OPOLIS, la sicurezza oltre la percezione

In God we trust; all others must bring Data cioè «In Dio confidiamo; tutti gli altri devono portare Dati» è una citazione attribuita ad William Edwards Deming uno degli ingegneri gestionali più importanti della storia, nonché il padre del Quality Productivity and Competitive Position, il movimento della Gestione della Qualità Totale. Nel contesto di questa massima c’è tutta l’essenza e l’importanza dei dati. Essi sono la linfa da cui dovrebbe trarre nutrimento qualsiasi tipologia di processo decisionale razionale, che è il presupposto fondante dell’idea da cui scaturisce OPOLIS, l’Osservatorio sulle politiche della Sicurezza e Prevenzione della criminalità ideato da Acli Sardegna.
In ogni caso, si intende affermare che alla base di un sistema di contrasto alla Criminalità e Garanzie di Sicurezza e Prevenzione, valutate secondo il principio di giustizia, e quindi di democrazia, ci siano i dati. Questo all’interno di un percorso di lettura e catalogazione degli stessi, basato sull’Evidenza e la Responsabilità, anche perché un dato è un insieme discreto di fattori oggettivi riguardanti un fatto reale; partendo proprio dal concetto di Sicurezza, come assunto del sentirsi esenti da pericoli o di poter prevenire, eliminare o ridurre i rischi.
Da tempo anche la sola accezione del termine viene utilizzata, in maniera speculativa e avvilente, dalla classe politica dirigente per giustificare una legislazione repressiva e antiliberale quanto inutile ed inefficace.

Secondo i principi democratici che reggono il sistema politico, la democrazia (teoricamente) supporta la sicurezza e la prevenzione dei suoi cittadini ed il grado con cui le politiche nazionali influiscono, più o meno positivamente, sulla popolazione diventa la misura del loro successo o insuccesso rispetto ad uno “standard” consolidato di Giustizia reale.

In questo quadro generale, l’Osservatorio si prefigge l’osservazione e l’esame della Sicurezza e della Prevenzione, con le tecniche del safety viewpoint (punto di vista della Sicurezza) che deve fondarsi su tutte le conoscenze (Dati) disponibili in un periodo di così grande problematicità; accompagnate da politiche che rispettino concetti come “evidence based (basate sull’evidenza)” e “accountability (responsabilità)”, giusto nel contesto di quella citazione attribuita a William E. Deming.

Come tutti i fenomeni, anche questi capitoli vitali della quotidianità dei cittadini, possono essere misurati e valutati, così come possono essere valutate le Politiche sulla Sicurezza che le istituzioni preposte possono mettere in campo e che debbono essere permeate di quel che gli analisti chiamano “moral obligation (obblighi morali). Per questo è necessario che le valutazioni di tali politiche rappresentate ai cittadini siano basate su dati certi, verificati e verificabili, al fine di evitare strumentalizzazioni populistiche sul tema. Tema di tutti, non di una parte politica, oltremodo sensibile e decisivo per la convivenza, tranquillità e benessere dei cittadini.

Il grado con cui le politiche nazionali influiscono sulla Sicurezza e Prevenzione della popolazione diventa la misura del loro successo o insuccesso rispetto ad uno “standard” di giustizia, che rivela la specifica natura della relazione tra Sicurezza e Politica. L’etica del dato, alla base della Giustizia sociale, non è questione quindi solo di affidabilità, solidità, tempestività, obiettività analitica, trasparenza e dignità, ma anche e soprattutto di comunicazione. Senza adeguate capacità di comunicazione del dato sconteremo sempre i limiti della sua astrazione.

L’Osservatorio si configura come un’iniziativa sviluppata all’interno delle attività di IAReS-ACLI, Istituto che opera nel settore della ricerca socio-economica con particolare attenzione ai temi legati al benessere delle comunità e allo sviluppo territoriale sostenibile ed inclusivo. IAReS si distingue per il suo approccio interdisciplinare e la collaborazione con enti nazionali e sovraregionali nella promozione di iniziative di sviluppo umano e integrazione sociale. In tale quadro, l’Osservatorio si pone come strumento di analisi e supporto alle politiche pubbliche nel campo della sicurezza, in sinergia con le attività di ricerca e consulenza progettuale dell’Istituto.

Il senso dell’istituzione di OPOLIS è già nella descrizione del logo, che rappresenta “la stretta di mano tra la società civile e le istituzioni nella costruzione di una città più sicura”.

