Acli, scelte per la democrazia. Il punto di vista di Valter Piscedda

Le battaglie delle Acli non si fermano neanche d’estate e oltre ai consueti servizi per la cittadinanza, da giugno sono partite diverse campagne che puntano a recuperare il rapporto di fiducia tra elettori ed istituzioni. Tre sono le raccolte firme avviate: due proposte di legge di iniziativa popolare e la partecipazione, come proponenti, al referendum per l’abrogazione della autonomia differenziata. Per le Acli infatti la sempre minore partecipazione alla vita politica non può che essere interpretata come un segno di malessere democratico e dunque bisogna provare a invertire la tendenza. Anche in Sardegna ci si è attivati e in varie località si stanno portando avanti le raccolte di sottoscrizioni.
Proprio per capire l’importanza che queste proposte hanno anche per la Sardegna abbiamo deciso di intervistare Valter Piscedda, ex presidente delle Acli della Sardegna nonché consigliere regionale. 

Prima di tutto proviamo a capire meglio di cosa stiamo parlando; ci puoi descrivere di cosa si tratta?
Sono temi diversi ma tutti collegati alla maggiore partecipazione democratica.
Una riguarda l’istituzione di un Registro Nazionale dei partiti politici presso l’Autorità Nazionale sui Partiti Politici, nel quale dovranno iscriversi partiti esistenti o nuove formazioni. Nella legge sono disciplinate le caratteristiche che lo statuto dei singoli partiti dovrà avere e anche la possibilità per gli stessi, iscritti al Registro e con statuti conformi ai criteri previsti, di ricevere finanziamenti pubblici diretti per le attività relative alla partecipazione alle elezioni (con l’obbligo di destinare almeno il 15% di questi fondi alle attività per sostenere la partecipazione alla politica dei giovani fra i 16 e i 35 anni di età).
Una seconda prevede l’istituzione di assemblee partecipative a livello nazionale, regionale o locale; l’obiettivo è ridare spazio e importanza alla cittadinanza attiva e alle attività di volontariato sociale all’interno dei processi decisionali democratici.
Infine, le Acli sono tra i proponenti del referendum per l’abrogazione della autonomia differenziata per il quale da diversi mesi si stanno raccogliendo le firme in piazza.

Perché le due proposte di legge sono importanti?
Perché interessarsi alla “cosa pubblica” partecipare ai processi decisionali -tramite le assemblee ma anche ridando vigore ai partiti- è un elemento essenziale per la sana vita democratica di un paese. Troppe persone sono lontane dalla politica e non percepiscono quanto sia importante invece informarsi e dire la propria, con il voto ma anche con una maggiore partecipazione attiva. Queste proposte potrebbero aiutare a ridare forza alla vita democratica, senza la quale un paese inaridisce e perde di forza e peso.

E invece, perché è importante il referendum per l’abrogazione della legge sulla autonomia differenziata?
Perché è una legge che continua a togliere ai più poveri e crea una ulteriore spaccatura nel paese. Già oggi è palese come tra Nord e Sud Italia si stiano creando delle discrepanze sempre più definite, a cosa serve aumentare ulteriormente le differenze? Badate che sono proprio queste le domande da farsi: perché continuare ad allargare la forbice sociale? Che benefici complessivi per il paese otteniamo da una legge impostata in questa maniera? Quale sarà la situazione tra dieci anni dopo che ulteriori risorse saranno drenate verso regioni dove già oggi c’è una qualità media della vita molto migliore?

Sei stato presidente regionale delle Acli e oggi sei consigliere regionale: cosa sta facendo in merito a questo referendum la politica sarda?
La politica sarda è in prima fila contro questo progetto. Su proposta della presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, la giunta ha deliberato lo scorso 7 agosto di ricorrere davanti alla Corte Costituzionale per l’impugnazione della legge sulla autonomia differenziata. Inoltre, esiste un accordo con Toscana, Emilia Romagna, Puglia e Campania che sarebbe sufficiente per richiedere, senza ulteriori raccolte firme, il referendum abrogativo. Ma, anche tramite la raccolta delle firme, il limite delle 500.000 sottoscrizioni è stato superato e si va avanti proprio per rafforzare questo tema a fare in modo che non si smetta di parlarne.
Ah, ovviamente quando parlo di politica in prima fila mi riferisco solo al centro-sinistra: il centro-destra sardo, sia a Montecitorio che in via Roma a Cagliari, non ha aperto bocca e ha accettato ogni indicazione romana con deferenza.

Perché le Acli hanno deciso di portare avanti queste battaglie politiche?
Le Acli vivono la società in maniera generosa e sono presenti in maniera capillare in tutta Italia. Hanno coscienza da anni che l’impoverimento democratico non è una buona cosa ed è dunque normale che in un momento di crisi e con un tasso di astensionismo sempre più marcato abbiano voluto provare a dare una scossa democratica. Non c’è nulla di strano dunque né nelle proposte di legge e neanche nella raccolta di firme referendarie contro una legge che spaccherà l’Italia sempre di più.

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