Nell’ambito dell’iniziativa Nessuno è straniero all’Umanità, lanciata dall’Assessorato Regionale al Lavoro, il CREI-ACLI, le ACLI della Sardegna e l’Associazione Spazi di Ascolto propongono tre giornate per aumentare la consapevolezza dei più giovani su alcuni temi essenziali che si ritrovano nelle azioni che vengono portate avanti dalle ACLI.
Nella prima giornata, il 18 ottobre, è stata affrontata la tratta degli esseri umani; il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, verranno proposte una serie di attività di sensibilizzazione; tra queste, la mattina del 25 novembre presso il Crei Acli Sardegna in via Roma 173 alle ore 10 ci sarà un incontro pubblico con gli interventi di Vania Statzu -CREI-ACLI- e di Simona Murtas, psicoterapeuta -Caritas Diocesana Cagliari-. La prima presenterà i dati dei femminicidi mentre la seconda parlerà della “Violenza fisica e psicologica nelle donne vittime di tratta”, creando un legame con la prima giornata di questo percorso e andando a mostrare le molteplici forme della violenza sulle donne.
Ne abbiamo approfittato per chiedere alla dottoressa Murtas alcuni chiarimenti proprio in merito alla tratta.
La tratta degli esseri umani non va confusa con il traffico di migranti; potrebbe darmi una definizione delle due fattispecie e descrivere le fasi di questi fenomeni?
La tratta di esseri umani (in inglese trafficking in human beings) è stata internazionalmente definita nel 2000, da uno dei tre Protocolli addizionali alla Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine transnazionale organizzato, il cosiddetto Protocollo addizionale sulla tratta.
A livello europeo, la tratta viene definita dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani. La “tratta di persone” indica il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’ospitare o l’accogliere persone, tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità, dando oppure ricevendo somme di denaro o benefici al fine di ottenere il consenso di un soggetto che ha il controllo su un’altra persona, per fini di sfruttamento. Per sfruttamento si intende, lo sfruttamento della prostituzione o altre forme di sfruttamento sessuale, lavorativo, comprendendo anche l’accattonaggio o forme analoghe alla schiavitù, l’asservimento o l’espianto di organi. Il consenso, di una vittima di tratta, allo sfruttamento, è irrilevante laddove sia stato utilizzato uno qualsiasi di questi mezzi, e qualora la vittima sia minore, ovvero persona avente meno di diciotto anni di età. Gli elementi centrali della definizione sono dunque: gli atti posti in essere dagli organizzatori, i mezzi di cui si servono e gli scopi finali.
Questi sono rispettivamente:
•Il reclutamento (ad esempio attraverso l’offerta di lavoro all’estero o all’interno del Paese) o il trasporto o il trasferimento (tra Paesi diversi o all’interno dello stesso Paese) o l’ospitare o accogliere persone trafficate;
• L’utilizzo di mezzi, per realizzare gli atti sopra descritti, quali la minaccia o l’utilizzo della forza, di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità;
•Allo scopo di sfruttare la vittima in ambiti diversi (sfruttamento sessuale, lavorativo, riduzione in schiavitù, accattonaggio forzato, espianto di organi).
La tratta di esseri umani non va confusa con il traffico di migranti (in inglese smuggling of migrants), ovvero il crimine che consiste nello spostamento illegale di una o più persone da uno Stato ad un altro con il consenso della persona trafficata e senza finalità di sfruttamento. Secondo quanto affermato nel Protocollo addizionale contro il traffico di migranti via terra, via mare e via aria (2000), l’espressione traffico di migranti indica procurare – al fine di ricavare, direttamente o indirettamente, un vantaggio finanziario o materiale – l’ingresso illegale di una persona in uno Stato di cui la persona non è cittadina o residente permanente. La tratta di esseri umani comporta una violazione dei diritti umani, il traffico di migranti consiste nella violazione delle leggi nazionali di uno o più Stati. Nello smuggling, il migrante ha un ruolo attivo nel contattare l’organizzazione ed esiste dunque un accordo tra le parti, in caso di tratta, si riscontra l’uso di mezzi violenti, coercitivi o quanto meno ingannevoli. Il migrante contatta i trafficanti i quali, in cambio di lauti compensi, lo aiutano a superare i confini nazionali in modo illecito. Il fatto che egli si affidi spontaneamente a gruppi criminali organizzati su base transnazionale fa sì che la legislazione internazionale non lo consideri vittima, a differenza di quanto avviene per chi è esposto al fenomeno della tratta. Di solito, non appena il migrante attraversa illegalmente il confine, il rapporto con il passeur si interrompe, le vittime di tratta, invece, a causa della condizione di schiavitù in cui si trovano, sono costrette ad avere legami con i loro sfruttatori anche una volta giunte nel paese di destinazione.
