Aumentano i morti in Sardegna: quale è il ruolo di una pessima sanità?

L’Istat ha pubblicato i dati sui morti in tutta Italia e purtroppo la Sardegna registra aumenti importanti. Si hanno maggiori morti in tutta l’isola con un tasso totale ancora più alto nel sassarese. L’aumento non è collegato al Covid (e ovviamente, a parte i complottisti che vi vedranno queste ragioni, ai vaccini) anche perché è un trend iniziato già prima dell’arrivo del virus ma che ora è sempre più evidente; si muore di più perché ci sono meno servizi sanitari e manca tutto, dai medici di base alle visite specialistiche.

In Sardegna stare male vuol dire attendere mesi o pagare; e chi non può farlo rischia e muore più che in altre regioni. L’aumento delle morti era già stato messo in evidenza dal rapporto Mete 2022 redatto dal Centro Regionale Emigrazione-Immigrazione delle Acli Sardegna. Marco Sideri, Vania Statzu, Mauro Carta, Francesco Pittirra, analizzando i dati sullo stato di salute della Sardegna, avevano evidenziato sia come tra il 2016 e il 2022 la Sardegna abbia perso quasi 79.000 abitanti (il 5,7% della popolazione) sia come ci fosse un preoccupante aumento delle morti. Indubbiamente uno dei fattori che aveva accentuato la mortalità era la pandemia; ma mentre a livello nazionale questo incremento era dovuto al 90% dalla diffusione e dagli effetti del Covid-19, in Sardegna solo il 40% era correlato al virus. Si evidenziava dunque una mortalità più elevata in Sardegna, con circa 1200 morti in più non attribuibili al Covid, che potevano essere però attribuiti a fattori legati alla cattiva performance della sanità isolana con ospedali e sale chirurgiche bloccate per due anni contro i 2 mesi delle regioni del nord e con gli screening e le terapie oncologiche assenti o in forte ritardo.

Silvio Lai, deputato PD e dirigente Acli già in passato aveva evidenziato questa possibile correlazione e i ritardi della sanità sarda:
“Il prezioso lavoro fatto dal CREI Acli aveva già segnalato l’anomalia sarda rispetto al resto d’Italia. I morti per Covid rappresentano solo il 40% dell’aumento della moralità contro l’80% medio. I dati Istat possono confermare le analisi già fatte per il 2020 e il 2021 a livello locale”.
Come leggere questi dati?
“Credo sia purtroppo piuttosto semplice: la sanità sarda è al suo minimo, la gestione è pessima, i servizi scarsi e dunque la gente sta male e muore di più. Abbiamo un assessore che è stato mandato via solo per giri di poltrone e che comunque si è dato -da solo- un voto più che sufficiente per come ha gestito la pandemia mentre tutti gli altri settori sanitari andavano a gambe all’aria. Mi sembra ci sia la totale incapacità di veder cosa sia la situazione reale”.
Quale potrebbe essere un percorso di uscita da questa crisi?
“Lavorare programmando, interessarsi ai territori, non svilire chi lavora nei complessi ospedalieri, non aprire reparti solo per piazzare i fedelissimi, non trasferire il personale solo per vicinanza politica lasciando sguarniti reparti e ospedali minori, capire che l’utente finale sono persone che stanno male e non consumatori di un prodotto”.
È un processo non facile
“Tutti coloro che lavorano nella sanità pubblica sono persone che hanno scelto di stare dalla parte degli utenti, è un sistema complesso che “vede” quando si creano distorsioni o si avvantaggia chi non lo merita. Come fa una Giunta che ha perso credibilità nella gestione di un sistema complesso come questo ad essere credibile se impone regole o chiede responsabilità? Il problema è che i danni che si fanno in un anno necessitano di molti anni in più per essere recuperati”.
Ed è evidente che è un problema nazionale ma anche regionale
“Sì, senza dubbio, ma chi dice che la Sardegna è svantaggiata deve spiegare perché è ridotta così con il numero maggiore di medici ogni 100 abitanti. Non vorranno parlare di dispersione territoriale nel confronto con regioni come l’Alto Adige o la Calabria? La verità è che conoscendo la non sostituibilità delle risorse umane in sanità si sarebbe dovuta attuare una riorganizzazione nella direzione pianificata da Fulvio Moirano che applicava con grande elasticità il DM 70. Ma è facile fare promesse elettorali facili piuttosto che dire la verità e fare i conti con le persone a disposizione. Bugiardi in campagna elettorale e incapaci nella gestione della sanità sarda; ecco a cosa sono andati incontro i sardi”.
In questo momento lei è al parlamento ma all’opposizione, cosa può fare?
“Segnalare storture e contraddizioni, aiutare in ogni modo i nostri concittadini ad ottenere ciò che è giusto e dovuto e anche a conoscere i propri diritti. E poi studiare per fare meglio quando torneremo a governare la nostra regione e tutto il paese. E a proposito di studiare, mi permetto di segnalare come sia preciso e importante il lavoro fatto dalle Acli e messo a disposizione di chiunque voglia approfittarne: sono analisi precise, che dovrebbero essere maggiormente condivise e che dovrebbero essere usate dai decisori politici”.

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