Come affrontare l’intelligenza artificiale? Un momento di confronto con Simone Romagnoli

Simone Romagnoli è il coordinatore nazionale dei giovani delle Acli ed è un esperto di intelligenza artificiale. Nello scorso ottobre ha partecipato all’Acli camp che si è tenuto ad Alghero che aveva come tema “La sfida dell’intelligenza artificiale per l’imprenditoria giovanile”. Proprio sul tema della intelligenza artificiale gli abbiamo chiesto di rispondere ad alcune domande e lui si è gentilmente reso disponibile. Di seguito le sue risposte su questo tema di attualità

-Buongiorno Simone e grazie per la tua disponibilità. Entriamo subito in tema: quali opportunità, a tuo avviso, può offrire l’Intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale offre, e offrirà sempre più con l’incentivo al suo sviluppo, un vasto spettro di opportunità in tutti settori. Nel campo della medicina, ad esempio, può aiutare nella diagnosi precoce di malattie analizzando immagini mediche con una precisione talvolta superiore a quella umana. Nell’industria, l’IA può ottimizzare i processi produttivi, ridurre gli sprechi, prevedere le necessità di manutenzione e facilitare il lavoro, anche fisico, di molti operatori. Nel settore finanziario può fornire analisi di mercato sofisticate e personalizzare i consigli di investimento per i singoli utenti. In ambito educativo, i nuovi sistemi di IA possono offrire percorsi di apprendimento personalizzati basati sulle esigenze e sulle performance degli studenti. L’IA può inoltre portare a significativi avanzamenti nella ricerca scientifica, accelerando scoperte e innovazioni in campi come l’energia rinnovabile e l’ingegneria dei materiali.

-In quali ambiti potrà essere usata?
L’IA, come scritto sopra, troverà applicazione in un’ampia gamma di settori e quelli sanitario, industriale e finanziario saranno stravolti. Nel settore sanitario, sarà utilizzata per arrivare ad una diagnosi sempre più accurata, personalizzando i trattamenti e accelerando la ricerca farmaceutica. Nel campo industriale, contribuirà all’automazione dei processi produttivi e alla manutenzione predittiva permettendo alle aziende di abbattere i costi e di migliorare la produzione. Nel settore finanziario, l’IA è già impiegata per l’analisi di mercato, la gestione del rischio e la consulenza finanziaria automatizzata; tale utilizzo sarà sempre più incrementato rendendo alcune pratiche accessibili a molte persone. Sarà importante un suo attento e studiato utilizzo nel settore dell’istruzione: la possibilità di offrire strumenti di apprendimento personalizzati e assistenti virtuali permetterà al mondo della formazione di fare grandiosi passi avanti nella gestione dell’insegnamento (soprattutto alle fasce più fragili quali sono gli adolescenti). Anche nel settore dei trasporti sarà necessario un ingente investimento nello sviluppo di veicoli autonomi e sistemi di gestione del traffico, l’IA, in questo modo, rivoluzionerà le modalità di spostamento e logistica (già in questi anni molto trasformata dal processo tecnologico).

-Quali sono i rischi concreti e quali le paure invece non reali?
Tra i rischi concreti sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, il pregiudizio nei dati è uno dei più critici, poiché può portare a decisioni ingiuste e discriminanti; tale paura tiene ancora molte persone lontane dal pensiero di poter usare tale tecnologia per gli aspetti più importanti della propria vita. La privacy è sicuramente un’altra preoccupazione significativa, dato che l’IA richiede l’accesso a grandi quantità di dati personali. L’AI ACT proposto dal parlamento Europeo nelle scorse settimane prova a rispondere anche a questo rischio e alle sfide che l’intelligenza Artificiale pone anche sul tema “lavoro” molto caro alla nostra associazione. Per molti un massiccio investimento nello studio di questi strumenti potrebbe portare a una riduzione di posti di lavoro in alcuni settori, sollevando preoccupazioni sul futuro del lavoro e di molti settori. Tuttavia, credo che alcune paure, come quella di un’intelligenza artificiale che diventa completamente autonoma e sfugge al controllo umano, sono attualmente più vicine alla fantascienza che alla realtà. Sarà però necessario normare il suo utilizzo ed essere vigili affinché i processi non siano repentini (dove dovesse servire porre dei limiti) e far sì che le scelte sempre volte al bene della società.

-Quali i limiti che la IA dovrebbe avere?
È fondamentale che lo sviluppo e l’uso dell’IA siano guidati da principi etici e di trasparenza. Dovrebbero essere stabilite linee guida chiare su come vengono utilizzati i dati e come vengono prese le decisioni. La sicurezza dei dati e la privacy degli utenti devono essere priorità assolute, così come la necessità di garantire che le decisioni prese dall’IA siano comprensibili e spiegabili. Inoltre, chi utilizza sistemi di IA dovrebbe essere responsabile delle decisioni prese e delle loro conseguenze, sapendo che sta affidando un pensiero, talvolta anche complesso, ad una macchina.

-Come cambierà, a tuo avviso, il modo di studiare e lavorare?
Come detto in precedenza l’IA cambierà sicuramente, nel breve o nel lungo periodo, il modo in cui studiamo e lavoriamo, rendendo l’educazione più personalizzata e accessibile. Sistemi di IA possono adattare il materiale di studio al livello e allo stile di apprendimento di ogni studente, rendendo l’istruzione più efficace. Nel mondo del lavoro, l’IA automatizzerà molti compiti ripetitivi, ma allo stesso tempo creerà nuove opportunità di lavoro che richiederanno competenze nel campo dell’intelligenza artificiale e della tecnologia. Emergerà un nuovo modello di collaborazione tra umani e sistemi di IA, dove le competenze umane come la creatività, l’empatia e il pensiero critico saranno (o meglio, dovranno essere) sempre più valorizzate, e diventeranno fondamentali in un contesto lavorativo sempre più influenzato dall’IA. Questo sposta l’attenzione verso una formazione continua e un apprendimento che abbraccia non solo competenze tecniche, ma anche quelle trasversali e umanistiche. Anche per il mondo del sociale e più nello specifico per il nostro mondo associativo l’IA può portare un valore aggiunto significativo. Ad esempio, può aiutare a personalizzare l’interazione con i soci, migliorando la comunicazione e l’engagement. L’IA può anche essere utilizzata per analizzare tendenze e bisogni delle comunità, permettendo alle associazioni di adattare i loro servizi e iniziative in modo più efficace. Inoltre, sistemi di IA possono ottimizzare la gestione delle risorse e la pianificazione degli eventi, rendendo le operazioni più efficienti.
Un aspetto fondamentale è il potenziale dell’IA nel promuovere inclusione e accessibilità. Ad esempio, sistemi di IA potrebbero essere impiegati per rendere i contenuti più accessibili a persone con diverse abilità o con diverse età, sia tramite traduzioni automatiche sia tramite l’adattamento dei contenuti a formati più fruibili. In sintesi, l’IA non solo cambierà il modo in cui lavoriamo e studiamo, ma offrirà anche alle associazioni strumenti per essere più efficaci, inclusive e capaci di rispondere meglio alle esigenze dei loro soci e delle comunità in cui operano. Quella che abbiamo di fronte è una sfida poiché nei prossimi 10 anni il mondo subirà grandi cambiamenti; starà a noi decidere come utilizzare questo progresso e quale ruolo dare all’IA nelle nostre vite.

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