisa presentazione dei dati da parte di Rado Fonda, si sono alternati gli interventi moderati da Vania Statzu che ha esordito mettendo in evidenza “il dato forse peggiore ossia il crollo del concetto di fiducia. Sembra che le difficoltà mostrate in precedenza, tendano a ridurre la fiducia nei confronti del prossimo e questo è un dato che è purtroppo molto negativo perché con una scarsa fiducia i rapporti sociali rallentano e con loro anche le iterazioni economiche; dunque una società più chiusa, più ferma e anche meno felice”. Proprio su questo tema è intervenuto monsignor Baturi: “Due sono i punti che mi hanno colpito: la mancanza di fiducia generale e la poca affidabilità che si attribuisce alla politica, soprattutto dai più giovani. È una sorta di “vischiosità” sociale, sembra che non si possa uscire da situazioni di difficoltà. I miei genitori mi hanno fatto studiare perché credevano che ci potesse esser un futuro; se manca la speranza manca la spinta al futuro. Bisogna considerare che l’essere prossimo a una persona è intimamente connesso all’esser “socio” ossia componente di una società; se ne devono interessare i politici ma anche ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte. Dunque se manca il primo elemento, difficilmente poi potrà esserci il secondo e dunque calerà anche la partecipazione politica. Dobbiamo puntare a creare situazioni in cui ricresca la fiducia affinché riparta la partecipazione sociale; attraverso il terzo settore ma anche con comportamenti dei singoli, perché ogni volta che noi ci occupiamo del vicino stiamo ricreando coesione sociale”. “Oltre a questo -ha poi concluso il prelato nel secondo giro di interventi- c’è un essenziale bisogno di formazione, un bisogno di educazione. Sono questi i temi che noi, ad esempio nel nostro camino sinodale, incontriamo maggiormente, è questa la domanda fondamentale che emerge, una domanda di educazione”. Adriana Di Liberto ha sottolineato come sia importante fare una raccolta di dati non standard come questi, e ha fatto dunque i complimenti a Iares e a SWG. Ha poi aggiunto una riflessione: “Dobbiamo tenere in considerazione anche l’aspetto generazionale e demografico; sembra che i più giovani siano in maggiore sofferenza e questo ci obbliga a ragionare maggiormente sulle azioni da intraprendere. Emerge poi dai dati che per le donne c’è purtroppo una maggiore situazione di difficoltà; questo, a differenza di altri, è un elemento non solo sardo ma italiano, non ci sono infatti differenze rilevanti fra Sardegna e resto d’Italia”.
Carlo Mannoni ha ricordato che povertà educativa ed inclusione sono i temi che maggiormente preoccupano la Fondazione di Sardegna: “La Fondazione segue con grande attenzione queste ricerche perché permettono di inquadrare meglio la situazione della Sardegna. In particolare, ciò che è interessante, è la comparazione tra la Sardegna e il resto d’Italia, per capire gli elementi di maggiore crisi locale rispetto alla penisola”.
È invece partito da un ragionamento su questo tipo di ricerche, che devono aiutare ad assumere decisioni per poter migliorare la società, Antonello Cabras, invitando a soffermarsi sui risultati: “Stiamo analizzando dei dati che esprimono la media degli intervistati dunque la prima cosa da fare è indagare per capire se ci sono delle contraddizioni in questi dati. Ad esempio, come interpretare la fiducia nel volontariato e invece la scarsa fiducia generale? Ugualmente, come analizzare la grande fiducia che si mostra verso la scuola e il contemporaneo alto tasso di dispersione scolastica che esiste in Sardegna? Dobbiamo studiare questi dati, provare a interpretarli, e dobbiamo esser capaci di ragionare su possibili soluzioni. Appare ovvio che l’elemento principale che dovremmo impegnarci a correggere è proprio l’assenza di fiducia, perché senza fiducia tutto si blocca. Come nel caso dell’arcivescovo di Cagliari, anche i miei genitori avevano grande fiducia nel futuro mentre oggi manca e ciò è una zavorra micidiale per il sistema; zavorra che non si elimina con ottimismo di facciata ma lavorando per provare a cambiare il tessuto lavorativo e sociale”. Prendendo spunto da ciò che ha detto Antonello Cabras, Rado Fonda è nuovamente intervenuto proprio per esplicitare un dato: “La scarsa fiducia generale ma la maggiore fiducia nel volontariato non sono di per sé in contraddizione: anzi, forse proprio perché c’è poca fiducia si prova a trovare delle risposte in elementi collettivi come possono essere le realtà associative”.

Franco Marras, presidente regionale delle Acli, così ha concluso l’interessante serata: “Gli elementi che ci fanno riflettere sono collegati alle realtà locali che conosciamo; la mancanza di fiducia sociale si traduce nella assenza di corpi intermedi nei nostri paesi e città (niente Acli, niente circoli di lavoratori, niente attività di volontariato ecc.). Se non si ricostruiscono reti sociali, non si ricostruisce il capitale sociale e dunque la società non riparte”.

Facebooktwitter