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	<title>silvio Lai, Autore a Acli Sardegna</title>
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		<title>Le Acli sarde incontrano l’ambasciatore del Kirghizistan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[silvio Lai]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Nov 2021 19:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ACLI della Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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<p>“Un incontro al quale abbiamo dedicato un tempo molto più lungo del previsto per il grande interesse che la vostra esperienza ha suscitato in me” questo il commiato di S.E. Bazarbaev Taalai Cholponbekovich l’ambasciatore del Kirghizistan in Italia accompagnato da una delegazione di altro profilo in vista in Sardegna dove risiede una comunità di quasi 2000 persone. La delegazione delle ACLI era formata dal vicepresidente regionale Mauro Carta, dal segretario generale Silvio Lai e dal presidente delle Acli di Cagliari Giacomo Carta.</p>



<p>“Innanzitutto il ringraziamento alle ACLI sarde per la loro continua disponibilità a dare assistenza ai cittadini kirghizi” ha aperto l’incontro ufficiale l’ambasciatore kirghizo in Italia, fissato subito dopo quello con il sindaco della città metropolitana. Una disponibilità ampia e apprezzata tanto che la comunità kirghiza a Cagliari ha scelto le ACLI e la sede di via Roma 173 a Cagliari per la registrazione dei cittadini e come seggio per le votazioni delle elezioni presidenziali.</p>



<p>Il Kirghizistan, ufficialmente Repubblica del Kirghizistan è uno Stato <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Indipendenza">indipendente</a> dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Asia_centrale">Asia centrale</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stato_senza_sbocco_al_mare">senza sbocco al mare</a>. Confina con <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cina">Cina</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Kazakistan">Kazakistan</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tagikistan">Tagikistan</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Uzbekistan">Uzbekistan</a>.</p>



<p>La <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Capitale_(citt%C3%A0)">capitale</a> e città più importante è <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bi%C5%A1kek">Biškek</a>, chiamata Frunze durante il periodo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Sovietica">sovietico</a>. La <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Area">superficie</a> è poco meno di 200000&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chilometro_quadrato">km²</a>, la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Popolazione">popolazione</a> ammonta a 5&nbsp;550&nbsp;239 abitanti (stima 2010). Dal 1936, con il nome di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Socialista_Sovietica_Kirghisa">Repubblica Socialista Sovietica Kirghisa</a>, fu una <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_federata_dell%27Unione_Sovietica">Repubblica federata dell&#8217;Unione Sovietica</a> fino al 1991, anno in cui divenne indipendente dall&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Sovietica">URSS</a>, dal 1992 è membro delle <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nazioni_Unite">Nazioni Unite</a>.</p>



<p>I kirghisi costituiscono il 72,6% della popolazione (dati 2014), per il resto formata da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Uzbeki">uzbeki</a> (14,4%), concentrati perlopiù nella <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Valle_di_Fergana">valle di Fergana</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Russi_(popolo)">russi</a> (6,4%) che vivono principalmente nella capitale e in altri <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Industria">centri industriali</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ucraini">ucraini</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tatari">tatari</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tedeschi">tedeschi</a>. Le tensioni fra uzbeki e kirghisi per la distribuzione di terre e case sfociò, nel 1990, in violenti scontri che causarono la morte di oltre 200 persone, nonché nel 2010, ufficialmente 191, ma almeno 2000 secondo la presidentessa ad interim <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Roza_Otunbayeva">Roza Otunbayeva</a>.</p>



<p>La religione maggioritaria è quella <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Islam">musulmana</a> seguita da circa il 90% della popolazione. Circa il 7% della popolazione è di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Religione_Cristiana">religione cristiana</a>, di cui il 3% cristiana ortodossa, mentre altre religioni sono il 3% (soprattutto ebrei, buddisti e baha&#8217;i).</p>



<p>Il Kirghizistan è una delle due ex <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Repubbliche_sovietiche">repubbliche sovietiche</a> dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Asia_Centrale">Asia Centrale</a> (assieme al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Kazakistan">Kazakistan</a>) ad aver mantenuto il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_russa">russo</a> come <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_ufficiale">lingua ufficiale</a> dopo l&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Indipendenza">indipendenza</a>, affiancandogli il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_kirghisa">kirghiso</a> &#8211; appartenente al gruppo delle <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingue_turche">lingue turche</a> &#8211; e rendendo il Kirghizistan un paese bilingue. Questa decisione fu un chiaro segnale di benvenuto nel nuovo paese indipendente per i russi etnici residenti, uno sforzo per ridurre l&#8217;inevitabile <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fuga_di_cervelli">fuga di cervelli</a>.</p>



<p>Il kirghiso appartiene al gruppo delle <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingue_turche">lingue turche</a> e fino al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/XX_secolo">XX secolo</a> veniva scritto in <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alfabeto_arabo">alfabeto arabo</a>. Nel 1928 si passò all&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alfabeto_latino">alfabeto latino</a>, che ebbe vita breve: nel 1941 venne rimpiazzato dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alfabeto_cirillico">cirillico</a>. In generale, la popolazione in tutto il paese capisce e parla il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_russa">russo</a>, eccetto in alcune aree remote di montagna; il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_russa">russo</a> è la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_madre">lingua madre</a> della maggior parte degli abitanti di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bi%C5%A1kek">Biškek</a>, e la maggior parte degli affari economici e politici sono condotti in questa lingua. Fino a poco tempo fa, il kirghiso era una <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_(linguistica)">lingua</a> da parlare in ambito familiare e veniva usato raramente durante i convegni o altri eventi ufficiali. Tuttavia oggi la maggior parte degli incontri parlamentari sono condotti in kirghiso, con traduzione simultanea per chi non conosce questa lingua.</p>



<p>I kirghisi emigrati in Italia sono sopratutto badanti addetti alla cura delle persone ma in Sardegna si sta rafforzando una comunità più ampia con famiglie che si riuniscono e che decidono di rimanere in Sardegna.</p>



<p>La comunità kirghisa un Sardegna, ufficialmente di quale decina di persone è in realtà cresciuta notevolmente e oggi è stimata in oltre un migliaio di persone tanto che il Paese sta prevedendo la scelta di un console. Il rapporto con le ACLI di Cagliari si è sviluppato negli ultimi anni con la presidenza di Mauro Carta che ha esteso i tanti servizi storici e innovativi offerti nel territorio alla comunità asiatica. “Con la comunità kirghisa abbiamo un rapporto che si è creato negli anni e che continuerà ad essere profondo” ha detto Mauro Carta. Grazie alle ACLI e all’accompagnamento del servizio d’impresa in città è stato aperto un ristorante kirghiso molto apprezzato e ricercato.</p>



