I più ricchi vivono a Cagliari, ma attorno al capoluogo c’è pressoché un deserto fatto di crisi e incertezza ben più gravi rispetto al resto del Paese. Benvenuti nella Sardegna post-pandemia, una regione che a conti fatti cresce poco, lo fa lentamente e nel frattempo vede sparire ogni anno sempre più residenti dai centri interni, incapaci di sopravvivere in territori privi di servizi e opportunità, aridi quindi socialmente ed economicamente.
I numeri. Il quadro nero emerge dall’ultimo report diffuso da Withub su dati del ministero dell’Economia e delle Finanze relativi ai redditi dichiarati nel 2023 dagli italiani (l’anno d’imposta è perciò il 2022). I numeri sono impietosi perché confermano il doppio male dell’Isola: da una parte infatti i redditi medi regionali restano ben al disotto di quelli nazionali, dall’altra poi crescono al rallentatore, meno del resto d’Italia ma soprattutto meno rispetto all’inflazione che contemporaneamente rende tutto più costoso. L’ammontare medio dichiarato dai sardi si ferma a 15.504 euro, contro i 23.650 euro su base nazionale. Ciò significa che oltre Tirreno la ricchezza delle famiglie è enormemente superiore rispetto a quella sarda, confronto incredibile se si pensa che nell’Isola i prezzi di alimentari, carburanti e beni di prima necessità sono tutt’altro che convenienti, così da costringere la Sardegna a un paradosso-beffa: guadagnare di meno e spendere tanto o più dei connazionali.
La classifica. I dati ministeriali confermano un fenomeno: i comuni più grandi della Sardegna sono anche quelli quasi sempre più “ricchi”. In testa alla graduatoria c’è come detto Cagliari con 25.315 euro dichiarati in media nel 2023 da oltre 106mila contribuenti. In seconda posizione si piazza, quasi a sorpresa Selargius: la cittadina dell’hinterland cagliaritano conta infatti quasi 20mila contribuenti e 21.490 euro di reddito. L’ultimo gradino del podio è occupato da Sassari (83.602 contribuenti e un reddito di 21.376 euro). Il “club dei 20mila euro” è completato da Oristano (21.361 euro), Capoterra (20.971 euro), Nuoro (20.751 euro), Elmas (20.655 euro), Golfo Aranci (20.559 euro), Quartu (20.193 euro) e Stintino (20.050 euro). In coda invece è Bidonì ad aggiudicarsi la maglia nera della ricchezza. Il piccolo paese dell’Oristanese raccoglie 122 anime e l’anno scorso ha denunciato in media solo 10.424 euro, poche decine in meno rispetto a Onanì nel Nuorese (10.441 euro). Più staccati, ma non certo tra i Paperoni d’Italia, gli abitanti di Semestene, nel Sassarese, che nel 2023 hanno denunciato in media al Fisco (11.139 euro). Risalendo la “classifica della povertà” si incontrano in successione i comuni di Nureci (11.358 euro dichiarati nel 2023), Osidda (11.416 euro), Ittireddu (11.548 euro), Gesico (12.144 euro), Nurri (12.167 euro), Sorradile (12.220 euro) e per finire Sennariolo (12.316 euro).
Allarme. «Il conto alla rovescia verso l’estinzione dei piccoli centri è scattato», spiega Mauro Carta, presidente della Acli regionali. «Stiamo infatti assistendo a una desertificazione incontrastata di Comuni ora popolati da moltissimi pensionati che ovviamente non potranno portare ricchezza per sempre. Per di più, i lavoratori che vivono nei piccoli centri dell’interno sono spesso giovani stagionali o precari, dai redditi troppo bassi per poter sbarcare l’interno anno. Ciò significa che neppure il turismo riesce a risollevare le sorti dell’economia regionale». Il rappresentante dell’associazione suona la campanella d’allarme: «Se non invertiamo al più presto la rotta, garantendo opportunità servizi e ridistribuendo quindi la ricchezza su tutta l’Isola, diremo presto addio a decine di comuni e migliaia di cittadini. Basti pensare che il reddito imponibile medio sardo è il 72% di quello lombardo. Un dato inquietante che tuttavia non stupisce affatto».
I “paperoni”. L’amarezza aumenta puntando lo sguardo in alto. Verso la cima della classifica dei Comuni più ricchi. Manco a dirlo tutti del Nord Italia e sedi di importanti aziende dai fatturati milionari, i cui proprietari (se residenti) possono far schizzare il reddito medio verso le stelle. Non a caso dietro la capolista Portofino si piazza Lajatico, poco più di 1.200 fortunati abitanti nelle campagne di Pisa, capaci di dichiarare quasi 53mila euro annui. In terza posizione Basiglio, piccolo pianeta della “galassia milanese” con 49.524 euro. Tra le metropoli vince invece Milano (35.282 euro), seguita da Bologna (27.626 euro), Roma (27.206 euro), Firenze (26.133 euro) e Torino (25.224 euro). Più in basso Venezia, Genova, Bari, Napoli e Palermo dove i redditi non arrivano neppure a 24mila euro.
Luca Mascia (articolo pubblicato su L’Unione Sarda del 25 aprile 2024)










