La carenza di farmaci in Europa, in Italia e in Sardegna: alcune spiegazioni

La carenza di principi attivi o farmaci in Europa non è un fatto nuovo: già prima della pandemia, situazioni di criticità si registravano in alcuni paesi per periodo più o meno lunghi di tempo dovuti a differenti motivi. Ad esempio, in Francia, nel 2020 sono state notificate 2.446 carenze di farmaci di elevato interesse terapeutico, in crescita rispetto alle 1.504 del 2019 e alle 868 del 2018 (erano 44 nel 2008). Alcuni paesi registrano una carenza elevata e generalizzata di tutti i farmaci: nel 2019 erano 6.633 in Portogallo e 4.816 nei Paesi Bassi. Secondo l’indagine europea dell’EAHP 2019, quasi un paziente su due (47%) ha sperimentato la carenza di farmaci sulla propria persona o da parte di un familiare. La situazione è andata progressivamente peggiorando, a partire dal 2021, andando a colpire un numero sempre maggiore di farmaci e categorie di farmaci e arrivando a creare problemi a pazienti con patologie croniche e file davanti alle farmacie, come raccontato in una recente inchiesta di Le Monde, pubblicata in Italia sul numero 1498 di Internazionale.

A creare difficoltà è la carenza di farmaci pediatrici che ha spinto diversi paesi, come la Francia, a rendere più semplice la produzione e diffusione di prodotti galenici, possibile solo per quei prodotti di cui è disponibile il principio attivo, o a diluire le scorte di quelli liquidi, che stanno sostituendo le capsule.

Attualmente, le ragioni di questa crisi sono in parte legate all’elevata richiesta di alcune tipologie di farmaci utilizzati per la cura del Covid, e delle sue conseguenze, e per l’influenza stagionale. Altre concause indicate dall’industria farmaceutica europea sono di natura prettamente economica. A seguito della pandemia e della guerra russo-ucraina, vi è stata una riduzione nella disponibilità di alcuni beni che ha portato ad un generalizzato aumento dei prezzi delle materie prime; alcune di queste, energia elettrica compresa, sono essenziali nella produzione di molteplici beni. Diversi dei medicinali che oggi non si trovano sui banchi delle farmacie sono farmaci molto comuni, spesso generici o da molto tempo sul mercato, con un ampio spettro di utilizzo e un prezzo di vendita basso; il progressivo aumento dei costi di produzione è dunque un elemento che può aver modificato le scelte commerciali a favore della produzione di farmaci più costosi.

Nell’Unione Europea, questa situazione è aggravata dalla dipendenza della UE dall’estero per l’approvvigionamento dei principi attivi. Come riporta Le Monde, l’80% dei principi attivi utilizzati dalle aziende europee provengono dall’estero, soprattutto dalla Cina e India, nazioni in cui le frequenti epidemie di Covid, determinando la chiusura periodica delle fabbriche per periodi più o meno lunghi, hanno ritardato la produzione industriale anche in questo campo. Questo complesso quadro ha fatto sì che la situazione non riuscirà a riequilibrarsi neppure nei prossimi anni.
Ad essere particolarmente colpiti sono soprattutto alcune categorie di prodotti, quali antibiotici e antinfiammatori e antimicrobici, anche nelle formulazioni per l’età pediatrica. Tuttavia, si stanno registrando problemi di approvvigionamento anche per farmaci che contrastano l’epilessia e il morbo di Parkinson, farmaci per problemi cardiocircolatori e farmaci trombolitici usati a seguito di ictus. Questa situazione si riflette anche in Italia. Nell’aggiornamento pubblicato dall’AIFA il 3 febbraio scorso risulta che sono ben 3264 i farmaci carenti in Italia: il dato è superiore agli altri paesi poiché sono presenti nel mercato più farmaci con formulazioni alternative con lo stesso principio attivo e perché il dato italiano comprende tutti i farmaci per i quali la vendita è cessata a partire dal 2005 e quelli che si stima cessino la vendita o abbiano delle carenze nel 2023 e 2024 (e possiamo, quindi, considerare non definitivi i dati del 2023 e 2024).
L’analisi mostra come le carenze siano andate a crescere nel corso del tempo: i due grafici ci permettono di vedere come la carenza abbia cominciato a crescere prima della pandemia, con un picco nel 2022.

