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	<title>scuola Archivi - Acli Sardegna</title>
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	<title>scuola Archivi - Acli Sardegna</title>
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		<title>Appello delle ACLI al presidente della Regione: riportare subito i ragazzi a scuola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pier Mario Lai]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jan 2021 16:25:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ACLI della Sardegna]]></category>
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		<category><![CDATA[Cristian Solinas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Il Presidente della regione riveda la sua decisione sul rinvio della riapertura delle scuole al 31 gennaio. Siamo molto preoccupati per questo ulteriore slittamento della data che rischia di avere&#8230; <a href="https://www.aclisardegna.it/appello-delle-acli-al-presidente-della-regione-riportare-subito-i-ragazzi-a-scuola/" class="read-more">(leggi tutto) </a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Il Presidente della regione riveda la sua decisione sul rinvio della riapertura delle scuole al 31 gennaio. Siamo molto preoccupati per questo ulteriore slittamento della data che rischia di avere effetti ancora più negativi sugli studenti sardi, già penalizzati da molte altre condizioni.” È un vero appello quello rivolto dal Presidente regionale delle Acli Franco Marras che chiede un’immediata revisione dell’ordinanza firmata la scorsa notte dal Presidente Solinas.</p>
<p>“La Sardegna è una delle regioni Gialle e dunque ci sono i margini per organizzare al meglio e in sicurezza sia il trasporto degli studenti negli istituti che lo svolgimento delle lezioni. Sono disponibili risorse regionali e nazionali per utilizzare, in caso di necessità, il trasporto privato e gli autobus turistici e affiancarlo a quello pubblico per evitare il pericolo di assembramenti nei mezzi. Non abbiamo contesti metropolitani da gestire e abbiamo la possibilità di far fronte a questa emergenza. Questo lavoro andava fatto già nelle scorse settimane per arrivare preparati all’11 gennaio ma si può fare anche a partire da oggi in tempi più rapidi di quelli che sono stati previsti con lo slittamento al 31 gennaio.</p>
<p>Non è un capriccio irresponsabile, basta vedere i nuovi dati ISTAT con la nostra regione continua ad avere dati più che preoccupanti sul livello di istruzione, per rendersi conto che non possiamo perdere altro tempo. I numeri della dispersione scolastica, quelli dei diplomati e dei laureati ci relegano nelle zone più basse delle classifiche italiane e non possiamo neanche contare su un sistema di formazione professionale stabile e adeguato per gli over 14. La sostanza è che non siamo nelle condizioni di rallentare ulteriormente il percorso formativo dei nostri ragazzi, anzi, al contrario dobbiamo trovare tutte le soluzioni e gli strumenti necessari per sostenerlo e potenziarlo.</p>
<p>Per quanto riguarda me e l’Associazione che rappresento, conclude Marras, siamo pronti ad offrire ogni tipo di contributo utile per consentire agli studenti delle scuole superiori sarde di poter rientrare prima possibile in aula.”</p>
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		<title>Didattica a distanza, digital divide e rischio abbandono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberta.argiolas]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2020 14:37:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ACLI Cagliari]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[abbandono scolastico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono sempre meno i sardi che vanno oltre il diploma. Secondo uno studio di Con i Bambini e Openpolis su dati Istat 2017, la Sardegna è la regione che fa&#8230; <a href="https://www.aclisardegna.it/didattica-a-distanza-digital-divide-e-rischio-abbandono/" class="read-more">(leggi tutto) </a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono sempre meno i sardi che vanno oltre il diploma. Secondo uno studio di <em>Con i Bambini e Openpolis</em> su dati Istat 2017, la Sardegna è la regione che fa registrare il maggior numero di abbandoni scolastici con il 21,2% della popolazione tra i 18 e i 24 anni contro una media nazionale del 14% (10% nel centro nord). Secondo lo stesso report, il 20% dei ragazzi italiani del Mezzogiorno non possiede un pc o un tablet, il 23,5 per cento dei sardi non ha una connessione internet a casa, e quasi il 40% di coloro che possono connettersi non raggiunge la velocità di 30Mbps (sufficiente per partecipare senza problemi alle videolezioni).</p>
