Nei giorni scorsi, ISTAT ha pubblicato i più recenti aggiornamenti sulle previsioni della popolazione, utilizzando come base il dato della popolazione del 2024 e fornendo una serie di stime sull’andamento e le caratteristiche della popolazione italiana per gli anni dal 2024 al 2080. Le stime mostrano un calo della popolazione nazionale.
Per la Sardegna vediamo che il dato stimato per il 2025, pari a 1.560.794, è di poco inferiore al dato pubblicato dalle statistiche demografiche a marzo 2025, e relativo alla popolazione al 1° gennaio, che risulta essere di 1.561.339 abitanti. Le previsioni indicano che, in poco meno di cinque anni, la popolazione della Sardegna si ridurrà di 54.762 individui, e continuerà a diminuire: a partire dal 2031 la regione conterà meno di 1,5 milioni di abitanti, nel 2050 la regione ne avrà meno di 1.250.000, dal 2067 la popolazione sarà scesa sotto al milione di abitanti e nel 2080 ne avrà poco più di 850.000.

La tabella 2 indica una costante diminuzione della popolazione a livello nazionale con una netta differenza tra le differenze aree del paese: Il Trentino-Alto Adige è l’unica regione che registra una crescita, sebbene contenuta, che al 2080 sarà poco sotto il 4%. Lombardia ed Emilia-Romagna al 2080 si stima che abbiano una riduzione contenuta, ben al di sotto del 10%. Il resto delle regioni del Nord al 2080 avrà perso meno del 20% della popolazione, con la sola eccezione della Valle d’Aosta che registra una perdita del 25% circa. Al Centro, la perdita di popolazione al 2080 sarà contenuta ben sotto il 30% in tutte le regioni, mentre al Mezzogiorno la perdita sarà superiore a tale percentuale in ogni regione.
La Sardegna con un -45,74% e la Basilicata con -46% sono le regioni che registreranno la perdita maggiore di popolazione.
Rispetto alla media nazionale, la Sardegna presenta una diminuzione della popolazione molto più marcata: il calo di popolazione tra 2024 e 2030 in Sardegna è oltre cinque volte superiore alla stima a livello nazionale (-4,10% contro -0,81%). Nel lungo periodo questa differenza tende a ridursi: lo scarto tra le stime si riduce a circa il doppio se si controlla il dato di confronto tra 2024 e 2080 (-45,74% contro -22,30%).

Il calo della popolazione si accompagna anche a modifiche strutturali della sua composizione. Osservando l’andamento della popolazione per fasce d’età, a livello nazionale, si può riscontrare come la popolazione under 65 sia destinata a ridursi, a fronte di una crescita percentuale dei più anziani. A livello regionale, si può notare che nel 2030 la percentuale di under 14 sarà l’8,3% del totale, la percentuale più bassa tra le regioni italiane, e rimarrà al di sotto del 10% anche in futuro, consolidando la Sardegna nel suo triste primato.
La popolazione in età lavorativa, in linea col dato nazionale nel 2024, vedrà una più marcata riduzione a livello regionale: nel 2050, infatti, si stima che sarà al di sotto del 50% del totale, e attorno a questa percentuale rimarrà nel 2080.
Sarà la popolazione in età pensionistica, invece, a crescere, raggiungendo nel 2050 quasi il 42% del totale della regione, percentuale nettamente più elevata rispetto alla media nazionale e ai dati delle singole regioni.

Il numero di famiglie tenderà a diminuire gradualmente in Sardegna, con una differenza negativa di 89.067 famiglie tra il 2024 e il 2050, in contrasto con la media nazionale. Anche in questo caso si notano marcate differenze tra le aree del paese: la Sardegna mostra un andamento simile a quello delle regioni meridionali, mentre nel Nord e nel Centro si nota una dinamica meno negativa, con alcune regioni che registrano una crescita nei decenni futuri.

