In questi giorni il tema del mondo dell’istruzione e della formazione in Italia è di stretta attualità, non sempre in una luce positiva. Sia per le discussioni e polemiche attorno alla nomina in ruoli strategici di figure apicali senza la laurea, ma soprattutto per quanto emerge dalla pubblicazione del rapporto 2024 “Education at a Glance” stilato dall’OCSE, in cui si presentano i dati sullo stato dell’istruzione nei 38 paesi membri. Luci, ombre e qualche campanello d’allarme: noi intendiamo soffermarci su questi ultimi. Stando al rapporto, in Italia il 54% delle donne tra i 25 e i 34 anni ha ottenuto una laurea, mentre solo il 41% degli uomini della stessa fascia d’età ha raggiunto questo traguardo. Tuttavia, una volta entrati nel mercato del lavoro, le cose cambiano. Le giovani donne italiane, nonostante le elevate qualifiche, trovano più difficile ottenere un’occupazione rispetto ai loro coetanei maschi, con un 73% di donne occupate, contro il 75% dei maschi della stessa fascia d’età. La situazione peggiora drasticamente tra chi non ha conseguito un diploma di scuola secondaria, con un tasso di occupazione del 36% delle donne contro il 72% degli uomini.
Viene a galla, perciò, il paradosso delle donne italiane che ottengono risultati scolastici migliori rispetto agli uomini, ma nonostante ciò hanno una difficoltà maggiore a trovare lavoro e a veder riconosciuto il proprio valore, anche sotto il profilo della retribuzione salariale, il cosiddetto “gender pay gap”. Proprio oggi, 18 Settembre, si celebra la Giornata internazionale della parità retributiva, istituita dall’ONU nel 2019 con l’obiettivo di evidenziare le disuguaglianze salariali tra uomini e donne e promuovere politiche per raggiungere la parità retributiva nel mondo del lavoro. Si calcola, infatti, che le giovani donne laureate guadagnino il 58% del salario in meno rispetto ai coetanei di sesso maschile, dato che risulta essere il più grande divario retributivo di genere di tutta l’area OCSE.
Ma qual è la situazione in Sardegna?
Prendendo sempre come indicatore la fascia d’età compresa tra i 25 e i 34 anni, ISTAT ci indica che il tasso d’iscrizione all’università per le donne è del 53,7%, nettamente superiore al 34,1% degli uomini. Inoltre, le donne conseguono la laurea triennale con una percentuale del 38,8%, mentre il 22,4% degli uomini riesce a raggiungere lo stesso traguardo. Questo divario si allarga ulteriormente nel caso delle lauree magistrali: il 22,5% delle donne ottiene una laurea magistrale rispetto al 13,3% degli uomini.
Nonostante il vantaggio educativo, le donne sarde incontrano maggiori difficoltà nel mercato del lavoro. Il tasso di occupazione per le donne nella fascia d’età 25-34 anni è del 53,3%, inferiore al 61,8% degli uomini. Appare chiaro che la situazione in Sardegna richiede un’attenzione mirata attraverso politiche specifiche che migliorino l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro. È fondamentale promuovere l’uguaglianza di genere attraverso iniziative che facilitino la conciliazione tra vita professionale e familiare, combattano la discriminazione e creino opportunità di lavoro equamente distribuite tra uomini e donne.
In sintesi, mentre le giovani donne sarde stanno chiaramente vincendo la partita dell’istruzione, la sfida dell’occupazione resta aperta e richiede un impegno congiunto da parte delle Istituzioni, del settore privato e della società civile per garantire che i loro talenti e il loro potenziale non vadano sprecati.
L’analisi è stata realizzata da Vania Statzu e Giovanni Chierroni su dati ISTAT e Rapporto OCSE 2024.