<p>“Si tratta di due dati che sono già fortemente legati, dal momento che al giorno d’oggi gli strumenti informatici e la connessione sono fondamentali nella formazione – spiega il presidente di Acli Cagliari <strong>Mauro Carta</strong> –, ma nel periodo post Covid, non essere in grado di avere accesso alla rete potrebbe tradursi nell’impossibilità effettiva di prendere parte alle lezioni con profitto: l’esperienza del lockdown ha già mostrato con brutale chiarezza le difficoltà che hanno dovuto affrontare le famiglie alle prese con la formazione a distanza e lo smart working, tra condivisione di dispositivi, lentezza delle reti, mancanza di competenze di base”.</p>
<p>Già da aprile scorso le Acli di Cagliari si sono attivate per offrire <em>S.O.S. Informatica</em>, un servizio di supporto tecnologico gratuito per lo smart working, l’e-learning, le piattaforme di web conference, il file sharing professionale, i software di accesso remoto e, molto importante, la sicurezza informatica. I volontari Acli hanno dato un aiuto anche ai tanti anziani in difficoltà con le videochiamate, unico modo per sentirsi vicini ai propri cari. <em>S.O.S. informatica</em> è rivolto a tutti: studenti e insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, artigiani, professionisti, imprenditori e PMI, singoli, famiglie e anziani.</p>
<p>“Il servizio, raggiungibile gratuitamente via mail all’indirizzo <a href="mailto:sosinformatica@aclicagliari.it">sosinformatica@aclicagliari.it</a> oppure al numero di telefono 3515939617 <u>attivo esclusivamente dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12 </u>– spiega Carta –, rappresenta ovviamente solo un piccolo aiuto per la comunità”.</p>
<p>È chiaro che senza investimenti importanti sul territorio, nelle scuole e nella formazione di docenti e alunni si rischia di andare incontro a un’impennata dei dati sull’abbandono scolastico nel prossimo futuro.</p>
<p>“Il decreto Cura Italia ha messo a disposizione a livello nazionale 85 milioni di euro per dotare le scuole di dispositivi e per formare il personale. A questi si aggiungono altri 80 milioni del Piano operativo Miur per l’acquisto di dispositivi informatici (1,6 milioni per la Sardegna). Ma questi fondi potrebbero non essere sufficienti – conclude Carta – dal momento che la situazione di partenza dell’isola fa registrare (dati OCSE): 39,9 alunni per pc in classe (media nazionale 41), 356,9 alunni per dispositivo mobile (media nazionale 62,80), 11 alunni per pc nei laboratori (media nazionale 11,6), 8,4 alunni su tecnologie totali (media nazionale 7,90)”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>3 agosto 2020</em></p>
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		<title>La crisi della cultura italiana in Turchia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Crei]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2019 10:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CREI ACLI Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[cultura italia]]></category>
		<category><![CDATA[IMI]]></category>
