Da lunedì a scuola! Lo stato dell’istruzione in Sardegna

Con l’arrivo di settembre si chiude la stagione estiva e i suoi ombrelloni e si riaprono i libri di scuola. Complici le sempre più frequenti ondate di caldo intense, si riaccende il dibattito sulla data di riapertura delle scuole: da una parte l’Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori (Anief) ritiene che l’avvio delle lezioni a metà settembre risulti oggi “assurdo” a causa dell’afa opprimente e dei cambiamenti climatici ormai inarrestabili, rivolgendo perciò un appello al Ministro dell’Istruzione Valditara, chiedendo un posticipo almeno fino a ottobre e un  complessivo ripensamento del calendario scolastico e dei cicli produttivi della Pubblica Amministrazione, in linea con i mutamenti climatici. Dall’altra parte sono fermamente contrarie varie associazioni di genitori e il Codacons, i quali sottolineano come la chiusura estiva di oltre tre mesi già pesi enormemente sulle famiglie. I costi elevati dei centri estivi e la necessità di conciliare lavoro e cura dei figli rendono problematico un ulteriore slittamento che allungherebbe le vacanze e acuirebbe le difficoltà, soprattutto per quei nuclei familiari che non possono contare su una rete di supporto.

Il calendario scolastico non è l’unico motivo di preoccupazione: infatti, stando al più recente report di Tuttoscuole, basato sui dati Open Data dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica, emerge che ben il 90% degli edifici scolastici italiani non è in regola con una o più certificazioni obbligatorie per la sicurezza. Le certificazioni previste dalla legge includono il documento di valutazione dei rischi, il certificato di agibilità, l’omologazione della caldaia, il certificato antincendio e il piano di evacuazione. Il report ha rilevato che su 36.088 plessi scolastici, la maggior parte manca ancora di questi documenti, a causa di collaudi non effettuati o piani di sicurezza non redatti.

In questa classifica, la Sardegna si colloca al penultimo posto a livello nazionale, con il 14,2% delle scuole in possesso del certificato di agibilità. Fa peggio solo il Lazio con il 12,7% di edifici a norma. In totale sono 1.295 gli edifici privi del certificato di agibilità, con Sassari in cima alla lista con 347 scuole non conformi, seguita da Sulcis-Iglesiente (305) Cagliari (242) e Oristano (143). Anche il certificato di collaudo statico, obbligatorio per gli edifici in cemento armato dal 1971, fa registrare 872 scuole fuori norma, soprattutto in provincia di Nuoro con 204 plessi senza collaudo, seguita da Sassari (218), Sulcis-Iglesiente (213), Cagliari (140) e Oristano (97). Sono 93 gli istituti che dispongono del certificato di prevenzione incendi, mentre 1.047 risultano sprovvisti, con la provincia di Sassari (287) e Nuoro (221) che contano il maggior numero di irregolarità. I dati sulla presenza del  documento di valutazione dei rischi sono più confortanti, essendo presente nel 76% delle scuole, anche se 283 plessi ne sono ancora sprovvisti. Il piano di emergenza  e la normativa antisismica mancano in 264 scuole, con Nuoro (87) e Sassari (59) particolarmente carenti.

Tuttavia l’analisi dei dati regionali evidenzia che, nonostante tutte le difficoltà e la complessità del settore e della materia, la Sardegna ha compiuto progressi significativi. La Regione, infatti, ha introdotto un intervento straordinario attraverso l’Unità di Progetto Iscol@, finanziato da fondi di diversa natura, inclusi quelli regionali, statali, FSC, FESR e PNRR. Il quadro che emerge dal report, inoltre, è parziale e in costante evoluzione e non può essere interpretato come un indice assoluto del livello di sicurezza degli edifici scolastici nell’Isola. Infatti, come riporta l’Assessorato Regionale della Pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, “l’aggiornamento dei dati dell’Anagrafe Nazionale dell’Edilizia Scolastica dipende dagli enti locali (Comuni e Province), spesso penalizzati da notorie carenze di personale. Questo porta a un’anagrafe non costantemente aggiornata e, di conseguenza, a una rappresentazione parziale della realtà. Il dato del 14,2% di edifici con certificato di agibilità non significa che il restante 86% ne sia privo, ma che l’informazione non è stata caricata”.