<p>“Noi siamo molto interessati all’esperienza delle ACLI e sarebbe per noi un onore ospitarvi nel nostro Paese per promuovere da noi un’esperienza associativa non profit come quella delle ACLI,” ha concluso S.E. Bazarbaev Taalai Cholponbekovich raccogliendo la proposta del segretario generale di estendere il rapporto di amicizia con le Acli sarde anche con le Acli in Italia e in Europa.</p>



<p>L’ambasciatore ha affermato come le imprese italiane e sarde possano esportare nel paese un know-how altamente qualificato e come l’economia dello stato kirghiso possa indubbiamente beneficiare di questo apporto. Al contempo, le imprese italiane potrebbero avvalersi del vantaggio di entrare nel mercato interno di uno stato con una crescita costante e che gode di un rapporto privilegiato con la Federazione russa.</p>



<p>Il Kirghizistan possiede un’industria principalmente estrattiva – ha sottolineato Bazarbaev Taalai Cholponbekovich – e vorrebbe crescere dal punto di vista dello sfruttamento delle proprie risorse sviluppando un mercato energetico nazionale che necessita però di un supporto tecnologico. Ed è proprio qui che le imprese italiane e sarde potrebbero ritagliarsi la propria porzione di mercato all’interno dell’emergente stato del Kirghizistan. Ma a noi non interessa solo lo scambio economico tradizionale ma anche quello portato dall’economia civile..</p>
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		<title>Presentato il rapporto SWG-IARES 2021 sul terzo settore in Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[silvio Lai]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Nov 2021 19:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ACLI della Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[IARES - Istituto Acli per la Ricerca e lo Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Franco Marras]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cresce nei sardi il giudizio sull’importanza del terzo settore in Sardegna che passa dal 57% del 2020 al 71% del 2021 mentre il 72% delle persone pensano che l’importanza del&#8230; <a href="https://www.aclisardegna.it/presentato-il-rapporto-swg-iares-2021-sul-terzo-settore-in-sardegna/" class="read-more">(leggi tutto) </a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cresce nei sardi il giudizio sull’importanza del terzo settore in Sardegna che passa dal 57% del 2020 al 71% del 2021 mentre il 72% delle persone pensano che l’importanza del ruolo sarà crescente. A Sassari la percentuale più bassa con solo il 65%.&nbsp;Sono sopratutto i giovani (sino ai 35 anni) a dare un giudizio positivo sul terzo settore anche se non sono quelli più impegnati nel donare tempo al volontariato superati dagli adulti tra i 35 e i 64 anni Sono oltre 200.000 i sardi (15% della popolazione, erano il 13% nel 2020 e l’11% nel 2017 ) donano del tempo per attività volontarie e gratuite. Il 40% dei sardi, erano il 30% nel 2020, dichiara di essere informato sulle attività del terzo settore pur riconoscendone l’importanza. Per questo motivo dona di più ad organizzazioni nazionali o internazionali e non a quelle sarde. Il 30% dei sardi (stabile rispetto al 2020)&nbsp; dichiara di aver fatto donazioni economiche al terzo settore. Solo 3,5 sardi su 10 utilizzano lo strumento del “Cinque per mille”, di questi il 21% eroga ad organizzazioni regionali il 79% a organizzazioni nazionali.</p>



<p>Effetto pandemia sul terzo settore sardo : più conosciuto, più apprezzato, più necessario ma ancora fragile e non in grado di stimolare sufficientemente le donazioni dei cittadini. Presentato in diretta Facebook sulla pagina delle ACLI della Sardegna e su Matex TV, il rapporto 2021 sul terzo settore in Sardegna realizzato da SWG, l’istituto nazionale di ricerca di Trieste, e IARES con i suoi ricercatori Antonello Caria e Vania Statzu. I dati sono numerosi e molto interessanti. Oltre 7 sardi su 10 ritengono positivo il ruolo svolto dalle organizzazioni del terzo settore in Sardegna e la stessa percentuale di rispondenti ritiene che in futuro il ruolo delle organizzazioni del terzo settore sarà non inferiore (e oltre 3 sardi su 10 ritengono che sarà superiore). Sono in maggiore percentuale i giovani dai 18 ai 34 anni ad affermare che le organizzazioni del terzo settore hanno un ruolo importante nella società sarda anche se sono soprattutto gli adulti a ritenere che le organizzazioni del terzo settore avranno un ruolo uguale o maggiore in futuro.</p>



<p>A fronte di questo, sull’80% dei rispondenti che hanno espresso un giudizio, meno di 3 rispondenti su 10 indicano di essere informati sulle attività del terzo settore in Sardegna, 3 punti percentuale meno dello scorso anno, ma più di 8 sardi su 10 che si dicono informati affermano che le attività svolte siano efficaci. Sono soprattutto gli adulti a dichiarare di essere informati sulle attività svolte dal terzo settore in Sardegna e le donne a dichiarare efficaci le attività svolte dal terzo settore in Sardegna. Continua, quindi, ad emergere la necessità che il terzo settore sardo investa in campagne informative per far conoscere meglio le attività svolte nei diversi campi di attività: considerando l’elevato valore sociale delle attività portate avanti dal terzo settore, potrebbe essere un soggetto istituzionale, come il governo regionale o nazionale, o partner come le fondazioni bancarie, a promuovere un’apposita campagna di conoscenza delle attività e dei soggetti del terzo settore al fine di valorizzare il valore intrinseco in termini di capitale sociale e beni relazionali che gli operatori di queste organizzazioni offrono alla società.&nbsp;</p>



<p>Le rilevanti differenze che, in alcuni casi, emergono tra le province sono lo specchio delle diverse realtà provinciali in cui le organizzazioni del terzo settore operano e che riflettono anche il deficit, in termini di servizi, che caratterizza alcune aree e che rende complesso l’operato del terzo settore. Se lo scorso anno meno di 3 sardi su 10 affermavano di conoscere organizzazioni sarde del terzo settore, nel 2021 sono quasi 4 su 10 ad indicare di conoscere organizzazioni sarde: in questo caso, le differenze provinciali sono anche specchio della capacità di un territorio di auto-organizzarsi e delle persone del territorio di mettersi assieme, in un’ottica di capitale sociale, per offrire un bene o un servizio alla società. Sono in particolare le donne a conoscere le organizzazioni sarde del terzo settore e gli adulti. A fronte di tutto ciò, 15 sardi su 100 sono attivamente impegnati in attività di volontariato o civismo, sebbene l’attività gratuita non esaurisca lo spettro dell’impegno che un soggetto può avere nell’ambito del terzo settore. </p>