		<category><![CDATA[istituti italiani di cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cultura italiana in Turchia ha goduto nel tempo di una posizione di prestigio rispetto a tutte le altre culture che operano nel paese. Attualmente, però, la comunità italiana residente&#8230; <a href="https://www.aclisardegna.it/la-crisi-della-cultura-italiana-in-turchia/" class="read-more">(leggi tutto) </a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">La cultura italiana in Turchia ha goduto nel tempo di una posizione di prestigio rispetto a tutte le altre culture che operano nel paese. Attualmente, però, la comunità italiana residente ad Istanbul lamenta problemi riguardanti le scuole italiane e gli Istituti Italiani di Cultura in Turchia ed il conseguente pericolo di perdita della posizione e di immagine dell&#8217;Italia nel paese.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il governo turco, negli ultimi anni, ha stabilito che gli studenti turchi e stranieri residenti nel paese debbano frequentare le scuole dell&#8217;obbligo turche. Per garantire un&#8217;istruzione conforme a quella del paese d&#8217;origine le istituzioni consolari straniere hanno acconsentito al trasferimento di alcune delle scuole entro i confini delle sedi diplomatiche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I cittadini italiani residenti stabilmente o temporaneamente ad Istanbul hanno accesso <strong>all’IMI</strong>, <strong>Istituti medi italiani</strong>, scuole secondarie di I grado (ex scuole medie) e scuole secondarie di II grado (liceo scientifico). <strong>L&#8217;IMI è una scuola statale italiana riconosciuta dal MIUR</strong>, gli studenti che la frequentano acquisiscono un titolo legalmente riconosciuto dallo Stato italiano. Il MIUR cita la Galileo Galilei (Liceo Scientifico), tra le scuole paritarie italiane . Non esiste una scuola elementare statale o paritaria italiana che consenta l’accesso diretto all&#8217;IMI. <strong>La  <a href="https://web86228.wixsite.com/marcopoloistanbul" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Marco Polo</a> è l&#8217;unica scuola italiana presente ad Istanbul per i livelli di Scuola dell&#8217;Infanzia e Scuola primaria</strong> ma, contrariamente all&#8217;IMI e alla Galileo Galilei, <strong>non è elencata tra le scuole riconosciute dal MIUR e quindi dal sistema di istruzione italiano</strong>.</span></p>
<figure id="attachment_1396" aria-describedby="caption-attachment-1396" style="width: 930px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.creiaclisardegna.it/wp-content/uploads/2019/07/239454F0-78F2-4B6E-A9C5-B560E0B37D5A-441-000000362777A748-1.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-1396 " src="https://www.creiaclisardegna.it/wp-content/uploads/2019/07/239454F0-78F2-4B6E-A9C5-B560E0B37D5A-441-000000362777A748-1-768x1024.jpg" alt="" width="930" height="1239" /></a><figcaption id="caption-attachment-1396" class="wp-caption-text">Scuola Marco Polo di Istanbul</figcaption></figure>
<p><span style="color: #000000;">Ad ora il governo turco tollera la frequenza della Marco Polo qualora almeno uno dei genitori dello studente sia cittadino italiano o europeo. Non è consentito ad un bambino che sia figlio di due cittadini turchi frequentare la Marco Polo.  Attualmente <strong>la Marco Polo è frequentata da 80 bambini italiani, di cui almeno 2 di origine sarda e vi operano 3 insegnanti sardi</strong>.</span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">La Marco Polo è situata all&#8217;interno dei confini delle sedi diplomatiche italiane. È una scuola gestita da un&#8217;associazione turca legalmente registrata in Turchia, perciò sottoposta alla legge turca in base alla quale, per ogni cittadino straniero assunto, l&#8217;azienda deve assumere cinque cittadini turchi. La scuola, dunque, per 9 dipendenti dovrebbe assumere altri 45 turchi.</span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;">Per il genitore italiano che scelga per i propri ragazzi una formazione i cui programmi si colleghino alla scuola media statale IMI, si pone la criticità di non far assolvere, al proprio figlio, gli obblighi scolastici poiché, attualmente, <strong>la Marco Polo è un&#8217;azienda privata non elencata nel MIUR il cui titolo non è legalmente </strong></span><span style="color: #000000;"><strong>riconosciuto e quindi non spendibile in Italia.</strong></span></p>
