Cinque domande a Giuseppe Fresu, nuovo Presidente provinciale delle Acli di Sassari

Puoi raccontarci quando sei entrato nelle Acli e quali sono state le tue esperienze?
Ho iniziato a collaborare con Enaip Sardegna (Ente Nazionale Acli Istruzione Professionale) a fine del 1994, da allora ho iniziato anche a “fare le ACLI”. Tra le prime attività in cui sono stato coinvolto c’è proprio il rilancio del periodico delle Acli che da allora ha ripreso le pubblicazioni con il nome “Da Capo”, con l’idea di raccontare il nostro mondo e le nostre iniziative e promuovere il modello aclista nella società. Da allora, per circa dieci anni, la mia attività professionale nel mondo dell’Enaip (fra Sassari, Olbia e Cagliari), è spesso proseguita nelle iniziative che le Acli promuovevano in Sardegna. È stato un periodo di grande fermento per il mondo Aclista poiché si cercava di valorizzare le professionalità e la disponibilità delle persone delle varie componenti Acliste a vantaggio di tutto il sistema.

Quali sono a tuo avviso i valori delle Acli?
Quando si fa riferimento di un’associazione (ancora di più nel caso di una “associazione di associazioni”) i valori sono le persone che fanno l’associazione. Tante volte è stato detto “la persona al centro” del nostro agire come aclisti. Questo credo che sia il punto focale delle ACLI; la persona non solo al centro dell’attenzione delle attività dei servizi, ma anche al centro dell’iniziativa della nostra classe dirigente. Da quando sono state fondate, le Acli, partendo da una visione laica cristiana, hanno avuto l’ambizione di fare rete, contribuire a tessere i legami della società, favorire forme di partecipazione e di democrazia: oggi più che mai colgo l’attualità di tale impostazione.

Perché oggi un giovane dovrebbe iscriversi alle Acli?
Provocatoriamente potrei rispondere che non c’è alcun motivo. La domanda dovrebbe essere posta diversamente: cosa fanno oggi le Acli a favore dei giovani? La mia sensazione è le Acli si occupino “storicamente” di lavoratori, di pensionati, di anziani.
Se le Acli allargassero il loro orizzonte verso la scuola dell’infanzia, di quella primaria, o nell’approfondire le cause profonde della dispersione scolastica, o del riposizionamento nella formazione professionale si potrebbe generare una quantità di occasioni per creare una sorta di “contaminazione” del pianeta giovani con il mondo delle Acli.
Dalla conoscenza e dall’esperienza comune nasce la capacità di fare network e anche l’esigenza di fare parte di un gruppo di persone che condividono obiettivi e valori.
Ci sono “strumenti” interni alle Acli, come ad esempio l’Unione Sportiva delle Acli che possono e devono essere (com’è avvenuto anche nel passato) certamente un modo per coinvolgere giovani, avendo come finalità la promozione delle attività motorie ludico e sportive. Anche in questo caso è fondamentale non cadere in logiche autoreferenziali, ma proporre e costruire collaborazioni con i soggetti istituzionali del territorio, sempre con l’obiettivo di “fare rete” e, soprattutto, promozione sociale.

Come possono operare le associazioni come le Acli per ridare fiducia e fare capire che è importante impegnarsi nella società civile?
Parto dal presupposto che la situazione reale sia migliore della narrazione che ne viene fatta; non si tratta di inguaribile ottimismo, ma di consapevolezza dei grandi passi fatti dalla società moderna, nonostante ci sia ancora molto da fare. L’impersonalità è diventata una caratteristica costante delle relazioni sociali, sia nel settore pubblico che in quello privato, le relazioni basate sui social network rischiano di essere amplificazione del malessere “comunicativo”, anziché la condivisione dello strumento per superarlo, soprattutto perché esposte ad ingerenze esterne, populismi vari e, non ultima, planetaria disinformazione.
Le Acli hanno il dovere di promuovere attività di studio e di ricerca, raccogliere dati e informazioni, studiare e proporre soluzioni al malessere attraverso la collaborazione con le istituzioni del territorio. Anche in questo caso vale il principio di “fare rete” e dare il buon esempio. Ma, voglio ribadirlo, non possiamo ignorare che una delle parole chiave dell’attuale momento storico è “comunicazione”. Tutto ciò che facciamo non ha valore se non siamo in grado di comunicarlo correttamente e divulgarlo con le nostre azioni.

Che progetti hai per le Acli di Sassari?
Siamo vicini alla fase congressuale a ad ogni livello, nazionale e locale. Ricordando che, seppur le Acli di Sassari non rinnoveranno la propria dirigenza in questa tornata congressuale, per noi sarà un momento importantissimo di riflessione e di elaborazione tematica, da non sprecare. Andremo in continuità per tutte le attività fino ad oggi intraprese dalla presidenza che mi ha preceduto. Con la nuova dirigenza provinciale cercheremo di rafforzare la nostra presenza sul territorio, soprattutto in quelle realtà in cui finora non siamo stati sufficientemente incisivi. Siamo consapevoli delle peculiarità della nostra associazione che, sin dalle sue origini, si è sempre proposta e caratterizzata come un contenitore sociale che genera “comunità umana”. Personalmente l’ho sempre recepita come una capiente pentola vuota, con la quale possiamo cucinare piatti prelibati, ordinari e comunque sempre condivisi da una Mensa Comune.
Ma, il peggio che ci possa capitare è, che quel “contenitore” continuassimo a lasciarlo inutilizzato nell’armadio. Tra e con nostri associati, ed anche con quanti avranno voglia di confrontarsi con la nostra organizzazione, proveremo a ingaggiare i migliori cuochi per assemblare tutti gli ingredienti utili a soddisfare i palati di chi, magari da troppo tempo, con l’amaro in bocca nel suo proprio presente, ha difficoltà a ritrovare un orizzonte anche per il futuro.
Insomma “FARE LE ACLI” non è solo uno slogan, ma mi auguro rimanga sempre il nostro modo di ESSERE.

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