<p>Se a donare tempo sono 15 sardi su 100, il doppio dei sardi effettua donazioni economiche verso il terzo settore, con un leggero aumento rispetto all’anno precedente: sono in prevalenza e donne a donare del tempo e gli uomini ad effettuare donazioni in denaro. Per quanto riguarda le fasce d’età sono gli adulti a donare percentualmente di più sia tempo che denaro, sfatando il mito che il volontariato sia appannaggio di chi ha “molto tempo libero”. A livello di singolo settore di attività, il settore socioassistenziale e quello sanitario sono quelli che ottengono il numero maggiore di donazioni, ma in termini di denaro donato, è la cooperazione internazionale che riceve le somme medie più elevate. La modalità preferita per la donazione è l’acquisto di beni che destinano una parte del ricavato in beneficenza, seguita dalla donazione con sms o telefono, dalla donazione spontanea in denaro e dal bollettino postale: la prima, la seconda e la quarta modalità sono strumenti utilizzati più da grandi associazioni che dalle piccole e probabilmente implica che siano indirizzate soprattutto ad associazioni a carattere nazionale o internazionale: infatti, solo il 40% dei rispondenti che conoscono organizzazioni regionali ha effettuato delle donazioni a favore di esse. Solo 3,5 sardi su 10 utilizzano lo strumento del “Cinque per mille”, di questi il 21% eroga ad organizzazioni regionali il 79% a organizzazioni nazionali. I sardi sono disposti a donare maggiormente alle organizzazioni sarde: al di là della maggiore disponibilità finanziaria, è l’offrire una maggiore informazioni sull’uso del denaro donato e sulle attività che potrebbe modificare le decisioni dei residenti in Sardegna.</p>



<p><strong>I dati sono stati commentati da autorevoli esponenti del settore:</strong> secondo <strong>Claudio Atzori</strong>, presidente di Legacoop, i dati dimostrano come a questa crescente responsabilità e riconoscimento da parte dei cittadini deve corrispondere una capacità di aggregazione del terzo settore e un suo essenziale coinvolgimento nei tavoli politici della programmazione. <strong>Maria Pina Casula</strong>, presidente di UISP Sardegna, ha sottolineato come la pandemia ha dato uno slancio alla conoscenza e alla visibilità del terzo settore che è arrivato in anticipo rispetto alle istituzioni e anche la dove queste non riescono ad arrivare. Il peggior impegno femminile del volontariato va analizzato perchè potrebbe essere un segnale di tempo in più per la maggiore disoccupazione femminile. <strong>Lucia Coi</strong>, presidente di Anfas, ha sottolineato come la coesione del terzo settore nel suo insieme è lo strumento per far crescere la conoscenza delle attività e della presenza da parte dei sardi, solo questo può portare ad un terzo settore che ottiene donazioni dal privato e non dipende dalla burocrazia pubblica. <strong>Stefania Gelidi</strong>, portavoce del Forum del terzo settore ha detto che dal rapporto emergono luci ed ombre ma certamente sono più evidenti le prime. Il fatto che il terzo settore spesso sostituisca i buchi delle istituzioni porta a farci confondere con le istituzioni stesse, altre volte appariamo solo come erogatori di servizi, spesso sostitutivi, ma senza far emergere il valore aggiunto. Carlo Mannoni, diretto della Fondazione di Sardegna ha ricordato come la pandemia ha fatto emergere tra i cittadini cose che erano sempre date per scontate, come un sistema sanitario pubblico, e in qualche modo anche la presenza e il valore del terzo settore. Le urgenze che emergono dal rapporto è la necessità di rafforzare la visibilità del terzo settore sardo non solo comunicando ma anche aggregando il sistema per renderlo palese e forte come le grandi organizzazioni. Infine Mauro Carta, vipresidente regionale ACLI che, raccogliendo le questioni emerse ha rafforzato l’impegno a proseguire nell’osservatorio di SWG e Iares e ha proposto la costruzione di un tavolo insieme al Forum per implementare le proposte emerse su comunicazione, aggregazione e rapporto con le istituzioni alla luce della riforma del codice del terzo settore.</p>
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		<title>71 giornata nazionale del ringraziamento della CEI celebrata in Sardegna, AcliTerra presente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[silvio Lai]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Nov 2021 17:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Celebrata a Sassari la 71 giornata del ringraziamento promossa dalla CEI che quest’anno, la Conferenza episcopale italiana ha voluto dedicare agli “animali, compagni della creazione”. Dopo appena sei anni la&#8230; <a href="https://www.aclisardegna.it/71-giornata-nazionale-del-ringraziamento-della-cei-celebrata-in-sardegna-acliterra-presente/" class="read-more">(leggi tutto) </a></p>
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<p>Celebrata a Sassari la 71 giornata del ringraziamento promossa dalla CEI che quest’anno, la Conferenza episcopale italiana ha voluto dedicare agli “animali, compagni della creazione”. <br>Dopo appena sei anni la festa più importante delle campagne è tornata nell’Isola dopo l&#8217;edizione di Cagliari e Dolianova.<br>Nata nel 1951, dopo l’avvio nel 1950 della riforma agraria attribuita ad Antonio Segni, che aveva dato il via ad una enorme redistribuzione di ricchezza mai avvenuta in Italia con 3,6 milioni di terra sottratta al latifondo incolto e improduttivo e redistribuita a oltre un milione di contadini.  La Conferenza Episcopale Italiana, a sua volta, l’ha poi assunta tra le ricorrenze del calendario liturgico e la celebra ogni seconda domenica di novembre in tutte le chiese italiane. <br>La Giornata del Ringraziamento è il capodanno delle campagne, un momento di ringraziamento e gratitudine per il dono della terra che le organizzazioni cattoliche, prima tra tutte Coldiretti, poi quelle di Cisl, Mcl e Acli con le Acliterra, considerano il momento di ringraziamento al Signore innanzitutto. <br><br>Le iniziative si sono sviluppate in due giornate con il sabato mattina dedicato all&#8217;incontro svolto nel Teatro Verdi di Sassari sul tema “Gli animali compagni della creazione”, tema scelto dall’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza Episcopale Italiana per la 71ma Giornata del Ringraziamento.<br>Hanno introdotto l’incontro, in presenza di molti studenti e rappresentanti del mondo agricolo, l’Arcivescovo di Sassari Mons. Gian Franco Saba e don Andrea Piras, Direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro, cui è seguita la relazione di Don Bruno Bignami, Direttore dell’Ufficio nazionale CEI per i problemi sociali e il lavoro: “Va recuperato un rapporto simbolico con gli animali, che non sono oggetti né macchine da produzione. Anche il mercato ci pone davanti a molti interrogativi: quando vediamo prodotti sottocosto, ad esempio, è lecito domandarsi cosa c’è dietro quella produzione, se c’è qualità, se c’è lavoro dignitoso”, ha detto il sacerdote. La prof.ssa Annamaria Giorgi, docente emerita di Sacra Scrittura dell’ISSR “Santa Caterina da Siena”, ha passato in rassegna i molteplici passaggi biblici che citando ben 2mila volte gli animali affrontano il rapporto tra loro e l’uomo, dando forma, tra l’altro, a un’idea del “creato come unica comunità di salvezza”. Il prof. Roberto Furesi, del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, ha sottolineato i profondi squilibri e diseguaglianze nella gestione delle risorse naturali: “Secondo l’Onu – ha ricordato il docente – negli ultimi 50 anni i consumi pro-capite delle risorse naturali sono passati da 7 a 12 tonnellate annue, e molte di queste risorse non sono rinnovabili. Inoltre la Fao ha rilevato che nell’ultimo anno 2 miliardi di persone hanno avuto problemi di reperimento del cibo, eppure il cibo che produciamo dovrebbe essere sufficiente a sfamare 10 miliardi di persone, quindi il problema non è la sua produzione quanto la sua distribuzione. Gli eccessi di obesità, da un lato, e di scarsità di cibo dall’altro, indicano due facce dello stesso problema, che è la sicurezza alimentare connessa all’accesso al cibo di qualità”.<br>Le riflessioni sono proseguite con una tavola rotonda moderata da Daniela Scano, giornalista de La Nuova Sardegna, su “Benessere animale e benessere dell’uomo nell’attività zootecnica”, con rappresentanti nazionali e regionali di Fai-Cisl, Terra Viva, Acli Terra, Coldiretti, Feder-Agri Mcl. Il Segretario Generale della Fai Cisl Onofrio Rota ha parlato di una stagione straordinaria che siamo chiamati a vivere anche a causa della pandemia: “Le tante risorse del PNRR e i cambiamenti in corso – ha detto – ci impongono di fare scelte coerenti e trasparenti, con principi di giustizia sociale non più rinviabili”. Il rappresentante di AcliTerra Silvio Lai ha osservato come il benessere animale è un fondamento della qualità delle relazioni come della qualità del cibo. La sfida ambientale posta negli stessi giorni della conferenza sul clima in Scozia, è la stessa che viene posta all&#8217;uomo, al suo ambiente e alla sua agricoltura”.<br>“Contrariamente a chi pensa che le attività di allevamento siano nemiche dell’ambiente, motivo di inquinamento e spreco di risorse &#8211; ha detto Giovanni Lobello, Vicepresidente di Terra Viva &#8211; la zootecnia è fondamentale per un equilibrio ambientale, per mantenere la fertilità dei suoli, la biodiversità, la cura del paesaggio. Una buona pratica di allevamento sostenibile passa non solo attraverso la riduzione nell&#8217;utilizzo del farmaco, o garantendo un giusto spazio di stabulazione, ma richiede un percorso culturale più complesso, una concezione di filiera etica di allevamento e trasformazione, un approccio sinergico tra uomo e animale”.<br>Battista Cualbu, esponente di Coldiretti e componente del CNEL a nome della sua associazione, ha rimarcato il legame tra benessere degli animali e benessere degli allevatori, un legame che per essere valorizzato “necessita di una tutela dell’ambiente e di politiche a sostegno delle aree rurali, troppo spesso vittime di incuria e spopolamento”.<br>La mattinata si è conclusa con le conclusioni dell&#8217;arcivescovo di Sassari Gian Franco Saba, che ha sottolineato come l&#8217;ecologia deve diventare uno stile di vita come ci ha chiesto il Papa con le sue ultime encliche e con le sue quotidiane parole sulla fraternità degli uomini e degli uomini con la Natura&#8221;.<br>La 71ma Giornata del Ringraziamento si è conclusa il 7 novembre a Porto Torres con la promozione delle attività delle associazioni agricole nei pressi della Basilica dei Santi Martiri Gavino, Proto e Gianuario, l&#8217;emozionante Celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Gian Franco Saba, trasmessa in diretta nazionale su Rai Uno, e la consueta benedizione degli animali e dei mezzi agricoli.</p>