<p><a href="https://www.creiaclisardegna.it/wp-content/uploads/2019/07/83DD2B38-6EE2-47B1-87FD-85E2CFC20ABB-441-00000035D6A34F40.jpg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-1395 size-medium" src="https://www.creiaclisardegna.it/wp-content/uploads/2019/07/83DD2B38-6EE2-47B1-87FD-85E2CFC20ABB-441-00000035D6A34F40-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" /></a><span style="color: #000000;">Per questa ragione i cittadini italiani, rappresentati dall&#8217;Associazione italo-turca &#8211; Türk İtalyan Derneǧi, richiedono che la scuola Marco Polo, unica scuola italiana presente ad Istanbul per i livelli di Scuola dell&#8217;Infanzia e Scuola primaria, venga riconosciuta dal Ministero come scuola statale o paritaria. Tra i requisiti richiesti nella domanda per il riconoscimento del Miur sarebbe necessario ampliare gli spazi della scuola. I genitori dei bambini che frequentano la scuola si sono già organizzati presentando 3 diversi progetti di ampliamento ma sarebbe necessaria la volontà politica, da parte del corpo diplomatico, di porre in essere il progetto al fine del riconoscimento al MIUR.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Le problematiche poste dal mancato riconoscimento da parte del MIUR non si limitano all&#8217;assolvimento dell’obbligo scolastico degli alunni ma riguardano anche la situazione di precarietà degli insegnanti e dei dipendenti della scuola. Essendo la Marco Polo una scuola che fa capo ad un’associazione turca segue la legge turca. Pertanto, per evitare un ingestibile sovradimensionamento del personale, è complicato contrattualizzare i dipendenti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La mancata contrattualizzazione comporta l&#8217;impossibilità ai dipendenti italiani di richiedere il visto per lavoro. Sino ad ora i docenti, pagando, sono riusciti ad ottenere il visto turistico lungo valido per 3 anni. Ultimamente, tuttavia, il governo turco è restio a concedere ai cittadini europei questo genere di visto e non è semplice ottenere un visto se non per coloro che sposano un cittadino turco o sono proprietari d’immobili in Turchia. La situazione di precarietà contrattuale determina un continuo ricambio della classe docente e fa venir meno il diritto alla continuità didattica degli studenti.</span></p>
<figure id="attachment_1399" aria-describedby="caption-attachment-1399" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.creiaclisardegna.it/wp-content/uploads/2019/07/C81E017B-9533-4F62-89E5-D5100603BCC9-441-000000362CAF3DBF.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-1399 size-medium" src="https://www.creiaclisardegna.it/wp-content/uploads/2019/07/C81E017B-9533-4F62-89E5-D5100603BCC9-441-000000362CAF3DBF-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><figcaption id="caption-attachment-1399" class="wp-caption-text">Aula magna scuola Marco Polo</figcaption></figure>
<p><span style="color: #000000;">La situazione sarebbe diversa se la Marco Polo venisse riconosciuta come scuola statale o paritaria. Agli studenti verrebbe garantita la continuità didattica, la classe docente e gli amministrativi verrebbero selezionati dal ministero e godrebbero di maggiori tutele lavorative, inclusa la possibilità di entrare in Turchia con passaporto diplomatico o con regolare contratto e visto per motivi di lavoro, così come avviene per i docenti dell’IMI.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Alla comunità italiana non interessa la gratuità della scuola Marco Polo  ma il riconoscimento da parte del MIUR al fine di dare la possibilità ai ragazzi di assolvere all&#8217;obbligo scolastico e ai dipendenti della scuola di sanare la condizione lavorativa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>I problemi segnalati dalla comunità italiana non riguardano solo le scuole ma anche gli Istituti Italiani di Cultura</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> <strong>Già ad Ankara ed ad Izmir gli istituti di cultura, e di conseguenza i corsi di lingua italiana, sono stati chiusi. Izmir è la città nella quale risiede la  maggior parte dei membri della comunità italiana in Turchia (oltre 5000 persone iscritte all’AIRE)</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Rimane operativo solo l&#8217;Istituto Italiano di cultura di Istanbul, sorto nel 1951, che impiega </strong></span><span style="color: #000000;"><strong>complessivamente 7 dipendenti</strong>.</span></p>