La carenza è legata a diversi motivi: ci sono farmaci la cui produzione è cessata definitivamente o temporaneamente o sospesa; farmaci la cui produzione è bloccata per questioni regolamentari; farmaci il cui approvvigionamento è difficoltoso per problemi produttivi o per elevata richiesta o per problemi commerciali, con situazioni che pesano o sul canale retail, cioè nella vendita in farmacie e parafarmacie, o sull’approvvigionamento ospedaliero o in generale. In alcuni casi, per ovviare alla ridotta disponibilità, la distribuzione è contingentata.
Dei 3264 farmaci carenti in Italia, 716 (22%) non hanno un equivalente e 1368 (42%) risultano carenti poiché la commercializzazione è stata o sta per essere sospesa definitivamente: leggendo il file si trovano sia farmaci abbastanza comuni per curare mal di gola o l’herpes, sia farmaci legati a patologie più complesse. Sintetizzando, ad essere particolarmente colpiti sono soprattutto alcune categorie di prodotti: antibiotici e antinfiammatori soprattutto, ma anche antivirali, antipertensivi, antidepressivi e diuretici.

Se analizziamo più in dettaglio i 716 farmaci che non hanno un equivalente, di questi 406 (57%) risultano sospesi (6) o non reperibili per cessata commercializzazione. All’interno di questi 406, ben 296 sono farmaci la cui commercializzazione è cessata in maniera definitiva (73%). Complessivamente, i farmaci per i quali si registrano problemi di approvvigionamento tra 2022 e 2023 sono 1758, il 54% di quelli inseriti nel dataset. Per 693 (39%) si prevede un ritorno alla normalità con date variabili tra il 2022 (se non è stata indicata la cessazione della carenza alla data prevista, il farmaco permane in elenco) e il 2025, mentre sono 421 (24%) i farmaci la cui commercializzazione è cessata nel 2022 o lo sarà nel corso del 2023. Sono 245 (14%) i farmaci per i quali i problemi di carenza nel biennio 2022-2023 sono riconducibili solo all’elevata richiesta, e 119 quelli per cui all’elevata richiesta si sommano i problemi produttivi (7%).

Da una breve ricerca online su articoli e social network, in Sardegna, le maggiori difficoltà nell’approvvigionamento dei farmaci sembrano registrarsi nella zona di Sassari e nel Cagliaritano. Le difficoltà a livello locale possono essere risolte acquistando un farmaco equivalente, ma non sempre è disponibile; per talune patologie si può ricorrere all’acquisto online, ma la reperibilità sta diventando sempre più scarsa e talvolta le alternative sono disponibili ad un costo più elevato rispetto al farmaco carente.

Al momento, la situazione in Sardegna non sembra registrare criticità superiori a quelle che si registrano nel resto d’Italia e negli altri paesi dell’Europa occidentale. I tre distributori principali operanti nell’Isola riforniscono depositi e farmacie in base alle statistiche dei farmaci in uscita, e stanno reagendo alla carenza contingentando le scorte, suddividendo il quantitativo disponibile in modo da distribuirne ad ogni esercente.

Vania Statzu

https://epha.org/why-patients-cannot-access-to-medicines-they-need-in-europe/

https://www.lemonde.fr/en/economy/article/2023/02/04/the-reasons-behind-europe-s-critical-drug-shortages_6014377_19.html

https://www.quotidiano.net/economia/farmaci-carenti-quali-sono-news-1.8437498

https://www.politico.eu/article/health-care-pharma-why-is-europe-running-out-of-medicines-and-whats-being-done-about-it/

https://www.euronews.com/next/2022/12/06/europe-medicine-shortages-where-why-low-drug-supplies-from-amoxicillin-to-paracetamol

https://www.aifa.gov.it/farmaci-attualmente-carenti

https://www.politico.eu/article/health-care-pharma-why-is-europe-running-out-of-medicines-and-whats-being-done-about-it/

https://www.gazzetta.it/attualita/11-01-2023/farmaci-introvabili-in-italia-e-emergenza-per-3-200-medicinali.shtml?refresh_ce

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