Anche il numero medio di componenti familiari tenderà a diminuire, ma mentre a livello nazionale la media si attesterà sul 2, in Sardegna al 2040 e 2050 si registrano valori inferiori al 2. La Sardegna è la penultima regione per numero di componenti familiari al 2040 e al 2050, rispettivamente 1,93 e 1,89 componenti, seguita solamente dalla Liguria (1,91 nel 2040 e 1,88 nel 2050 come valori medi).

A variare non sarà solamente il numero delle famiglie ma anche la loro composizione.
Aumenta negli anni la percentuale di persone che vivono da sole, sia a livello nazionale che regionale, con la Sardegna che passa da appena il 39% del 2024 a circa il 44% nel 2080. Il trend della Sardegna è in linea con quello nazionale, ma con valori di circa due punti percentuale al di sopra della media italiana, in questa graduatoria la Sardegna risulta più simile alle regioni del Centro – Nord che a quelle del Mezzogiorno.

Anche la percentuale di coppie senza figli in Italia andrà ad aumentare nel corso dei decenni. In Sardegna, tale percentuale sale in maniera contenuta, mantenendosi in linea, ma sempre al di sotto del dato nazionale.

A decrescere in maniera sostanziale saranno le famiglie con figli che, a livello nazionale, decrescono di circa 6 punti percentuale. Le famiglie sarde caleranno di circa 4 punti percentuale passando da poco sopra il 42% del 2024 al 36% circa del 2050, una percentuale in linea con i dati del Centro – Nord.

Sebbene le stime vedano una leggera crescita, la Sardegna rimarrà anche in futuro la regione italiana col tasso di fecondità inferiore. Attualmente, il numero medio di figli per donna in Sardegna si attesta al di sotto dell’unità, ben lontano dal valore di rimpiazzo, pari a 2. Le previsioni mostrano un incremento minimo nei decenni successivi, arrivando al 2080 ad un valore di 1,28 figli per donna, distante dalla media nazionale, sebbene anche questa registri una leggera ripresa, pur mantenendosi sotto il valore di rimpiazzo.

Per quanto riguarda l’età della popolazione, nel 2024 la Sardegna registra, tra le regioni italiane, il secondo valore più alto, pari a 48,8, secondo solo alla Liguria (49,5), contro una media nazionale di 46,6 anni. Nei decenni successivi, l’età media continuerà a crescere sia a livello nazionale che regionale e in Sardegna raggiungerà i 55 anni nel 2050, contro una stima di 51 a livello nazionale.

L’indice di vecchiaia è il rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione di età 0-14 anni, moltiplicato per 100. La Sardegna già nel 2024 registra il valore più elevato se confrontato col resto delle regioni italiane, pari a 267. Nel 2040 il valore dell’indice sarà di poco inferiore a 500: per ogni under 14 ci saranno 4,91 persone di 65 anni e più, contro un valore medio nazionale di 3,07, quasi due punti di differenza. Rispetto al dato nazionale, che è presenta una crescita costante, il dato sardo avrà un picco nel 2040. Tuttavia, per tutte le annate prese in considerazione, la Sardegna è la regione con l’indice più elevato.

L’indice di dipendenza strutturale è, invece, il rapporto tra la popolazione in età non attiva (0-14 anni e 65 anni e più) e la popolazione in età attiva (15-64 anni), moltiplicato per 100. Questo significa che nel 2024, 58 persone in età non attiva sono a carico di 100 persone in età attiva: in questo caso, il dato regionale è totalmente in linea col dato nazionale. Anche in questo caso, il valore dell’indicatore andrà ad aumentare, raggiungendo nel 2050 il rapporto di una persona in età non attiva a carico di una persona in età attiva. Osservando le altre regioni italiane, nessun’altra raggiunge il rapporto 1 a 1, in nessuno dei periodi presi in considerazione.

L’analisi delle stime ISTAT sulla popolazione mostra una situazione che va a peggiorare in tutte le regioni italiane.
In questo quadro emerge, in negativo, la Sardegna che continua a mostrare le peggiori performance in quasi tutti gli indicatori.
Silvia Talana e Vania Statzu
Vania Statzu è stata intervistata da Chiara Cugusi per Radio Kalaritana su questi temi il 31 agosto 2025.
Di seguito ecco i suoi interventi