<figure id="attachment_1393" aria-describedby="caption-attachment-1393" style="width: 640px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.creiaclisardegna.it/wp-content/uploads/2019/07/4D219B93-9506-411D-A383-194E39440832-441-00000034292989CC.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1393 size-full" src="https://www.creiaclisardegna.it/wp-content/uploads/2019/07/4D219B93-9506-411D-A383-194E39440832-441-00000034292989CC.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a><figcaption id="caption-attachment-1393" class="wp-caption-text">Le classi della Marco Polo</figcaption></figure>
<p><span style="color: #000000;"><strong>La l.401/90 sugli IIC stabilisce che uno dei principali obbiettivi di questi istituti sia la promozione all&#8217;estero della lingua e della cultura italiana</strong>.<strong>Sino al 2018 l&#8217;Istituto Italiano di Cultura di Istanbul, si occupava della promozione della lingua italiana tramite dei corsi ai quali erano iscritti in media 800-900 studenti ogni trimestre</strong>. La quota di iscrizione ad ogni livello di corso è pari a 150 euro; i corsi di lingua, dunque, costituivano la maggiore fonte di finanziamento per l&#8217;attività dell&#8217;Istituto. <strong>Per l&#8217;anno 2018/19 i corsi sono stati chiusi senza che questa decisione venisse giustificata</strong>. I docenti dei corsi, cittadini italiani e sardi che hanno collaborato con l&#8217;istituto per oltre 10 anni, sono stati licenziati e non è stato loro corrisposto il TFR come previsto da contratto. Lo stipendio veniva corrisposto in lire turche e non in euro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="https://www.creiaclisardegna.it/wp-content/uploads/2019/07/B43B24E5-F043-4C8B-93EF-149D1B658E57-441-000000363152880B-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1398 alignleft" src="https://www.creiaclisardegna.it/wp-content/uploads/2019/07/B43B24E5-F043-4C8B-93EF-149D1B658E57-441-000000363152880B-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Gli insegnanti non risultano essere dipendenti dell&#8217;Istituto ma assunti tramite appalto da una società turca perciò il contratto segue la legge turca. Il Consolato, nel contratto, si è impegnato ad onorare i pagamenti da corrispondere agli insegnanti qualora l&#8217;associazione turca appaltatrice, destinataria di una risibile percentuale degli introiti derivanti dai corsi, non fosse in grado di onorare i debiti con gli insegnanti (TFR, contributi).</span></p>
<figure id="attachment_1394" aria-describedby="caption-attachment-1394" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.creiaclisardegna.it/wp-content/uploads/2019/07/022ADD0C-A830-47D7-965D-C4A53D140A1B-441-00000034148D5711.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1394" src="https://www.creiaclisardegna.it/wp-content/uploads/2019/07/022ADD0C-A830-47D7-965D-C4A53D140A1B-441-00000034148D5711-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><figcaption id="caption-attachment-1394" class="wp-caption-text">Facciata della Marco Polo</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Gli insegnanti, prima di far causa al Consolato, hanno chiesto una conciliazione ma gli avvocati della controparte non si sono presentati. I 5 insegnanti, perciò, intraprenderanno a malincuore la causa contro il Consolato in difesa dei propri diritti anche se questo crea loro rammarico per il danno d&#8217;immagine che potrebbe derivare agli istituti diplomatici e allo Stato italiano qualora la questione venisse divulgata dalla stampa turca.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>I lavoratori coinvolti in questa vertenza chiedono ai nostri rappresentanti in Parlamento di indagare presso l’addetto culturale del Consolato sulle motivazioni che hanno portato alla chiusura dei corsi</strong>. Prima che il caso divenga di dominio pubblico, sperano che si giunga a mediazione finalizzata al raggiungimento di una soluzione di buonsenso che preveda l&#8217;ottemperamento degli impegni presi dalle sedi diplomatiche.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Michaela Nioi</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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