In sintesi dunque, il rapporto tra il migrante e il trafficante termina una volta raggiunta la destinazione, mentre nella tratta l’arrivo nel Paese di destinazione coincide con l’inizio dello sfruttamento. Spesso i due fenomeni si sovrappongono e può accadere che una persona diventi vittima di tratta, dopo il viaggio che aveva deciso di compiere, a causa del debito contratto o dell’inganno da parte del trafficante. Difatti non è raro che il passeur si tramuti in vero e proprio sfruttatore o che metta il migrante nelle mani di una rete di sfruttamento.
Si calcola (vedasi dati UNHCR, Save the children o Amnesty) che solo in Italia, ci siano 60mila donne nigeriane, quasi interamente coinvolte nella prostituzione. A parte la Nigeria, quali sono i Paesi maggiormente colpiti da questo fenomeno, e quali sono i Paesi Europei in cui ha luogo la tratta?
Per quanto riguarda la Nigeria, riguarda perlopiù le aree più povere, in particolare nei villaggi dell’entroterra di Edo State o Lagos, e altre città vicine compresa Benin City e i quartieri limitrofi. Negli ultimi anni è cresciuto il numero delle donne sfruttate provenienti dalla Guinea e dalla Costa D’Avorio, mentre per quanto riguarda i Paesi dell’Est sono coinvolte in particolare, la Romania, l’Albania e la Bulgaria anche se in misura minore. Sono invece interessate dallo sfruttamento sessuale soprattutto le persone transgender di nazionalità colombiana e brasiliana. Gli altri Paesi dove si ha contezza essere luoghi di sfruttamento sono la Francia, la Germania, mentre in Libia ed in Tunisia si registrano casi di sfruttamento sessuale e/o lavorativo durante il periodo in cui le donne provenienti dai vari paesi dell’Africa vengono trattenute, prima di imbarcarsi per l’Europa. Anche la nazionalità cinese è coinvolta nel fenomeno dello sfruttamento sessuale/lavorativo, per via del loro impiego nei centri massaggi ed infine la nazionalità ucraina e russa, che vede talvolta intersecarsi lo sfruttamento sessuale e quello lavorativo nei night club.
Che tipo di ruolo è possibile attribuire al rituale juju o vudù nella realizzazione del reato di riduzione in schiavitù? In altre parole: il vudù va trattato come mera superstizione, o gli deve essere riconosciuto un ruolo?
Tra i fattori psicologici, che vanno annoverati per spiegare l’assoggettamento delle vittime ci sono senza dubbio l’inganno con credenze tradizionali.
Nella fattispecie: il JUJU, è una fede tradizionale nel mondo degli spiriti e degli dei che influenzano le attività quotidiane dell’uomo, quasi una religione tradizionale praticata nel sud-ovest della Nigeria, in Edo State e nell’area River-Niger-Delta, che prevede l’uso di vari oggetti come amuleti, formule magiche. Anche se comunemente accomunato al Vudù, le due pratiche, benché simili, non vanno confuse:il culto del Vodu è diffuso nell’area costiera di Benin, Togo e in parte nel sud est del Ghana. Le donne, vengono sottoposte, prima della partenza, ed a volte anche durante altre tappe a questo rito, che prevede una vera e propria cerimonia. Questo è uno strumento di controllo ideale per soggiogare le ragazze, con cui si fa un patto ‘contract’ per avere la benedizione degli spiriti. Il rito viene praticato in un ‘shrine’ o tempio da un sacerdote o sciamano connivente con la rete criminale e consiste, nel prelievo di un indumento intimo sporco di sangue mestruale, taglio di capelli, peli pubici, unghie. Vengono inoltre costrette a ingerire un miscuglio di grappa, cuore di gallo e cenere. Il sacerdote scatenerà gli spiriti, che le renderanno pazze, sterili, ammalate o le faranno morire, se non saranno ubbidienti, se causeranno guai alla madame, o se non manterranno la promessa di pagare il debito.
