Come opererà il Centro Servizi Sardegna? Intervista alla presidente Lucia Coi

-Centro Servizi Sardegna sarà dal prossimo primo marzo il nuovo riferimento del volontariato sardo per l’erogazione dei servizi; ci può spiegare cosa è un centro servizi per il volontariato?
I CSV nascono nel 1991 con la Legge quadro del volontariato 266, che nell’articolo 15 disponeva la costituzione di fondi speciali per le regioni (da una percentuale dei proventi delle fondazioni bancarie) per la “istituzione di centri di servizio a disposizione delle organizzazioni di volontariato, da  queste gestiti, con la funzione di sostenere e qualificarne l’attività”. Tale funzione è stata riconfermata e specificatamente dettagliata nel nuovo Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/17)   emanato in seguito alla riforma del 2016 (L. 106) che cita: “i Centri hanno il compito di organizzare, gestire ed erogare servizi di supporto tecnico, formativo ed informativo per promuovere e rafforzare la presenza ed il ruolo dei volontari in tutti gli enti del Terzo settore”.I Csv dunque non assumono una qualifica particolare all’interno degli enti del Terzo settore ma gli enti che li gestiscono sono essi stessi Ets, e quindi iscritti al registro unico nazionale del Terzo settore (Runts).

-Gli ultimi anni sono stati piuttosto tormentati per i ricorsi promossi dal centro servizi uscente, questo inciderà sul vostro operato?
La situazione del CSV sardo è stata da sempre singolare rispetto alle altre realtà nazionali per l’errata lettura di ruolo e funzioni che nel tempo si è radicata. Ne è prova lampante la reazione che ha suscitato l’affidamento della gestione del CSV ad un altro ente e ad un’altra compagine di organizzazioni. La reazione di chi, in oltre vent’anni ha lasciato credere di essere il rappresentante unico ed indiscusso del volontariato sardo e l’unico titolato ad esercitarne il ruolo. Per anni dunque, hanno prevalso sulla verità informazioni errate ed ambigue con una visione diffusa di un CSV inteso come rete di valori ed identitaria di una realtà regionale.
Le organizzazioni dunque rimangono spiazzate e confuse di fronte ad una realtà che per la prima volta si propone con posizioni e ruoli differenti da quello che è stato sino ad un recente passato. Il nostro approccio dovrà essere anche culturale, improntato su un processo di formazione ed informazione attraverso sistemi diretti ed efficaci di comunicazione, al fine di far maturare una maggiore consapevolezza delle organizzazioni e far scaturire in loro anche maggiore fiducia verso il nuovo CSV.

-Come contate di operare, quali i principali obiettivi?
Come appena scritto, il primo obiettivo sarà sgombrare il campo dal clima di diffidenza e sfiducia nei nostri confronti, attraverso il contatto diretto con le organizzazioni nei territori in un processo di accompagnamento, formazione ed informazione. Gli enti devono essere consapevoli del nostro ruolo e della nostra presenza attiva. Vanno accompagnati e resi sempre più adeguati nella realtà del Terzo settore, divenuta con la riforma, più complessa ed esigente rispetto al passato. Devono imparare ad essere autonomi, consci e formati.

-Come si articolerà l’attività sul territorio?
Per questo si è scelto di essere presenti fisicamente nei vari territori attraverso sportelli informativi. Intanto è stata singolare la scelta di fissare la sede legale non a Cagliari ma ad Oristano, per dare l’idea di centralità sul territorio regionale. Dopo di che si è scelto di aprire gli sportelli presso le sedi delle vecchie province (oltre che Oristano dunque, anche Sassari, Nuoro e Cagliari). Il prossimo step sarà ampliare la copertura territoriale aprendo le sedi della Gallura, Ogliastra e Sulcis. Gli sportelli hanno la funzione di ascoltare ed accogliere le richieste degli enti, accompagnarli nella risoluzione dei quesiti anche e soprattutto attraverso il coinvolgimento di consulenti esperti che collaborano con noi (commercialista, avvocato, consulente del lavoro). Questo approccio ai fabbisogni, differenziato per territori gestito da dipendenti specializzati/e e supportato da consulenti professionisti rappresenta uno stacco netto con il precedente ente gestore. La professionalità dei servizi offerti è garantita dalla professionalizzazione degli erogatori che non sono volontari ma dipendenti esperti del settore. La nostra visione infatti cozza totalmente con la teoria del precedente CSV che, identificandosi nel volontariato spesso (e non in un ente a supporto del volontariato) sosteneva di poter erogare i propri servizi esclusivamente con volontari “di buona volontà”, facendo di questo il proprio baluardo agli occhi delle stesse organizzazioni. Di fatto un ente di servizi che deve sostenere azioni efficienti ed efficaci non può pensare di basare il proprio operato sulla sola manodopera di volontari. I volontari devono essere i beneficiari dei servizi.

-L’accreditamento dura 7 anni, avete in mente delle tappe a breve e media scadenza?
La strada è lunga e di certo non sarà scevra di difficoltà, ma siamo fiduciosi. Non abbiamo più il vincolo della precarietà che per un anno ha condizionato il nostro operato, per cui dobbiamo organizzare meglio la nostra struttura e rinforzarla per garantire maggiore efficienza organizzativa e gestionale. L’anno passato è stato un importante scuola che ha fatto maturare non solo la nostra esperienza ma anche la nostra conoscenza del mondo del Terzo Settore sardo e di quelle che sono le maggiori problematiche da affrontare e risolvere. Dopo di che dobbiamo curare i singoli territori e avvicinarci a loro facendo sentire una presenza costante e fattiva.

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