<figure class="wp-block-gallery alignwide columns-1 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" src="https://www.aclisardegna.it/wp-content/uploads/2021/11/Giornata-ringraziamento-palco-2-300x199.png?x80241" alt="" data-id="17087" data-full-url="https://www.aclisardegna.it/wp-content/uploads/2021/11/Giornata-ringraziamento-palco-2.png" data-link="https://www.aclisardegna.it/71-giornata-nazionale-del-ringraziamento-della-cei-celebrata-in-sardegna-acliterra-presente/giornata-ringraziamento-palco-2/" class="wp-image-17087"/></figure></li></ul></figure>
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		<title>Celebrato a Sassari il 5 congresso regionale AcliTerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[silvio Lai]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Nov 2021 16:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è tenuto a Sassari, il V congresso regionale di AcliTerra, l&#8217;organizzazione di tutela dei lavoratori agricoli promossa dalle Acli che è stata presieduta da Gianluca Mastrovito, vicepresidente nazionale AcliTerra&#8230; <a href="https://www.aclisardegna.it/celebrato-il-5-congresso-regionale-acliterra/" class="read-more">(leggi tutto) </a></p>
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<p>Si è tenuto a Sassari, il V congresso regionale di AcliTerra, l&#8217;organizzazione di tutela dei lavoratori agricoli promossa dalle Acli che è stata presieduta da Gianluca Mastrovito, vicepresidente nazionale AcliTerra e dal presidente regionale Acli, incaricato regionale AcliTerra, Franco Marras. Il congresso si è aperto con l&#8217;intervento del Vice Presidente&nbsp;nazionale <strong>Gianluca Mastrovito,</strong>&nbsp;il quale ha sottolineato come<strong>&nbsp;Acli terra</strong>&nbsp;debba riflettere su nuove sfide dell’<strong>agricoltura sociale</strong>, cercando di declinarle nella sua dimensione. Per affrontare queste problematiche è necessario che l’associazione si ponga in un percorso di collaborazione con altre organizzazioni, i cosiddetti&nbsp;<strong>corpi intermedi</strong>, che mediano i rapporti tra le pubbliche amministrazioni e i cittadini/produttori, spesso difficoltosi.</p>



<p>Il congresso è stato preceduto da un seminario sulla prospettiva dello sviluppo rurale in Sardegna al quale sono intervenuti diversi ospiti.</p>