All’interno di questo scenario complesso, come stanno gli studenti sardi?
Ad un anno dalla precedente analisi, andiamo a capire se ci sono stati cambiamenti e si è verificato un peggioramento o un miglioramento.
Sono 220.457 iresidenti in Sardegna di età compresa tra gli 0 ed i 19 anni interessati dai servizi per l’infanzia e dai vari gradi di istruzione: sono il 14% della popolazione isolana. Nel 2005 i giovani residenti erano 303.795, pari al 18,5% della popolazione della regione. In venti anni, dunque, la fascia di analisi è diminuita di 4 punti percentuali. All’interno di questo gruppo, appena il 10% ha tra gli zero e i due anni; poco meno del 12% tra i 3 ed i 5 anni; il 29,5% ha l’età per frequentare la scuola primaria (6-11 anni); circa il 18% nell’età della scuola secondaria di primo livello (12 -14 anni) e, un altro 31% ha tra i 15 ed i 19 anni. Sono 131.282 i giovani sardi di età compresa tra 6 e 16 anni, soggetti all’obbligo scolastico. Rispetto al precedente anno, si è registrata una riduzione di circa 3.800 giovani.
I dati 2024 dell’Indagine sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) e i dati sugli Indicatori di Sviluppo Sostenibile al 2030, elaborati da ISTAT, ci permettono di ricostruire un quadro della relazione tra i sardi, di diverse età, e la loro relazione col mondo della scuola e delle competenze. Il 45,7% dei bambini tra 0 e 2 anni è iscritta all’asilo nido, dato superiore al 35,2% della media nazionale; in questa graduatoria la Sardegna è seconda, superata solo dall’Emilia-Romagna, col 49,7% dei bambini iscritti al nido. Rispetto alla precedente rilevazione, 46,5%, si è registrata una riduzione. La partecipazione al sistema scolastico dei bambini di 4-5 anni è pari al 96,9% per quanto riguarda la Sardegna, superiore alla media nazionale, che si attesta al 94,7%

Passando alle scuole, la percentuale di quelle accessibili in Sardegna – cioè, quelle che offrono servizi di base – si è pari al 43,4%, superando di circa 3 punti percentuali la media nazionale (pari al 40,5%). Anche in questo caso, rispetto all’anno precedente, la percentuale di scuole si riduce di 2 punti.

Quando andiamo a vedere però l’aspetto più qualitativo, i dati mostrano dei passi in avanti, sebbene permangano le difficoltà registrate nelle analisi degli anni precedenti. L’abbandono scolastico a livello regionale, nel 2023 al 17,3%, cala di 3 punti percentuale e si attesta al 14,5% nel 2024, ma continua ad essere superiore alla media nazionale, pari al 9,8%. Stesso discorso vale per il tasso di dispersione implicita, ovvero la percentuale di chi, al termine del proprio percorso scolastico, non raggiunge competenze minime.  Nel 2024 in Sardegna è pari al 11,3%, registrando un confortante miglioramento rispetto al 15,9% del 2023. Il dato regionale, tuttavia, rimane ancora distante dal 6,6% della media nazionale.
I dati INVALSI fanno emergere che poco meno della metà degli studenti sardi delle classi terze della scuola secondaria di primo grado (47,8%) ha una competenza alfabetica non adeguata, contro il 39,9% del dato nazionale; ancora, il 57,3% degli studenti della stessa classe non ha adeguate competenze matematiche adeguate, rispetto al 44% degli studenti italiani. Per quanto riguarda il livello di istruzione della popolazione tra i 15-19 anni, che rappresenta la quota di popolazione che, per età, dovrebbe essere in possesso almeno della licenza media inferiore, la Sardegna eguaglia il valore nazionale, pari al 99,1%; a differenza della precedente rilevazione si è avuta una lieve riduzione, in quanto la totalità dei sardi interessati in questa categoria possedeva il titolo. Tuttavia, se guardiamo al tasso di conseguimento del titolo di scuola superiore di secondo grado nella popolazione tra i 25 e i 64 anni, la Sardegna riconferma la posizione del penultimo posto a livello nazionale, con poco più della metà, il 56,8%, della popolazione in possesso con questo titolo, a fronte di un dato nazionale del 66,7%. Altri dati che mettono in allarme, sono quelli sui giovani che si apprestano ad entrare nel mercato del lavoro o ad intraprendere un percorso universitario: l’indicatore sull’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione – indicatore che riguarda la classe di età compresa tra 18 e 24 che possiede come titolo scolastico il diploma di terza media e che non ha qualifiche professionali riconosciute a livello regionale o non si è inserita all’interno di un altro percorso di istruzione o formazione – mostra che i giovani sardi in questa categoria sono pari al 17,3%, mentre la media nazionale è al 10,5%. I NEET (giovani che non studiano e non lavorano) in Sardegna sono pari al 17,8%, mentre in Italia rappresentano il 15,2% della popolazione; si è avuta una riduzione di 1,8 punti percentuale rispetto al precedente dato. Ancora, il tasso di occupazione giovanile, nella fascia di età 15-29 anni, in Sardegna è al 27,8%, contro il dato nazionale pari al 34,4%, anche in questo caso ridotto di 1,8 punti percentuale: 7 giovani sardi su 10, quindi, sono disoccupati.