Sabato 29 Aprile, in una gremita sala conferenze della Fondazione di Sardegna, si è tenuta la presentazione alla stampa di OPOLIS, alla presenza tra gli altri, della Prefetta di Sassari, Grazia La Fauci, del Comandante della Polizia Locale di Sassari, Gianni Serra, di Rappresentanti sindacali, di numerosi politici del territorio locale e regionale.

Il progetto si servirà della scienza per analizzare in modo puntuale i pericoli reali o percepiti. «C’è uno scollamento evidente – ha affermato Marco Calaresu, docente universitario a Sassari e Responsabile scientifico di Opòlis – tra questi due elementi. La Sardegna è tra le regioni più sicure d’Italia ma i suoi abitanti si sentono sempre più insicuri». Nonostante i dati del Ministero dell’Interno posizionino le province sarde tra le più sicure d’Italia, la sensazione di insicurezza tra i cittadini è infatti in costante aumento. La crescita delle disuguaglianze sociali, il degrado urbano e le minacce digitali alimentano il senso di insicurezza. OPOLIS si propone come strumento in grado di analizzare e monitorare le problematiche attuali e di prevedere scenari futuri in materia di sicurezza.

Moris Triventi, Professore di Sociologia all’Università di Milano, ha evidenziato l’importanza che le decisioni pubbliche siano basate su solide evidenze empiriche e metodologie rigorose, in modo che siano non solo legittimate democraticamente, ma anche efficaci ed efficienti. L’Osservatorio mira a promuovere un nuovo modello di sicurezza democratica che non può prescindere dal rispetto della dignità umana.

In particolare, l’Osservatorio si concentra su quattro aree di intervento prioritario: 1) fornire ai decisori politici strumenti basati su evidenze scientifiche per sviluppare strategie più efficaci; 2) analizzare le politiche di sicurezza, con particolare attenzione alla Regione Sardegna; 3) promuovere la diffusione di conoscenze scientifiche nel campo della sicurezza e della prevenzione della criminalità; 4) proporre soluzioni innovative per una sicurezza integrata, rispettosa dei diritti fondamentali dell’individuo. Grazie a un approccio multidisciplinare che integra criminologia, sociologia, economia e scienza politica, OPOLIS mira a supportare le istituzioni con risposte basate su solide evidenze empiriche e su metodologie di rilievo internazionale.

Nel panel della mattinata, oltre i già citati Marco Calaresu e Moris Triventi, Vania Statzu, Direttrice scientifica dello IARES, che si è fatta carico di esplicitare le aree di intervento dell’Osservatorio. Hanno discusso sul tema: Giuseppe Mascia Sindaco di Sassari, Daniela Falconi Presidente di Anci Sardegna, Silvio Lai Deputato della Repubblica Italiana e Giacomo Spissu Presidente della Fondazione di Sardegna.

Il sindaco di Sassari Giuseppe Mascia ha chiarito: «La percezione dell’insicurezza non va sottovalutata. Un luogo percepito, a torto o ragione, come non sicuro, non è frequentato ed è destinato ad essere abbandonato». Ha evidenziato poi come la riqualificazione della città sia “complessa e complicata, ma non impossibile se il processo è condiviso da tutti gli attori coinvolti”.

Silvio Lai, Deputato della Repubblica Italiana, ha aggiunto: “L’opportunità che la valutazione delle politiche di sicurezza offre è non solo quella di rassicurare la popolazione, ma anche quella di individuare tematiche che non sono percepite come rilevanti dalla cittadinanza, ma che altresì necessitano di un intervento urgente, come, ad esempio, il gioco d’azzardo e l’abuso di alcol”.

L’importanza della collaborazione tra le istituzioni nello studio della sicurezza è stata ripresa anche dalla Presidentessa di ANCI Sardegna, Daniela Falconi, e dal Presidente di Fondazione di Sardegna, Giacomo Spissu, durante i loro interventi. È emersa la necessità di una collaborazione fattiva tra il Terzo settore, le Istituzioni e l’Università, che abbia come obiettivo non solo raccogliere dati, ma anche renderli accessibili e utili per chi prende decisioni e per i cittadini.

L’Osservatorio può essere un ponte tra la ricerca scientifica, le istituzioni e la società civile. La sicurezza non deve essere considerata solo come un tema per addetti ai lavori: è un bene pubblico, e per questo la conoscenza deve essere condivisa e accessibile.

Giuseppe Fresu, Presidente Provinciale Acli Sassari

Daniela Falconi, Giuseppe Mascia, Salvatore Sanna, Silvio Lai, Giacomo Spissu.
Vania Statzu e Giuseppe Fresu.
Da sinistra Marco Calaresu e Moris Triventi.
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