La riapertura delle scuole offre ogni anno spunti di riflessione e di dibattito. Negli ultimi mesi, si è spesso parlato delle modifiche al calendario non riuscendo, però, a trovare una soluzione che possa mettere assieme le esigenze del mondo scolastico con quelle delle famiglie. Anche la recente idea di riportare l’inizio dell’anno scolastico ad ottobre, nata perché gli istituti sono sprovvisti di strumenti in grado di raffrescare gli ambienti, ha fatto nascere una nuova polemica. Ma come stanno gli studenti sardi? Ad un anno dalla precedente analisi, andiamo a capire se ci sono stati cambiamenti e si è verificato un peggioramento o un miglioramento.
Positività
Sono 226.250 i residenti in Sardegna di età compresa tra gli zero ed i 19 anni interessati dai servizi per l’infanzia e dai vari gradi di istruzione, il 14% della popolazione isolana. All’interno di questo gruppo, il 10% ha tra gli zero e i due anni; il 12% tra i 3 ed i 5 anni; il 30% ha l’età per frequentare la scuola primaria (6-11 anni); il 18% è nell’età della scuola secondaria di primo livello (12 -14 anni) e un altro 30% ha tra i 15 ed i 19 anni. Sono 135.070 i giovani sardi di età compresa tra 6 e 16 anni, soggetti all’obbligo scolastico. I dati 2023 dell’Indagine sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) e i dati sugli Indicatori di Sviluppo Sostenibile al 2030, elaborati da ISTAT, ci permettono di ricostruire un quadro della relazione tra i sardi di diverse età col mondo della scuola e delle competenze.
Il 46,5% dei bambini tra 0 e 2 anni è iscritta all’asilo nido, dato superiore al 31,7% della media nazionale; in questa graduatoria la Sardegna è seconda, superata solo dalla Valle d’Aosta, col 48,3% dei bambini iscritti al nido.
Passando alle scuole, la percentuale di quelle accessibili in Sardegna – cioè, quelle che offrono servizi di base – è pari al 45,4%, superando di circa 5 punti percentuali la media nazionale (pari al 40,3%).
Aspetti negativi
Quando andiamo a vedere l’aspetto più qualitativo, scopriamo una Sardegna che però registra notevoli difficoltà. L’abbandono scolastico a livello regionale, nel 2023 al 17,3%, continua ad essere superiore alla media nazionale, pari al 10,5%.
Stesso discorso vale per il tasso di dispersione implicita, la percentuale di chi, al termine del proprio percorso scolastico, non raggiunge competenze minime, ed è il 15,9% in Sardegna, contro l’8,7% nella totalità del territorio italiano.
I dati INVALSI fanno emergere che poco meno della metà degli studenti sardi delle classi terze della scuola secondaria di primo grado (49,5%) hanno una competenza alfabetica non adeguata, contro il 38,5% del dato nazionale; ancora, il 58,1% degli studenti della stessa classe non hanno adeguate competenze matematiche adeguate, rispetto al 44,2% degli studenti italiani.
Dato confortante è il livello di istruzione della popolazione tra i 15-19 anni, che rappresenta la quota di popolazione che, per età, dovrebbe essere in possesso almeno della licenza media inferiore, in cui la Sardegna raggiunge il 100%, con un valore nazionale pari al 99,1%. Tuttavia, se guardiamo al tasso di conseguimento del titolo di scuola superiore di secondo grado nella popolazione tra i 25 e i 64 anni, la Sardegna si colloca al penultimo posto a livello nazionale, con poco più della metà, il 55%, della popolazione in possesso con questo titolo, a fronte di un dato nazionale del 65,5%. Altri dati che mettono in allarme, sono quelli sui giovani che si apprestano ad entrare nel mercato del lavoro o ad intraprendere un percorso universitario: l’indicatore sull’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione – indicatore che riguarda la classe di età compresa tra 18 e 24 che possiede come titolo scolastico il diploma di terza media e che non ha qualifiche professionali riconosciute a livello regionale o non si è inserita all’interno di un altro percorso di istruzione o formazione – mostra che i giovani sardi in questa categoria sono pari al 17,3%, mentre la media nazionale è al 10,5%. I NEET (giovani che non studiano e non lavorano) in Sardegna sono pari al 19,6%, mentre in Italia rappresentano il 16,1% della popolazione; ancora, il tasso di occupazione giovanile, nella fascia di età 15-29 anni, in Sardegna è al 29,6%, contro il dato nazionale pari al 34,7%: 7 giovani sardi su 10, quindi, sono disoccupati.

A livello provinciale è disponibile il dato del tasso di disoccupazione giovanile per la classe di età compresa tra i 15 e i 24 anni: la provincia di Nuoro registra il minor tasso di disoccupazione (13,2%); seguono le province di Oristano (21,8%), Cagliari (23,2%) e Sassari (27,6%). Il tasso di disoccupazione giovanile più elevato lo registra la provincia del Sud Sardegna, con un dato ben superiore rispetto alle altre realtà territoriali, pari al 36,7%.

Se andiamo a vedere i dati relativi alle persone laureate e quelle aventi altri titoli terziari, vediamo che nella fascia d’età 25-34 anni, sono il 27% i sardi che possiedono tali titoli, contro una media nazionale del 30,6%.

Il dato sulla mobilità dei laureati italiani al 2022, cioè il tasso di migratorietà di soggetti di età compresa tra i 25 e i 39 anni aventi un titolo di studio terziario, per 1000 laureati residenti, è pari a -16,4 per la Sardegna, contro il -4,5 a livello nazionale.

Le competenze della popolazione, tuttavia, non si misurano esclusivamente attraverso i titoli di studio, ma più in generale con le competenze acquisite dalla popolazione. Per quanto riguarda l’accesso a Internet, ISTAT, negli indicatori territoriali per le politiche di coesione, presenta la percentuale di persone di 11 anni e più che hanno utilizzato Internet almeno una volta a settimana nei tre mesi precedenti l’indagine e la percentuale di famiglie che dispongono di connessione ad Internet e di almeno un PC: i dati raccolti vedono, il 75,4% dei sardi di almeno 11 anni che sono utenti regolari di Internet, contro il 77,7% del dato nazionale e il 64,2% delle famiglie sarde che dispone di almeno un computer e della connessione a Internet, rispetto ad un 67,2% riguardante il territorio nazionale.
Il dato sulla popolazione di 16-74 anni avente competenze digitali almeno di base – da intendersi quelle attività relative all’uso di internet in riferimento ai cinque domini definiti dal Digital Competence Framework 2.0, vale a dire “Alfabetizzazione all’informazione e ai dati”, “Comunicazione e collaborazione”, “Creazione di contenuti digitali”, “Sicurezza” e “Risoluzione dei problemi” – registra un 43,3% della popolazione sarda con tali competenze, a fronte di un 45,9% del dato nazionale.

La fotografia che ci viene restituita da questa lettura comparata di dati di fonte ISTAT sottolinea non tanto una mancanza di infrastrutture per quanto riguarda il sistema scolastico e la formazione, quanto un deficit in termini qualitativi, in particolare per quei titoli di studio e di competenze diffuse che più facilitano l’entrata nel mondo del lavoro. Ovviamente, questi dati sono l’esito di più fattori che necessitano di adeguati studi e approfondimenti per poter costruire politiche adeguate che permettano alla Sardegna di avvicinarsi alle medie nazionali.
Silvia Talana e Vania Statzu