Il giuramento e il rito juju sono finalizzati pertanto a costringere le donne a onorare l’impegno di ripagare il debito.
Negli ultimi anni sono aumentati i casi di identificazione di vittime maschili minorenni; come si può spiegare questo fenomeno?
Le spiegazioni dell’aumento del numero delle vittime maschili minorenni, possono essere molteplici, ma con lo stesso comune denominatore che interessa le vittime di genere femminile e adulte, ovvero la fragilità economica delle vittime e il lucro da parte degli sfruttatori. Le organizzazioni criminali, nel caso di minori, hanno tutto l’interesse a reclutare “manodopera” facilmente manipolabile e soprattutto non penalmente imputabile, se pensiamo a tutte le attività illecite legate allo spaccio o ai furti. Senza escludere poi il mercato della prostituzione, dove purtroppo la richiesta di minori sia maschi che femmine è alta. Nelle modalità di reclutamento, è possibile riscontrare un coinvolgimento attivo della famiglia della vittima, che sceglie un figlio da far partire per l’Europa per risollevare le sorti del nucleo familiare e prende direttamente i contatti con i trafficanti. In questi casi, il minore sente di essere stato scelto dai parenti più stretti, che quindi l’hanno considerato più capace e meritevole, e sente maggiormente il peso della responsabilità di aiutare i familiari. I minori sono quindi considerati delle risorse per il benessere della famiglia, perchè potranno inviare, nel paese di origine, i soldi necessari al sostentamento economico dei genitori, pagare le tasse scolastiche dei fratelli più piccoli e le cure mediche di un familiare malato. In questi casi, per gli enti che si occupano della presa in carico, dare protezione e tutela risulta molto difficile perché i minori, sia quando sono a conoscenza di queste ragioni, sia quando solo in un secondo momento prendono coscienza di essere stati ingannati da un familiare, si trovano ad affrontare il peso della lontananza dagli affetti, e la difficoltà a portare a termine il progetto migratorio dal momento che in Italia la tutela dei minori stranieri non accompagnati è molto stretta. Per questo motivo sono piuttosto frequenti i casi di minori maschi, che viaggiano accompagnati da presunti zii o parenti molto stretti, che una volta in Italia, in fase di identificazione, si dileguano, facendo perdere le loro tracce.
Oltre alla tratta legata allo sfruttamento sessuale c’è anche quella legata al lavoro; può spiegarci come funziona?
Il fenomeno dello sfruttamento lavorativo è piuttosto ampio e complesso e riguarda tanti ambiti, dal settore agricolo a quello domestico ed infine quello edile. Negli ultimi anni, a seguito di gravi fatti di cronaca, il fenomeno del caporalato e di grave sfruttamento, nelle agende politiche figura come più rilevante; ma nonostante questo, ciò che si riesce a far emergere è solo una minima parte e purtroppo solo dopo anni di soprusi, ed epiloghi drammatici.
Non è infrequente l’emersione di condizioni dove la vittima è sfruttata sia da un punto di vista lavorativo e sessuale e questo riguarda quasi esclusivamente le donne, soprattutto braccianti agricole, che vivono in condizioni disumane in veri e propri ghetti, nelle campagne di alcune zone del Sud Italia. Solitamente l’aggancio avviene tramite un intermediario connazionale o italiano, una volta che i migranti si trovano già in Italia, o addirittura si tratta di offerte di lavoro apparentemente legali, che avvengono attraverso i canali previsti dal decreto flussi, a cui i migranti accedono e che una volta arrivati in Italia, si rivelano delle truffe. A questo proposito vista la complessità del fenomeno, gli enti e le associazioni antitratta, quali antenne sul territorio, sono risorse preziose nei tavoli di lavoro ed interlocuzione ministeriali, ai fini della prevenzione e al contrasto della tratta.
In cosa consistono gli interventi delle associazioni che cercano di contrastare il fenomeno?
