Un momento di incontro, di riflessione e di approfondimento per decine di delegati da tutta la Sardegna.
Il seminario che si è svolto venerdì 11 novembre al THotel di Cagliari è stato tutto questo ma anche un momento di scambio e un investimento per collaborazioni future con altri enti e realtà del terzo settore che operano in Sardegna. La giornata, promossa dalle Acli, è stata divisa in due momenti; nella mattina sono state presentate ricerche e attività, una maniera per avere un quadro chiaro di ciò che sta avvenendo in Sardegna.
Dopo l’apertura dei lavori da parte di Franco Marras, presidente regionale delle Acli, Mauro Carta ha presentato il lavoro fatto con METE 2022 dal CREI evidenziando come non esista più neanche la cosiddetta “ciambella demografica”; il decremento demografico è diffuso infatti ovunque anche nelle aree comunque più attrattive come Cagliari. Di fatto, su 377 comuni, 373 hanno saldo negativo o nullo: continuando su questo trend, si arriverà già prima del 2030 ad avere in Sardegna solo 1.500.000 di abitanti, con una radicale diminuzione dei giovani e di coloro che sono nel periodo lavorativo. Altro aspetto importante è che non sempre la dimensione demografica è collegata a quella economica; Olbia, che continua ad essere un attrattore, ha un reddito medio inferiore rispetto a molte altre realtà (è al 26° posto in Sardegna). Anche le Università sarde hanno perso iscritti: Sassari ha il 17% in meno e Cagliari il 7%; contestualmente bisogna segnalare che l’ERSU ha erogato molte meno borse di studio, anche questo è possibile abbia influito. Anche l’immigrazione in Sardegna ha avuto una flessione: calano infatti in generale coloro che intendono trasferirsi in Sardegna, si cerca lavoro altrove.Mentre dalla Sardegna si continua a partire: in generale, negli ultimi tre anni sono partiti 18.000 sardi.
La ricercatrice Vania Statzu ha mostrato i dati della ricerca fatta con SWG nata per capire quale sia il livello di fiducia e di capitale sociale in Sardegna. La ricerca, che verrà poi presentata a inizio dicembre, evidenzia come purtroppo sia molto basso oggi il livello di fiducia esistente in Sardegna, non solo verso le cosiddette autorità ma anche tra comuni cittadini; una situazione negativa e che non aiuta lo sviluppo di reti sociali ed economiche.
Antonello Caria, direttore Iares, ha parlato di “Povertà, Re.I.S., REI e reddito di cittadinanza. Il welfare a ostacoli”, evidenziando dubbi e sottolineando tutte le criticità del sistema. Vari i dati riportati, tra questi anche la platea di coloro che in Sardegna usufruiscono di questi sostegni: il Re.I.S. coinvolse, prima del 2018, circa 26.000 famiglie mentre oggi sono 52.000 famiglie sarde, ossia tra 100 e 150.000 persone a usare uno di questi mezzi (soprattutto il reddito di cittadinanza). Ugualmente interessante lo studio e le interviste fatte dallo Iares (con 117 interviste fatte a percettori sardi): il quadro generale dei percettori, il loro tasso di sfiducia anche in merito al mercato del lavoro, è piuttosto disarmante.
Purtroppo, da questi interventi di analisi, appare una Sardegna debole e fragile e con una ripresa diffusa del disagio sociale. Ci sono poi stati interventi più tecnici sulle attività di CAF e Patronato.
Andrea Mercenaro ha descritto la campagna fiscale 2022 (circa 31.000 soggetti serviti, circa 17.000 pratiche per l’ISEE l’unico calo nella zona di Oristano e a Borore). Regina Masala ha raccontato il lavoro fatto dal patronato segnalando i vari ambiti di intervento (socio assistenziale, previdenziale, di danni alla salute). Ha poi sottolineato come, stante la situazione esistente, gli interventi pubblici siano essenziali in Sardegna perché senza questi vi sarebbe un concreto rischio di esclusione sociale.
Silvia Ortu ha parlato delle attività di Sardegna sapere impresa sociale srl, accreditata oggi come agenzia formativa per la RAS: percorsi di istruzione e formazione professionale per minori in dispersione scolastica, percorsi integrativi per il 4 anno (per prender un diploma); percorsi formativi per disoccupati, progetti di inclusione sociale diffusi su tutto il territorio della Sardegna. Ha poi indicato come futuri ambiti di progettazione il nuovo bando per garanzia giovani, bando Forestas, programma GOL (attuazione pratica PNRR).
Dopo un confronto tra Franco Marras e i presidenti provinciali delle Acli di Cagliari e Sassari, Giacomo Carta e Salvatore Sanna, ha chiuso la mattinata di lavori Paolo Ricotti, presidente nazionale patronato Acli. Ricotti ha affermato che il patronato continua a lavorare per dare dignità alle persone: “Dare i servizi come patronato, per me, vuol dire di fatto fare le Acli. Noi siamo una realtà capace di fare analisi ma anche di stupirsi, siamo capaci di essere curiosi; noi abbiamo la capacità di capire dove vanno i bisogni delle persone e siamo in grado di risolvere i problemi delle persone. Perché non pensare agli aclisti come a dei volontari per i diritti? Qualcuno che lavora per i diritti affinché non siano delle concessioni ma degli elementi che siano di facile accesso per tutte le persone. Inoltre, i dirigenti delle Acli devono essere capaci di prendere la parola nella vita di tutti i giorni; le Acli fanno parte della realtà, noi viviamo tutti i giorni in mezzo alle persone, e anche i nostri dirigenti devono esser capaci di intervenire, anche attraverso la politica, nella realtà. Io credo che noi siamo bravi e diamo la migliore tutela alle persone che a noi si rivolgono. Le persone e molto spesso hanno bisogno di essere orientate, di essere ascoltate nei loro problemi e aiutate tramite un welfare sartoriale, fatto ciò sulle singole persone che vada a risolvere proprio i problemi dei singoli. L’aspetto positivo di giornate come queste -ha concluso Ricotti- è il fatto che le differenze tra Acli, Patronato e CAF esistono ma abbiamo tutti lo stesso obiettivo ossia essere utili alle persone. Valorizzare le differenze ma lavorare insieme nella stessa direzione: sì alla complessità no alle complicazioni”.