<p>Il primo intervento è stato quello del&nbsp;<strong>Prof. Giuseppe Pulina</strong>, pro-rettore alla ricerca dell’Università di Sassari, già direttore del dipartimento di agraria, amministratore unico di Forestas e responsabile della riforma degli enti agricoli in Sardegna nella legislatura del 2004-09. Il Professore ha introdotto il tema dell’<strong>agricoltura sarda</strong>, definendola come “<strong>Il Grande Malato</strong>“, sottolineando come in Italia essa sia posta in una posizione svantaggiata. Infatti vi sono grandi aziende che da sole fatturano più dell’intera agricoltura sarda. Secondo il Professore questo deriva da una grave<strong>&nbsp;mancanza di aggregazione:&nbsp;</strong>nello scenario sardo non si riesce ad aggregare iniziative importanti, creando così diverse problematiche che Acli terra dovrebbe risolvere. Sempre a proposito dell’agricoltura sarda ha evidenziato le criticità degli&nbsp;<strong>investimenti</strong>&nbsp;in questo campo, che oggi sono il&nbsp;<strong>20%</strong>&nbsp;rispetto agli investimenti degli anni ’90. Trent’anni di&nbsp;<strong>PSN</strong>&nbsp;(Piano di Sviluppo Nazionale) ci hanno lasciato una perdita di competitività ed erosione di capitale umano in termini numerici ma, soprattutto, di competenze oltre a mancanze di opportunità a causa di investimenti fatti male. Questo accade perchè ci si è soffermati di più nel fare adempimenti piuttosto che nel cogliere opportunità, considerando più le spese che i risultati senza analizzare la situazione e cercare le soluzioni più adatte. <strong>“Le agricolture nazionali devono avere soluzioni fatte su misura per ogni regione, il piano di sviluppo nazionale non va bene da solo”&nbsp;</strong>dice il professore, aggiungendo che&nbsp;<strong>“avere mappe dettagliate non serve a niente se non sai dove stai andando”</strong>. Dove vuole andare la Sardegna? Quali sono i suoi obiettivi in ambito sviluppo sostenibile? Il pro-rettore sostiene che debbano essere:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Maggiore&nbsp;<strong>sostegno dei redditi</strong>;</li><li><strong>Zero emissioni</strong>, un obiettivo che ritiene essere tanto ambizioso quanto raggiungibile nel nostro territorio;</li><li>Più&nbsp;<strong>investimenti per i giovani</strong>, per favorire il ricambio generazionale;</li><li><strong>Sardegna Smart</strong>, la transizione digitale del rurale, non inteso come informatizzazione ma come nuovo modo di pensare e progettare le attività;</li><li><strong>Formazione</strong>&nbsp;degli operatori tecnici attraverso l’alta formazione;</li><li><strong>Miglioramento della logistica</strong>, per facilitare il movimento tra le città e le aree rurali;</li><li><strong>Conservazione del patrimonio</strong>&nbsp;per preservare l’identità e le tradizioni delle aree rurali, senza trasformare la cultura in rappresentazione.</li></ul>



<p>L’intervento del professore si è concluso con una frase molto significativa, ” Un futuro migliore ha bisogno del coraggio di rinunciare a un po’ del presente”</p>



<p>L’evento è proseguito con un secondo intervento, del&nbsp;<strong>Dott. Maurizio Malloci,&nbsp;</strong>direttore di&nbsp;<strong>Forestas</strong>, l&#8217;agenzia della Regione Sardegna, che opera per la tutela del patrimonio ambientale e boschivo che si estende su tutto il territorio che opera nelle zone rurali. Analizzando la<strong>&nbsp;questione agricola</strong>&nbsp;dell’isola, è giunto alla conclusione che negli ultimi decenni le aree rurali si sono spopolate, perdendo così beni e valori che compongono un cultura che è la base solida della nostra identità ed attaccamento al territorio. Forestas cerca di realizzare interventi per favorire lo<strong>&nbsp;sviluppo sostenibile</strong>del territorio, mettendo insieme aspetti produttivi e di sostenibilità ambientale e sociale. Le sue attività prendono spunto e si basano sull<a href="https://openmag.it/blog/2021/09/29/settembre-il-mese-dedicato-agli-obiettivi-di-sviluppo-sostenibile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>‘agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile.&nbsp;</strong></a>Si tratta di 17 obiettivi che mirano a preservare la presenza della popolazione sul territorio, favorendo così aspetti economici e produttivi, e allo stesso tempo quelli di rispetto e preservazione dell’ambiente. Un esempio pratico delle loro attività, è il&nbsp;<a href="https://www.sardegnaforeste.it/notizia/lagenzia-forestas-prima-linea-nella-salvaguardia-del-grifone" target="_blank" rel="noreferrer noopener">progetto</a>&nbsp;per garantire la sopravvivenza del grifone in Sardegna, aiutando così la conservazione ambientale e allo stesso tempo lo sviluppo economico e turistico.</p>



<p>Il terzo intervento è stato affidato a <strong>Luca Saba</strong> Direttore Regionale Coldiretti Sardegna. Il suo intervento si è aperto con la considerazione che Acli terra e la Coldiretti condividono la stessa strada e quindi lo stesso percorso di carattere politico.&nbsp;<strong>Cosa dovrebbero fare insieme ?</strong> Innanzitutto un percorso di&nbsp;<strong>rivitalizzazione e di riappropriazione dei corpi intermedi</strong>, che negli ultimi anni sono stati esclusi dai rapporti tra cittadini e pubbliche amministrazioni, credendo di accelerare i tempi a livello burocratico e facilitare i rapporti ma ottenendo il risultato opposto. A questo proposito, il Direttore ha parlato degli&nbsp;<a href="https://www.internazionale.it/notizie/monia-melis/2021/07/29/incendi-sardegna-conseguenze" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>incendi di luglio 2021</strong></a>&nbsp;, durante ed a seguito dei quali sono emersi numerosi problemi, soprattutto nella gestione delle informazioni. Coldiretti, con i dati che possiede e attraverso varie sovrapposizioni, in poco tempo ha potuto sapere con certezza che terreni erano stati colpiti, che tipo di colture sono state bruciate, e tante altre informazioni. Tuttavia a causa della situazione dei corpi intermedi non ha potuto fare molto per aiutare sia le pubbliche amministrazioni che i produttori a snellire i lunghi e difficili processi burocratici. Durante il suo intervento, Luca Saba ha sottolineato anche il fatto che procedure che per via<strong>&nbsp;telematica</strong>&nbsp;sarebbero semplicissime e veloci, diventano caotiche e lunghe per la mancanza di un’amministrazione smart ed informatizzata. Eccoci allora tornati ai corpi intermedi, il cui ruolo dovrebbe essere quello di&nbsp;<strong>stimolo delle istituzioni e reale abbattimento della burocrazia.&nbsp;</strong>Bisogna modernizzarsi ed essere stimolo per farlo, sia per i soci che per le pubbliche amministrazioni. Il direttore Saba non ha eluso il tela del bisogno di un ricambio generazionale in campagna e di investire su questo e sulla necessità di un piano energetico nazionale per le campagne, da programmare in modo tale che ne beneficino tutti e tutta la comunità.</p>



