Taglio dei parlamentari

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Al Referendum votiamo con la testa, votiamo NO.

Il 20 e 21 settembre si vota per il referendum confermativo della forma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari.

Con la riforma il parlamento passerà dagli attuali 630 deputati a 400 e dagli attuali 315 senatori a 200. Contemporaneamente si vota in sette Regioni, in più di mille Comuni per la tornata elettorale delle amministrative, per le elezioni suppletive nei collegi Sardegna 03 e Veneto 09 del Senato.

A questo proposito le ACLI non possono esimersi dall’assumere una posizione netta su questo tema, in linea con i valori storici a cui il movimento è fedele: la Democrazia, il Lavoro e la Chiesa.

Abbiamo 5 valide ragioni per credere che la scelta di tagliare la rappresentanza istituzionale sia sbagliata e profondamente dannosa per le persone:

1. Sarà un voto poco consapevole

La scelta di accorpare il referendum e il voto in una unica data per di più così ravvicinata, immediatamente dopo il periodo festivo, renderà impossibile fornire ai cittadini in campagna elettorale un’adeguata informazione sul tema referendario che modifica la Costituzione.

Inevitabilmente tanti elettori, portati alle urne dalle contemporanee elezioni amministrative e regionali, saranno costretti a votare in modo frettoloso e superficiale, non avendo sufficienti elementi di conoscenza per giudicare se il taglio dei parlamentari proposto sia una scelta giusta, opportuna e ponderata, o meno.

2. Non è vero che l’Italia ha il numero più alto di parlamentari

Fra i Paesi dell’Unione Europea l’Italia, rispetto al numero di abitanti, ha un numero di deputati molto basso, poco più di Francia, Olanda, Spagna e Germania, e meno, spesso molto meno di tutti gli altri Paesi.

Inoltre, con la riforma il rapporto medio fra parlamentari e popolazione crescerebbe da 96.006 a 151.210. In questo modo sarà molto più difficile rappresentare efficacemente un numero così elevato di cittadini e a farne le spese saranno specialmente le aree più deboli del Paese, come le piccole Comunità e le aree rurali.

Tagliare in questo modo i parlamentari non significherà tagliare i costi ma tagliare la rappresentanza istituzionale dei territori e dei cittadini.

3. Non ci sarà nessun risparmio consistente

I tecnici affermano che il risparmio che si otterrebbe dal taglio della rappresentanza istituzionale sarebbe pari a 285 milioni circa.

Si tratta di appena lo 0,007% del PIL nazionale, e di un risparmio di appena 0,94 euro l’anno a cittadino. Nessuna persona ragionevole rinuncerebbe a poter parlare con un suo rappresentante in Parlamento per risparmiare appena un euro all’anno.

4.  Non ci sarà una maggiore efficenza del Parlamento.

La funzione legislativa di un parlamento è del tutto indipendente dal numero dei suoi parlamentari.  I compiti del parlamento sono stabiliti con chiarezza dalla Costituzione: esso deve rappresentare i cittadini, legiferare e controllare l’operato del Governo.

È inevitabile che un gruppo ridotto di parlamentari sarà meno efficace nello svolgimento di questi compiti.

Sarà molto meno pluralista, e quindi più prono alle disposizioni del governo.

Sarà meno competente, perché ci saranno meno parlamentari con saperi e professionalità specifiche.

Sarà meno rappresentativo, perché il rapporto numerico con la base elettorale cambierà, com già detto, in peggio.

5. Servirà una nuova legge elettorale e una modifica alla costituzione per l’elezione del Presidente della Repubblica

La riduzione del numero di parlamentari comporta necessariamente la modifica della legge elettorale. Per salvaguardare in qualche modo la rappresentanza, ci vorrebbe una legge elettorale proporzionale che tuteli i piccoli partiti.

Inoltre bisognerà cambiare ancora la Costituzione per l’elezione del Presidente della Repubblica. Infatti la Costituzione afferma che “Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze”. Ma se diminuisce di più di un terzo il numero dei parlamentari e si mantiene lo stesso numero di delegati regionali, si dà a questi ultimi un soverchiante potere di elezione a discapito di quello dei parlamentari.

È evidente che questa riforma che sarà messa al vaglio degli elettori il 20 e 21 settembre è scritta male e rischia di compromettere seriamente l’intero impianto costituzionale, la rappresentanza dei cittadini e la possibilità di avere un sistema democratico che assolva realmente ed efficacemente alle sue funzioni.

Se si riduce il potere del Parlamento si riduce il potere dei cittadini che esso rappresenta. Mentre oggi all’Italia serve proprio il contrario: una democrazia forte che sia capace rappresentare i cittadini attraverso organismi autorevoli e riconosciuti in cui è possibile porre fiducia.

Non sprechiamo le conquiste di libertà e democrazia donateci dalla Resistenza! Noi votiamo no!

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