Seminario delle Acli della Sardegna sui nuovi bisogni del welfare: i lavori del pomeriggio di venerdì 11

Dopo i momenti più tecnici della mattina (illustrati nel precedente articolo), il seminario promosso dalle Acli, è proseguito con interventi più politici

L’evento pomeridiano è iniziato con una bella comunicazione del professor Gino Mazzoli, esperto di politiche di welfare e network territoriali. Un intervento ricco e stimolante che ha sottolineato diversi punti. Prima di tutto che “Viviamo in un clima che non è umano e che produce fragilità e dunque nuove povertà. Ci viene richiesto di vivere a velocità decuplicata rispetto al passato. E c’è una categoria di nuovi vulnerabili composta da ceto medio impoverito in crisi: perché non abituato a faticare ad arrivare a fine mese, con reddito sopra soglia isee, casa, lavoro, titolo di studio; ma anche con tendenza a vivere al di sopra delle proprie possibilità; povertà di reti familiari e sociali, impoverimento per ragioni naturali, vergogna a chiedere aiuto”. Sono proprio i ceti medi che, non trovando più nessun riconoscimento, attuano una disintermediazione: sono i ceti medi che non accettando di essere “scartati” e non avendo mezzi mentali per rispondere, attaccano i partiti e tutti quei corpi intermedi che non vengono più capiti né visti come elementi essenziali per il buon funzionamento di una comunità.

È una analisi interessante della società: si entra in crisi perché le aspettative sono molto alte e non si riesce a trovare una risposta per lo stato di avvenuta povertà che si prospetta.
Quali le possibili risposte? Queste possono arrivare attraverso i rapporti sociali: “La democrazia non è un algoritmo giuridico e neanche una festa in piazza ma un lungo processo, una pratica. Ci deve essere una curiosità sociale vera, una voglia di rapporti concreti, uno sviluppo di un senso di fiducia. Bisogna anche riscoprire che le buone pratiche esistono, che la vita va avanti anche se non perfetta; allora bisogna trovare gli elementi positivi, collegare i punti positivi del mondo e inserire questi stimoli in un codice che contemperi gli elementi della modernità (infinito, scritto, immateriale, teorico, globale, veloce, individuo) a elementi che possono sembrare passatisti (circoscritto, orale, corporeo, pratico, locale, lento, gruppo-comunità). Bisogna, magari anche per ragioni individualistiche, interessarci comunque all’altro”.

Col suo intervento ha dato inizio alla tavola rotonda serale. Paolo Ricotti ha ribadito alcuni punti espressi nel primo intervento collegandoli al lavoro del patronato nella società; Andrea Pianu, vicepresidente nazionale Legacoop sociale ha ricordato come la pandemia abbia acuito situazioni di difficoltà e che la Regione non ha saputo fare politiche a supporto del terzo settore, oggi invece assolutamente necessarie (previa una pianificazione e una strategia di azione); Lucia Coi, dirigente nazionale ANPAS, ha ricordato che “da soli non ci si salva; siamo assolutamente d’accordo a partecipare a tavoli di condivisione affinché si trovi il modo giusto per far quadrare tutto e arrivare a un obiettivo univoco e condiviso. Il richiamo alla Costituzione è sempre importante e deve essere il faro che guida chiunque lavori in ambito sociale e soprattutto chi lo fa in maniera volontaria”.

È poi intervenuto il neo deputato ed ex presidente regionale delle Acli Silvio Lai.
“Il risentimento sociale è sempre più diffuso e le Acli, come il sistema sanitario ad esempio, sono spesso costrette a dare una sorta di risposta routinaria, ossia sono ormai costrette a rispondere a una mole tale di richieste che si deve operare sempre in emergenza e con persone sempre più insoddisfatte. La tecnologia non potrà sostituirsi nella relazione umana per ciò che concerne la fiducia nel prossimo; ed è proprio il concetto di fiducia che è alla base della creazione di reti di relazioni umane. La fiducia è l’elemento fondamentale per costruire un capitale sociale e dunque anche un capitale economico; è la rete di vere e sincere relazioni umane, nel momento della crisi, che salva le persone, sono le relazioni basate sui valori e sullo scambio che aiutano le persone a salvarsi nella crisi. E insieme al capitale sociale, è essenziale anche il mantenimento della democrazia e della partecipazione. Una partecipazione che vuol dire fare rete di reti, un patrimonio di associazioni. Questo affinché le risposte che si possono dare per i bisogni dei cittadini, sempre più inevasi, diventino risposte condivise e collettive. Perché altrimenti i diritti non saranno difesi da nessuno e la società sarà sempre più sbriciolata”.

Ha chiuso i lavori Franco Marras, presidente regionale delle Acli, che nelle sue conclusioni ha ribadito che “È evidente come il lavoro di studio e approfondimento delle Acli e di altre realtà del terzo settore sia essenziale per leggere e capire cosa è avvenuto e cosa sta avvenendo nel paese. Non solo attraverso i servizi che si offrono, e che permangono sostanziali per tantissime persone, ma anche attraverso l’analisi dei dati e il successivo tentativo di darne una elaborazione per poi fare proposte concrete. Momenti di incontro così sono preziosi e spero che ve ne saranno altri in futuro”.

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