Fonte: Istat, dati BES, SDGs e indicatori per le politiche territoriali – 2025

A livello provinciale è disponibile il dato del tasso di disoccupazione giovanile per la classe di età compresa tra i 15 e i 24 anni: la provincia di Sassari registra il minor tasso di disoccupazione (19,1%), che subisce una riduzione (nel 2023 era del 27,6%); seguono le province del Sud Sardegna (20,2% nel 2024, 36,7% nel 2023), Oristano (23,1% nel 2024, 21,8% nel 2023) e Nuoro (26,2% nel 2024, 13,2% nel 2023). Il tasso di disoccupazione giovanile più elevato lo registra la provincia di Cagliari, con un dato ben superiore rispetto alle altre realtà territoriali, pari al 31,6% (nel 2023 era di 23,2%).

Fonte: Istat, 2025

Se andiamo a vedere i dati relativi alle persone laureate e quelle aventi altri titoli terziari, vediamo che nella fascia d’età 25-34 anni, sono il 25,6% i sardi che possiedono tali titoli, contro una media nazionale del 31,6%. La percentuale si riduce rispetto alla precedente rilevazione, che era del 27%. La Sardegna si trova al quartultimo posto, cui seguono la Provincia Autonoma di Bolzano (25%), Puglia (24,4%) e Sicilia (23,2%).

Fonte: Istat, 2025

Il dato sulla mobilità dei laureati italiani al 2023, cioè il tasso di migratorietà di soggetti di età compresa tra i 25 e i 39 anni aventi un titolo di studio terziario, per 1000 laureati residenti, è pari a –16,1% per la Sardegna, contro il -6,2% a livello nazionale. Nel 2022, il dato sardo era di -16,1%, mentre a livello nazionale si attestava a -4,5%.

Fonte: Istat, 2025

Le competenze della popolazione, tuttavia, non si misurano esclusivamente attraverso i titoli di studio, ma più in generale con le competenze acquisite dalla popolazione. Per quanto riguarda l’accesso a Internet, ISTAT, negli indicatori territoriali per le politiche di coesione, presenta la percentuale di persone di 6 anni e più che hanno utilizzato Internet nei tre mesi precedenti l’indagine e la percentuale di famiglie che dispongono di accesso ad Internet: i dati raccolti vedono, l’80,9% dei sardi di almeno 6 anni che sono utenti regolari di Internet, contro l’81,9% del dato nazionale e il 92,3% delle famiglie sarde che dispone di accesso a Internet, rispetto ad un 91,7% riguardante il territorio nazionale.

Il dato sulla popolazione di 16-74 anni avente competenze digitali almeno di base – da intendersi quelle attività relative all’uso di internet in riferimento ai cinque domini definiti dal Digital Competence Framework 2.0, vale a dire “Alfabetizzazione all’informazione e ai dati”, “Comunicazione e collaborazione”, “Creazione di contenuti digitali”, “Sicurezza” e “Risoluzione dei problemi” – registra un 43,3% della popolazione sarda con tali competenze, a fronte di un 45,9% del dato nazionale.

Fonte: Istat, 2025

La fotografia che ci viene restituita da questa lettura comparata di dati di fonte ISTAT sottolinea non tanto una mancanza di infrastrutture per quanto riguarda il sistema scolastico e la formazione, quanto un deficit in termini qualitativi, in particolare per quei titoli di studio e di competenze diffuse che più facilitano l’entrata nel mondo del lavoro. Ovviamente, questi dati sono l’esito di più fattori che necessitano di adeguati studi e approfondimenti per poter costruire politiche adeguate che permettano alla Sardegna di avvicinarsi alle medie nazionali.

Giovanni Chierroni e Silvia Talana

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