Il sistema italiano di protezione, operativo dal 2000 e coordinato e co-finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità, prevede una struttura composita per l’assistenza delle persone trafficate che si compone di tre fondamentali pilastri di azione (emersione, identificazione e prima assistenza, inclusione sociale) ai quali sono collegati specifici dispositivi di intervento:
Numero Verde Nazionale Antitratta 800.290.290 Operativo h24, è gratuito e anonimo e consente di entrare in contatto con personale specializzato multilingue, che fornisce informazioni dettagliate sulla legislazione e sui servizi garantiti alle persone trafficate/sfruttate in Italia e, ha una postazione centrale, che si raccorda con gli enti antitratta e con le associazioni che si occupano della presa in carico. Il servizio è articolato in una postazione centrale che opera in stretto raccordo con i progetti “art. 13” ed in particolare con apposite strutture istituite presso questi ultimi. Queste hanno il compito di prendere in carico le segnalazioni provenienti dal numero verde e provvedere a valutare il caso ed inviare la presunta vittima di tratta o sfruttamento ai servizi dedicati del territorio di riferimento.
Il servizio è rivolto anche ai cittadini che vogliano segnalare situazioni di sfruttamento, nonché agli operatori del settore, al fine di agevolare il lavoro di rete a livello nazionale.
Ci sono poi dei progetti ministeriali regolamentati che garantiscono assistenza alle presunte vittime di tratta e a quelle già identificate come tali. Le persone prese in carico da enti pubblici o del privato sociale hanno diritto ad adeguate condizioni di alloggio, di vitto, di assistenza sanitaria e legale. Questi programmi garantiscono alle persone vittime di tratta, la possibilità di accedere ad una serie di servizi ed attività, in base al piano di assistenza individualizzato ed ai loro bisogni specifici. Oltre ai servizi già citati di accoglienza residenziale ed assistenza legale, alle vittime di tratta vengono offerti i servizi di counseling psicologico, mediazione linguistico-culturale, accompagnamento ai servizi socio-sanitari, formazione professionale, tirocini aziendali, supporto nella ricerca del lavoro, inserimento lavorativo.
Altri servizi per le donne sottoposte a tratta che mi sembra opportuno menzionare sono: Strutture di pronto intervento, con pochi posti letto e la durata della permanenza è molto breve (massimo un mese) durante il quale la ragazza può decidere di tornare alla vita di sempre oppure avviare un percorso di aiuto tendente alla sua autonomia.
Case di fuga, dove la vittima di sfruttamento riceve protezione e sicurezza e può iniziare a prendere le distanze dalla sua esperienza precedente e a progettare il suo futuro. Sono estremamente rigide nelle regole interne (no telefoni, no contatti con l’esterno senza essere accompagnate dalle operatrici).
Case di prima accoglienza, dove avviene il vero percorso socio-lavorativo. Le ragazze in orari e regole prestabilite, possono uscire anche da sole e frequentano corsi di formazione e tirocini lavorativi.
Sportelli d’ascolto, incontrano le vittime di tratta e in alcuni casi anche i clienti, forniscono informazioni sui percorsi, consulenza legale, psicologica, accompagnamento nell’iter burocratico.
Nel caso di tratta sessuale, come lavorano le Unità di strada che incontrano le vittime?
Le Unità di strada, operano direttamente nei luoghi di sfruttamento e a seconda della mission (spirituale, prevenzione malattie sessualmente trasmissibili, prima assistenza sanitaria, assistenza legale); si instaura una prima relazione di fiducia che può rimanere con la sola offerta dei servizi o può sfociare nel supporto alla fuoriuscita dalla condizione di sfruttamento.
I programmi di assistenza prevedono il co-finanziamento, attraverso un bando, ed i progetti vengono presentati e realizzati da enti locali, territoriali e/o associazioni.
Queste ultime, per partecipare devono essere iscritte alla seconda sezione del Registro delle associazioni e degli enti che operano a favore degli immigrati.
Che garanzia si danno alle vittime che escono dalla tratta, sia quella sessuale che quella lavorativa?
Più che di garanzie, parlerei di strumenti di tutela e protezione giuridica, che consentono alle vittime di tratta di vedere riconosciuti i lori diritti e la loro dignità di esseri umani, e questo può avvenire in virtù dell’art. 18 (T.U immigrazione 286 del 98’). Emanato nel 1998 e ideato in Commissione interministeriale, insieme alle associazioni per predisporre interventi a favore delle vittime di tratta, è un dispositivo legislativo unico al mondo, perché ha caratteristica di conversione ad esempio per motivi di lavoro, e non di premialità. Sancisce il rilascio del permesso di soggiorno, per chi è vittima di sfruttamento e si trova in grave situazione di pericolo; in questo senso, possiamo dire che garantisce la protezione e l’inserimento socio-lavorativo per le vittime di tratta.