<p>Durante la conferenza si è parlato anche del ricambio generazionale nelle campagne e della formazione dei giovani sardi. <strong>Ottavio Sanna</strong>, il direttore della Fondazione&nbsp;<strong>ITS</strong>&nbsp;per l&#8217;agricoltura, spiega l’importanza degli<strong>&nbsp;istituti tecnici superiori</strong>&nbsp;nella formazioni dei futuri lavoratori agricoli. Gli ITS offrono una&nbsp;<strong>formazione terziaria professionalizzante,</strong>&nbsp;alternativa a quella universitaria e che risponde alla domanda delle&nbsp;<strong>imprese</strong>, fornendo elevate&nbsp;<strong>competenze tecniche e tecnologiche</strong>&nbsp;per promuovere i processi di&nbsp;<strong>innovazione</strong>. Il direttore ha spiegato come questi percorsi siano fondamentali per il mercato sardo, che ha bisogno di personale giovane e formato. <strong>I percorsi ITS in&nbsp;<a href="https://www.tagss.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sardegna</a>&nbsp;sono 5</strong>, attivi dal 2015, quello di Sassari riguarda la&nbsp;<strong>filiera agroalimentare</strong>. Operano in stretta collaborazione con le aziende, per questo ne conoscono sempre le esigenze, attraverso tirocini e stage che permettono l’<strong>ingresso diretto al mondo del lavoro</strong>. Gli ITS non sono presenti su tutto il territorio sardo ma l’obiettivo è quello di&nbsp;<strong>espandersi</strong>&nbsp;sempre più, grazie anche ai grossi&nbsp;<strong>finanziamenti</strong>&nbsp;che sono stati destinati dal governo Draghi a questo settore.</p>



<p>Dell’importanza della formazione dei giovani e del ricambio generazionale ha parlo anche&nbsp;<strong>Giovanni Ligios</strong>,&nbsp;<strong>sindaco di Osilo</strong>, evidenziando ancora una volta l’importanza dell’ingresso nel mondo del lavoro agricolo di giovani competenti e formati. Il sindaco ha anche parlato dei problemi che riscontra in questo ambito, per esempio i pochi iscritti ai corsi di formazione. Con il suo intervento si chiude il seminario organizzazione all&#8217;interno del congresso ACLI Terra sui beni rurali nella transizione ecologica in Sardegna,&nbsp;<strong>un incontro interessante e formativo, grazie alla varietà di esperienze degli ospiti che hanno dato un quadro completo della situazione sarda.</strong></p>



<p>Il congresso poi ha proseguito i suoi lavori istituzionali con la relazione dell&#8217;incaricato <strong>Franco Marras</strong> che ha sottolineato come, con il lavoro della presidenza regionale delle Acli e con quelle provinciali, con il coordinamento della segreteria generale si è potuti arrivare al risultato di celebrare il congresso regionale. In particolare Cagliari e Oristano hanno potuto riorganizzare le loro attività provinciali e celebrare il proprio congresso. &#8220;Oggi sono tutte e quattro le province acliste operative e questo consente di avere una presidenza regionale di AcliTerra in grado di interloquire con le altre organizzazioni e con la Regione e i suoi organismi a partire da Argea, l&#8217;organismo pagatore regionale che si avvia a legiferare per i superCAA. Proprio la relazione con il CAA deve diventare sul piano interno il prossimo obiettivo da sviluppare in relazione con la società regionale AcliService mentre sul piano esterno va rafforzato il rapporto operativo con la Coldiretti e l&#8217;interlocuzione istituzionale per dare maggiori servizi agli operatori agricoli e rappresentarli con l&#8217;azione sindacale e politica&#8221;.</p>



