ACLI, Camp giovani, il welfare al tempo della pandemia. Conclusa la tre giorni di Gavoi

Da giovedì 31 marzo a sabato 2 aprile, l’Hotel Taloro di Gavoi è stato il centro di un camp giovani con 50 ragazze e ragazzi tra i 18 e i 32 anni provenienti da Spagna, Kosovo, Guinea, Mali, Marocco  e da tutta la Sardegna, per discutere di welfare al tempo della pandemia.
Un progetto di educazione non formale per stimolare i giovani al confronto su cittadinanza attiva, volontariato e associazionismo, sviluppo locale e progetti sociali utili per le comunità di appartenenza guardando al nuovo welfare al tempo della pandemia.
Il Camp è stato uno spazio di approfondimento, in cui rappresentanti delle istituzioni e del mondo del terzo settore, esperti e volontari hanno potuto condividere esperienze virtuose di volontariato e cittadinanza attiva, e promuovere nuove modalità di lavoro, partecipato e attivo, al fine di costruire relazioni basate sulla fiducia, l’empatia e il rispetto.
Tre laboratori per dare strumenti concreti di impegno sociale (cittadinanza attiva e movimenti giovanili, volontariato e associazionismo, progettazione sociale) hanno caratterizzato la formazione.
Il camp, diretto da Mauro Carta, vicepresidente regionale delle Acli, e Benedetta Iannelli, delegata regionale per la formazione, con lo staff educativo formato da Iulita Pope e Belen Jaramillo Canales ha visto la partecipazione del presidente regionale delle Acli Franco Marras e dei presidenti provinciali delle Acli di Sassari, Cagliari e Nuoro (Salvatore Sanna, Giacomo Carta e Salvatore Floris).
Ai laboratori tenuti da Mauro Carta, Benedetta Iannelli, Francesco Pitirra (rappresentante del consiglio nazionale studenti universitari) e Laura Casta (dirigente di Ipsia Sardegna) sono seguite le testimonianze del consigliere regionale Valter Piscedda, del sindaco di Ussaramanna Marco Sideri, del coordinatore nazionale dei giovani delle Acli Simone Romagnoli.
“Noi ci mettiamo a disposizione dei giovani sardi perché possano fare
esperienze di condivisione con giovani europei e giovani provenienti dalle terre di
migrazione – ha detto Mauro Carta – per farli crescere e potersi rendere utili alla
propria terra. Sapere e conoscere il mondo per scegliere di stare, responsabilmente
nella propria terra, e imparare a lavorare insieme per obiettivi condivisi è la finalità
del nostro lavoro, dell’appartenenza alle Acli”.
“La nostra non sarà un’esperienza unica, ma che si ripeterà due volte all’anno per i prossimi tre anni – ha affermato Benedetta Iannelli, responsabile formazione della presidenza regionale delle Acli.”
Il camp è stato organizzato dalle Acli della Sardegna nell’ambito del progetto Il welfare sardo nell’epoca della consapevolezza pandemica cofinanziato dalla Fondazione di Sardegna.

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