<p>Presenti i presidenti delle Acli di Sassari, Salvatore Sanna e quello di Cagliari Giacomo Carta, oltre ai 40 delegati provenienti da tutta l&#8217;isola tra cui l&#8217;ex presidente della commissione bilancio in consiglio regionale Franco Sabatini, l&#8217;ex presidente delle Acli sarde, Ottavio Sanna, Silvio Lai, oggi segretario generale delle Acli sarde, e diversi amministratori locali che hanno dato origine ad un ricco dibattito. Al termine dei lavori è stato eletto il comitato regionale che dovrà eleggere la presidenza regionale per gli anni 2022-2025 e i delegati al congresso nazionale di Bari che si terrà dal 17 al 19 dicembre.</p>
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		<title>Tonino Tidu, un’anima cattolica dentro la politica e l’associazionismo.  Le ACLI sarde piangono la scomparsa dello storico dirigente</title>
		<link>https://www.aclisardegna.it/tonino-tidu-unanima-cattolica-dentro-la-politica-e-lassociazionismo-in-sardegna-le-acli-sarde-piangono-la-scomparsa-dello-storico-dirigente-nazionale-e-regionale/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=tonino-tidu-unanima-cattolica-dentro-la-politica-e-lassociazionismo-in-sardegna-le-acli-sarde-piangono-la-scomparsa-dello-storico-dirigente-nazionale-e-regionale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[silvio Lai]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 17:36:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ACLI della Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Acli sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio Regionale]]></category>
		<category><![CDATA[decimomannu]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Marras]]></category>
		<category><![CDATA[politica regionale]]></category>
		<category><![CDATA[Tonino Tidu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È scomparso nelle scorse ore a Decimomannu, il paese dove è cresciuto e che ha sempre amato,Tonino Tidu, consigliere regionale della Democrazia Cristiana per tre legislature e storico dirigente delle&#8230; <a href="https://www.aclisardegna.it/tonino-tidu-unanima-cattolica-dentro-la-politica-e-lassociazionismo-in-sardegna-le-acli-sarde-piangono-la-scomparsa-dello-storico-dirigente-nazionale-e-regionale/" class="read-more">(leggi tutto) </a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È scomparso nelle scorse ore a Decimomannu, il paese dove è cresciuto e che ha sempre amato,Tonino Tidu, consigliere regionale della Democrazia Cristiana per tre legislature e storico dirigente delle ACLI Sarde e Italiane.</p>
<p>Nato a Bortigiadas il 18 ottobre del 1932, rimasto fin da giovanissimo orfano di padre, educato in seminario, direttore regionale dell’ENAIP, l’Ente nazionale di formazione professionale delle ACLI, era stato da subito impegnato nell’associazionismo e in politica con una scelta di campo netta, nel mondo cattolico e nella dimensione solidale e democratica.</p>
<p>In politica dagli anni 70, aveva scelto la DC come luogo del proprio impegno, diventando assessore provinciale di Cagliari prima di compiere i 40 anni, e poi consigliere regionale per tre legislature, dal 1979 al 1994. Scelto da Antonello Cabras, allora presidente della Regione, per fare l’assessore ai trasporti, aveva rinunciato per non tradire la fiducia e la condivisione dell&#8217;impegno con l&#8217;amico Eusebio Baghino, recentemente scomparso, riferimento insieme a lui della corrente democristiana che faceva riferimento al presidente del Consiglio Giulio Andreotti. Le materie legislative nelle quali era impegnato andavano dalla sanità ai servizi sociali, alla formazione ai trasporti, con il cuore sempre verso la questione sociale, i suoi mantra erano “salute, casa, lavoro”. Ma era la politica pura, quella necessaria a costruire la condivisione, il consenso e le decisioni la sua passione, l’impegno del partito, nei suoi organismi dirigenti e nelle sezioni.</p>
<p>Lasciata la politica attiva ha accompagnato in Sardegna la nascita del Partito Popolare, della Margherita e poi del Partito Democratico con una militanza attiva e partecipata, sempre impegnato nel sostegno di coloro che si candidavano, con una sensibilità rara e una disponibilità verso i giovani che era un esempio.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Le ACLI ricordano come “Tonino Tidu fosse un forte assertore dell’autonomia dell’associazionismo dalla politica e, da consigliere regionale non ha mai fatto parte degli organismi dirigenti regionali e nazionali delle ACLI, come prescrive lo Statuto”. Una volta lasciata la politica istituzionale, è tornato ad impegnarsi nelle ACLI, diventandone Presidente Regionale dal 99 al 2004 e membro della direzione nazionale, promuovendo sempre giovani dirigenti nei ruoli di responsabilità.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>“Una delicatezza che era rispetto per la democrazia e insegnamento per i più giovani, e sono davvero tanti i dirigenti delle ACLI e i politici, sindaci e consiglieri regionali che devono a Tonino Tidu il loro percorso di crescita e la loro formazione” scrive il presidente regionale Franco Marras a nome della presidenza regionale e di tutto il gruppo dirigente sardo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>“Impegnato sino a poche settimane fa nella vita associativa, ha continuato sino all’ultimo giorno ad impegnarsi per le cose che amava, la famiglia e le ACLI, che tanto tempo e passione hanno avuto da un dirigente unico e insostituibile.</p>
<p>Ciao Tonino. E grazie.”</p>
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		<title>Presentato il rapporto di ricerca ACLI sull’emigrazione universitaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[silvio Lai]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2021 09:33:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CREI ACLI Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Acli sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Alfonso Marras]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Mola]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Cicalò]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Carta]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Comandini]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Università Cagliari]]></category>
		<category><![CDATA[università Sassari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato il rapporto di ricerca ACLI sull’emigrazione studentesca: dati positivi per le università sarde ma troppi giovani sardi rinunciano a proseguire gli studi. La proposta delle ACLI (Carta): 5 anni&#8230; <a href="https://www.aclisardegna.it/presentato-il-rapporto-di-ricerca-acli-sullemigrazione-universitaria/" class="read-more">(leggi tutto) </a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Presentato il rapporto di ricerca ACLI sull’emigrazione studentesca: dati positivi per le università sarde ma troppi giovani sardi rinunciano a proseguire gli studi. </b><b>La proposta delle ACLI (Carta): 5 anni a tasse zero e un master &amp; back per sardi emigrati che tornano in Sardegna per studiare.</b></p>
<p>Un webinar in diretta Facebook incentrato sulle Università della Sardegna e l’emigrazione degli studenti universitari sardi, mettendo a confronto rettori e studenti, tecnici e politici, Crei Acli e Regione in collaborazione con Iares e Acli Sardegna hanno organizzato un evento che ha messo in trasparenza le scelte degli studenti universitari sardi.</p>
<p>È stato il ricercatore <b>Francesco Pitirra</b> a presentare i dati raccolti ottenuti dall’ANS (Anagrafe Nazionale degli Studenti) e dall’USTAT &#8211; Portale dei dati dell’istruzione superiore &#8211; Gestione Patrimonio Informativo e Statistica del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca &#8211; oltreché dall’ISTAT. “Dati che sono molto netti &#8211; ha spiegato Pitirra &#8211; da un lato cresce il numero di studenti sardi nei due atenei isolani, ma cresce anche l’esodo degli studenti verso altre regioni italiane. Ma dove emigrano gli studenti sardi? La maggior parte si sono immatricolati in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Toscana, seguita da Lazio e Veneto. Le mete privilegiate sono essenzialmente il centro ed il nord Italia. Menzione particolare meritano le immatricolazioni nelle Università telematiche, scelte dal 15% degli studenti sardi, in crescita di anno in anno. La maggior parte degli studenti sardi immatricolati fuori dalla Sardegna intraprende il percorso accademico in Economia, seguono Giurisprudenza, Psicologia, Scienze umanistiche e Scienze Politiche, Ingegneria e Scienze della formazione. Infine Comunicazione e Medicina e Chirurgia.</p>
<p>Secondo i rappresentanti delle Università di Cagliari e Sassari, che hanno dato un giudizio positivo sul rapporto presentato, gli studenti sardi decidono di studiare in altre regioni per diversi motivi. Il prorettore di Sassari <b>Antonietta Mazzette</b> ha posto l’accento “sull’impostazione squilibrata dell’offerta formativa sarda verso la teoria mentre bisognerebbe cercare di trovare un equilibrio, creare un ambiente diverso e favorire il collegamento tra la formazione e il mondo del lavoro”. Dall’altra parte il neo rettore dell’Università di Cagliari <b>Francesco Mola</b>, che ha sottolineato come “si migri per scelta ma a volte anche per obbligo: una politica scriteriata negli ultimi 20 anni ha trasferito le risorse dalle Università del Sud Italia a quelle del Nord, con la conseguenza che per accendere un nuovo corso di laurea bisogna obbligatoriamente spegnerne un altro. Sono questi i vincoli che non permettono di ampliare l’offerta formativa quanto si vorrebbe. La strada intrapresa sinora dalla Regione nell’aiutare gli atenei con un maggior numero di borse di studio è stata premiante visto l’aumento delle iscrizioni, ma bisogna fare di più”.</p>
<p>“La Regione sostiene gli studenti sardi meritevoli fuori sede con varie misure tra cui il fitto casa” ha risposto <b>Giorgio Cicalò</b>, direttore generale dell’Assessorato della Pubblica Istruzione “ma dobbiamo compiere uno sforzo generale per rendere le nostre Università più appetibili”.</p>
<p>Molto interessanti e incisive per il webinar le testimonianze di alcuni studenti: <b>Martina Cugusi</b>, studentessa di “Scienze del governo e Politiche pubbliche” all’Università degli Studi di Padova, <b>Anna Nicolai</b>, studente di “Geografia dei processi territoriali” all’Università degli Studi di Bologna e <b>Cristina Demuro</b> studentessa emigrata in Finlandia. Tutte e tre pongono l’accento soprattutto sulla insufficiente offerta formativa per la magistrale e sulla carenza di contatto col mondo del lavoro che invece è presente negli atenei della Penisola e in Europa.</p>
<p><b>Alfonso Marras </b>Presidente<b> </b>della Commissione Cultura del Consiglio regionale e<b> Piero Comandini</b>, Vicepresidente della Commissione Cultura e del Consiglio regionale,<span class="Apple-converted-space">  </span>hanno ribadito come questi momenti di confronto siano molto utili e si sono resi disponibili affinché i temi trattati vengano portati in Commissione. “L’Università sarda deve essere attrattiva e per renderlo possibile dobbiamo intervenire in maniera strutturale, non solo nelle infrastrutture ma nella socializzazione, riqualificando il territorio intorno agli atenei con biblioteche, campus e luoghi di aggregazione. Dobbiamo istituire un tavolo &#8211; ha proposto il presidente Marras &#8211;<span class="Apple-converted-space">  </span>per ascoltare tutti gli attori in gioco e in particolare gli studenti perché i giovani devono essere aiutati a restare o comunque a rientrare per mettere a disposizione dell’Isola le loro competenze. Questo lavoro delle ACLI merita di essere condiviso e a breve le Inviteremo in commissione regionale per un’audizione con studenti e università, hanno concluso all’unisono i due consiglieri”.</p>
<p>Per le ACLI è intervenuto il vicepresidente regionale <b>Mauro Carta</b>, coordinatore dell’osservatorio delle migrazioni del CREI che, nel rappresentare l’analisi dei dati, ha sottolineato come si tratti di “dati molto positivi che premiano le politiche regionali rivolte agli studenti ma che occorre superare alcune lentezze nella costruzione dei posti letto per gli studenti (solo un quinto disponibili a fronte di 5000 richieste all’anno) da parte egli Ersu. Inoltre &#8211; secondo Carta &#8211; serve una scossa nelle politiche di supporto all’istruzione universitaria e ha lanciato le due proposte elaborate dalle ACLI della Sardegna che saranno consegnate alla Regione.” La prima è una moratoria di cinque anni sulle tasse universitarie come effetto del Covid, la seconda è quella di un master &amp; back al contrario, ovvero delle borse di studio per i figli degli emigrati sardi che scelgono di studiare nelle università della Sardegna. “Sono due proposte che sono quantificabili con precisione perché le tasse universitarie ammontano a 27 milioni di euro all’anno e potrebbero essere sospese a partire dal prossimo anno accademico, e il master &amp; back per mille ragazzi sardi figli di emigrati all’estero costerebbero 10 milioni di euro che rientrerebbero nella finanziabilità tramite il FESR o il FSE. Sarebbe davvero una scossa per il sistema universitario sardo e sarebbe una vera proposta giovane per la Sardegna”.</p>
<p>Per scaricare il rapporto completo cliccare</p>
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		<title>Le Acli sarde su Facebook celebrano la giornata dei musei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[silvio Lai]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 May 2021 18:45:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ACLI della Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 18 maggio si celebra la Giornata internazionale dei musei 2021. Non è detto che l’innovazione sia mettere da parte il passato, talvolta le cose coincidono, è solo una diversa&#8230; <a href="https://www.aclisardegna.it/le-acli-sarde-su-facebook-celebrano-la-giornata-dei-musei/" class="read-more">(leggi tutto) </a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>18 maggio si celebra la Giornata internazionale dei musei 2021</strong>. Non è detto che l’innovazione sia mettere da parte il passato, talvolta le cose coincidono, è solo una diversa prospettiva che, soprattutto in campo museale, trova il suo miglior alleato nel futuro. Ne sono convinti i promotori dell’<em>International Museum Day</em> 2021, che porta il<strong> tema “Il futuro dei musei: rigenerarsi e reinventarsi”</strong>, dove l’invito rivolto ai musei di tutto il mondo, ai professionisti del settore e le loro comunità di specialisti che gravitano nella sfera culturale, è a elaborare e sviluppare nel modo migliore una apertura all’<strong>innovazione in campo tecnologico</strong>. Che sia di supporto al sapere, per affrontare le sfide sociali, economiche e ambientali, con spalle larghe dove la digitalizzazione e la creazione di nuove forme di esperienze e di divulgazione culturale, sono e saranno alla base del futuro intellettuale da diffondere, e far fruire, anche da remoto se necessario.</p>
<p>E poi, aggiungono le Acli sarde nella loro presenza social, ci sono i musei a cielo aperto, come i tanti nuraghe in Sardegna. E la giornata per i musei sia ogni giorno dell&#8217;anno perché il museo è il solo luogo al mondo che sfugge alla morte.</p>
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		<title>A Oristano le ACLI impegnate per una cultura paritaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[silvio Lai]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 May 2021 18:54:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ACLI Oristano]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Seminari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le Acli di Oristano danno il via ad un ciclo di incontri seminaristi online per la promozione di una cultura equa , consapevole e paritaria. Il primo incontro, sabato 15&#8230; <a href="https://www.aclisardegna.it/a-oristano-le-acli-impegnate-per-una-cultura-paritaria/" class="read-more">(leggi tutto) </a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.aclisardegna.it/a-oristano-le-acli-impegnate-per-una-cultura-paritaria/">A Oristano le ACLI impegnate per una cultura paritaria</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.aclisardegna.it">Acli Sardegna</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le Acli di Oristano danno il via ad un ciclo di incontri seminaristi online per la promozione di una cultura equa , consapevole e paritaria. Il primo incontro, sabato 15 sarà dedicato al tema &#8220;Femminismo: un excursus storico per la comprensione di una battaglia attuale e sarà moderato dalla presidente provinciale Daniela Masia per dare spazio ai saluti di Maria Lucia Piga, direttrice di ARGINO, il centro interdisciplinare studi di genere dell&#8217;Università di Sassari e agli interventi di Francesca Marras responsabile del centro antiviolenza di Oristano e Patrizia Desole di quello di Olbia. &#8220;In questa fase &#8211; ha affermato la presidente Masia &#8211; promuoviamo un ciclo di seminari a cui teniamo in modo particolare per l&#8217;autorevolezza e lo spessore degli interventi evocati dal tema generale. Questo percorso di studio e di approfondimento vuole essere un altro passo che ci auspichiamo possa essere utile per demolire pregiudizi e stigmi nei confronti della donna, profondamente radicati in molti linguaggi, atteggiamenti, coltre della società trasversalmente intesa&#8221;. Il secondo appuntamento, il 25 maggio sul tema &#8220;Dalla psicologia del senso comune alla normalizzazione degli stereotipi e pregiudizi sui ruoli di genere&#8221; e il terzo l&#8217;8 giugno su &#8220;Il corpo e l&#8217;immagine femminile: riflessioni sul linguaggio di genere e l&#8217;immaginario iconico dei media&#8221;.</p>
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